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Fonte: Ips/il manifesto

Come capo della congregazione della dottrina della fede per più diventi anni e nella sua omelia ai cardinali prima di entrare nel conclave, Benedetto XVI ha detto chiaramente che continuerà la stessa linea del suo predecessore. Se il suo stile di governo sarà accentratore come prima, corriamo il rischio di identificare la chiesa con il papa. Se di fronte al mondo il suo atteggiamento sarà la pura e sempliceaffermazione dell'ortodossia in opposizione alle tendenze del pluralismo culturale, la chiesa corre il rischio di identificare Roma con il mondo e di rendere sempre più conservatrice e mediocre l'intelligenza cristiana.

Se in effetti si affermerà la centralizzazione, verrà limitata la creatività delle chiese locali che hanno bisogno di libertà per coniugare - di fronte alla massa sofferente dei fedeli - la fede con la giustizia e la missione sociale con la liberazione, e l'evangelizzazione sarà trasformata in alienazione. In questo caso, crescerà l'emigrazione dei fedeli verso altre chiese. Questa situazione riguarda tutto il Terzo mondo, dove si trova più della metà dei cattolici.
Se vincerà la volontà di scontro con la modernità e la post-modernità, prevedo conseguenze negative per il futuro della chiesa. Essendo molto tradizionalista, Benedetto XVI deve sapere che questa strategia è profondamente sfibrante per la chiesa. Nel passato, i movimenti di liberazione a favore degli oppressi sono stati privati della collaborazione di quei cristiani che avrebbero potuto influenzarli con i loro valori, invece di renderli più alienati e infantili. La stessa chiesa è arrivata in ritardo ovunque, persino per la firma della Carta dei diritti umani. Una chiesa che si propone di tornare ai modelli del passato diventa immobile come un fossile. Una chiesa conformista non porta a termine la sua missione religiosa di educare i cristiani ai nuovi tempi. Al contrario li indottrina, facendoli diventare immaturi quanto a fede, papisti infantili, adulatori come tanti.

Una volta sollevate, queste questioni non potranno essere tacitate senza che si arrivi a una resa dei conti. Si è effettuato un cambiamento durante il Concilio Vaticano II, ma Giovanni Paolo II e il cardinale Ratzinger hanno poi reinterpretato questa svolta in modo tale da svuotarla di ogni significato. La lotta frontale al posto del dialogo richiude in sé un errore teologico, oltre a un equivoco strategico. Il Vaticano II ha insegnato che nel dialogo tra filosofie e correnti ideologiche si devono, in primo luogo, individuare gli elementi illuminanti, da qualsiasi parte essi provengano - da Marx, da Freud o da Lyotard - perché se sono veri è come se venissero da Dio. Affermare, come il documento Dominus Jesus del cardinale Ratzinger, che solo la chiesa cattolica è la Chiesa di Dio e che le altre hanno a stento alcuni elementi ecclesiastici è distruttivo. Così come lo è affermare che i seguaci di queste altre chiese corrono un grave rischio di perdizione perché si trovano fuori dalla chiesa cattolica. Questo non è dialogare ma insultare, e la cordialità vuole solo rendere più facile la conversione. Tutto ciò è ingannevole e indegno.

Io credo ai miracoli. Che Benedetto XVI torni a essere il teologo che ho apprezzato e che suscitava speranza, non paura.

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