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    9 aprile 2021 - AGI (Agenzia Giornalistica Italia)
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    Esprimiamo solidarietà al lavoratore licenziato da ArcelorMittal

    Aveva condiviso sui social network un post che invitava a vedere la fiction "Svegliati amore mio". Dispiacerebbe se in questa vicenda lo Stato rimanesse assente, mentre dichiara di essere presente al 50% nella compagine aziendale.
    9 aprile 2021 - Associazione PeaceLink
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    9 aprile 2021 - Martin Chulov e Nechirvan Mando ad Arbil
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    La tesi forte dell’accusa è che Ilva solo sulla carta ha messo gli investimenti necessari a ridurre l’inquinamento dell’acciaieria, mentre nella realtà o non è stato fatto nulla oppure alcuni interventi sono stati dilazionati di molti anni nonostante vi fosse l’urgenza di intervenire.
    9 aprile 2021 - AGI (Agenzia Giornalistica Italia)
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    ArcelorMittal: licenziato per post, “mi è caduto mondo addosso”

    “Sono rimasto sbigottito. Mai avrei immaginato una cosa del genere. Ho fatto solo un copia incolla e ho condiviso. Non è un mio pensiero ma l’azienda ritiene invece che quello che è stato postato sia oltraggioso e lesivo”. Il post invitava a vedere la fiction 'Svegliati amore mio'.
    9 aprile 2021 - AGI (Agenzia Giornalistica Italia)

Forum: Disinformatica

16 agosto 2003

L'Fbi non "legge" i palmari delle Br, sepolti nei PC i segreti dei terroristi

Nemmeno gli esperti americani riescono a violare le protezioni che impediscono l'accesso al "covo telematico" di Galesi e Lioce
Autore: Francesco Iannuzzelli
Fonte: Claudia Fusani - 26.04.2003 - Repubblica
http://www.repubblica.it/online/cronaca/lioce/fbi/fbi.html

ROMA - Nemmeno l'Fbi riesce a "leggere" i segreti nascosti nelle memorie dei computer palmari delle Br. Il segreto industriale e, forse, il timore di ingenti perdite in borsa sono gli ostacoli che impediscono di accedere alle memorie segrete dei tre computer palmari sequestrati ai brigatisti Nadia Lioce e Mario Galesi. Paradossalmente, una "multinazionale imperialista" sta diventando la principale alleata della nuova lotta armata. Le indagini segnano il passo e nelle mani degli investigatori resta molto meno di quello che avevano sperato.

Da oltre un mese gli uffici dell'Fbi di Quantico hanno la copia delle memorie dei tre palmari. I superesperti italiani non erano riusciti a violarle e le tre procure che indagano sugli omicidi di Marco Biagi e Massimo D'Antona hanno deciso di tentare la via americana. Ma anche il Bureau delle investigazioni ammette di non saper decrittare il pgp, "pretty good privacy", il codice usato da Galesi per mettere in sicurezza l'archivio delle Br. "Ci stiamo provando ma non riusciamo ad entrare" hanno detto nei giorni scorsi agli investigatori italiani.

"Una miniera di dati che ci porterà alla svolta nelle indagini sulle Br-pcc e sui delitti Biagi e D'Antona" disse il Viminale all'indomani della sparatoria sul treno, della morte di Galesi e dell'arresto di Lioce. La "miniera", oltre agli appunti e ai numeri scritti a penna, erano le memorie dei tre palmari. Una parte degli appunti informatici era nella parte "in chiaro". Sono stati copiati, letti e studiati.

Ma questi appunti sono poca cosa rispetto a quelli contenuti nella parte segreta protetta da un sistema di crittazione che nessuno, almeno finora, è riuscito a violare. Né gli hacker in divisa italiani, né quelli d'oltreoceano. I primi perché non hanno mai ottenuto dalla Psion, l'azienda americana produttrice di palmari, gli algoritmi su cui si basano i codici sorgenti, cioè la chiavi per decrittare il programma (troppi tentativi falliti, peraltro, possono cancellare tutto). "L'inviolabilità dei sistemi è il nostro valore aggiunto - hanno spiegato i manager Usa agli inquirenti - se venisse fuori che sono penetrabili, sarebbe la nostra fine commerciale".

Gli esperti dell'Fbi in realtà i codici li hanno. O meglio li avrebbero avuti in nome della sicurezza di Stato: pochi mesi fa, infatti, una sentenza ha costretto le multinazionali produttrici di software, Microsoft, Psion e altre, a rivelare i codici sorgenti "solo e soltanto per motivi di sicurezza nazionale". Ma tre settimane di tentativi sono stati inutili e il covo telematico è tuttora inviolato. Ed è ragionevole pensare che l'Fbi non consideri le Brigate rosse italiane un problema di sicurezza nazionale americano e, quindi, sufficiente per violare un segreto industriale preziosissimo.

Le ragioni di bottega sembrano vincere sulle urgenze del terrorismo. Doveva saperlo Marco Galesi, sicuramente l'esperto informatico del gruppo a giudicare dalla passione per telefonini e negozi di informatica, quando ha inserito, file dopo file, gli appunti dell'organizzazione nella zona segreta dei palmari protetta da un programma-cancello che si chiama "pretty good privacy".

Questo "cancello" si apre con un unico mazzo di chiavi, un codice segreto conosciuto solo da Galesi e dal sistema che, semplificando, si può dire lo abbia prodotto in esclusiva per lui, sui dati che il brigatista ha voluto fornire al sistema. L'azienda produttrice è in grado di ottenere quello specialissimo mazzo di chiavi. Ufficialmente risulta che lo abbia consegnato all'Fbi. Ma ogni volta, almeno finora, il sistema ha risposto "failed", tentativo fallito.

Se le vecchie Br sono state smantellate e i loro covi "bruciati", le nuove corrono assai meno questo rischio. "Utilizzano covi telematici" disse il ministro dell'Interno Beppe Pisanu. Il memoriale di Moro è stato introvabile per anni, nascosto dietro un pannello di compensato. Oggi, quei pannelli, sono le memorie segrete di computer e simili. Molto più resistenti del compensato.

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