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Oltre il quotidiano

La ragione contro la ragione: la radice della nostra crisi

Proviamo a farci spiegare se esiste un perché
7 settembre 2012 - Leonardo Boff

Nei momenti critici della storia, più che gli scienziati, sono i filosofi quelli che sono chiamati a pensare. In una famosa conferenza su una Radio Bavarese a maggio 1952 Martin Heidegger usò parole scioccanti, ma che possiedono ancora un significato profondo: "la scienza non pensa, e questo non è un difetto, ma un vantaggio." Il vantaggio risiede nell’analizzare i fatti per quello che sono, sottoponendoli al calcolo e rendendoli accessibili alla tecnica. Resta fuori dal suo ambito di interesse, la domanda sul senso dei fatti e sul corso della storia.

Se questo si poteva dire negli anni '50 del secolo scorso, non sarebbe responsabile ripeterlo ancora in questi tempi. La scienza si è sviluppata in una direzione che mette in discussione il senso della ragione e il destino della nostra civiltà. La scienza dovrà essere esercitata con consapevolezza e quindi dovrà incorporare una dimensione etica, oppure la scienza ci potrà distruggere tutti. E’ questo l’avvertimento che ci stanno rivolgendo  i grandi del pensiero contemporaneo, non solo di filosofia, ma di scienze della terra, della nuova cosmologia e della biologia.

Resta, tuttavia, la domanda che è ancora oggetto di maturazione filosofica:  Perché e come siamo arrivati ​​alla situazione attuale? Perché la ragione mostra tanta irrazionalità ?

Prima di tutto, dobbiamo  identificare e riconoscere  l'errore che abbiamo fatto nel nostro passato. Abbiamo introdotto una frattura tra la ragione oggettiva (ontologica) e la ragione soggettiva. Chi lo denuncò con grande acutezza furono Martin Heidegger ("Questo significa pensare", 1952), Max Horkheimer ("Eclipse of Reason", 1946) e Theodor Adorno, in collaborazione con Max Horkheimer ("Dialettica dell'Illuminismo", 1947).

Tutti hanno voluto dimostrare che per i greci classici, passando per tutto il periodo medievale e culminando con Hegel, la ragione obiettiva era un principio insito nella realtà; rivelava cioè il significato latente delle cose e la struttura della loro intelligibilità.

L'enfasi veniva  messa più sul fine che sui mezzi. La ragione oggettiva si rifletteva sulla ragione soggettiva che dava ascolto agli orientamenti della prima. L'essere umano, la società e la storia funzionano bene quando queste due ragioni sono in armonia.

Un importante cambiamento è iniziato due milioni di anni fa, quando è apparso l' homo faber ("uomo- artefice della propria sorte") che ha scoperto uno strumento (la punta di un bastone o una pietra affilata) con cui ha cominciato a fare i primi interventi, le prime modifiche sulla natura.

Ma questo cambiamento è stato formalizzato, molto dopo, quando è sopraggiunta una nuova cultura nel XVI secolo. Per questa cultura è la ragione soggettiva che organizza il sociale. E viene intesa  come una facoltà soggettiva della mente.

Solo un soggetto umano (il sé) è detentore esclusivo della ragione; la Terra e la natura sono le cose (res extensa) non possiedono uno scopo razionale. Per questo possono essere manipolate e lasciate in balia dei desideri umani.

L'equilibrio tra le due ragioni si ruppe in quel momento.
Come diceva Francis Bacon : “Sapere è Potere". La ragione soggettiva da allora ha cominciato ad essere il grande strumento della volontà di potenza, di conquista, dell'espansione e della sottomissione del mondo.

Lentamente si è imposto l'impero della ragione-strumentale-analitica la cui funzione principale è quella di "capire e modificare" la realtà  (Koyré, Prigogine). E lo abbiamo fatto nei secoli passati con una furia distruttiva. Non ci importava delle conseguenze sull’equilibrio della bilancia della Terra o sulla devastazione sistematica della natura. Sono cose che stanno lì, come se fossero a disposizione su un campo da gioco dove si può dare dimostrazione della propria libertà e della propria creatività.

Ma ecco che a partire dalla fine degli anni '60, ci siamo resi conto della irrazionalità di questo tipo di ragione: si stavano distruggendo le fondamenta che sostengono la nostra vita e la natura. Le "nostre invasioni di campo" stavano diventando tanto gravi da mettere a rischio il futuro della nostra specie e della civiltà.

Abbiamo scoperto che la Terra e la natura possiedono una loro "ragione intrinseca e logica" (Gaia).

Se negate, possiamo essere tutti distrutti.

Si impone un nuovo accordo tra le due ragioni, un altro tipo di razionalità che incorpori la conoscenza, la sensibilità, la cura della natura e l'etica. Si deve imparare ad auto-limitarsi per non essere distruttivi.

Dobbiamo lasciarci alle spalle il pensiero unico di essere multidimensionali. Ci ricordava bene Fernando Pessoa (Álvaro Campos): "Io sono un allenatore, ma conosco la tecnica, solo come tecnica in sé."

Oltre la tecnica, possiamo e dobbiamo essere anche molte altre cose per salvarci.

 


Note:

Leonardo Boff

Teologo, professore di filosofia e di etica all’Università di Rio de Janeiro e scrittore

Articolo originale :http://leonardoboff.wordpress.com http://leonardoboff.wordpress.com/2012/07/23/a-razao-contra-a-razao-a-raiz-de-nossa-crise/

Tradotto per Peacelink.it da Ernesto Celestini

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