Missione ed ecologia: cosa ne pensano i comboniani?
Diverse volte, senza nemmeno volerlo, la chiesa si trova 'costretta' a fare teologia in virtù del suo incontro missionario con il mondo (Bosch). La stessa cosa accade con le nostre comunità missionarie disperse alle frontiere del mondo (ma pronte a riflettere e unirsi alla ricerca di obiettivi comuni): le sfide e le contraddizioni sono così grandi che smontano i vecchi modelli di missione e ci obbligano a cercare nuovi paradigmi, se se ci interessa davvero trovare risposte per la fame di vita dei nostri giorni. Lo stesso Bosch riconosce che nuovi modelli di missione sono ancora in gestazione dentro la chiesa, in un tempo di crisi feconda. Ivan Illich pensa la missione come il volto di una chiesa in trasformazione, come sorpresa e mistero. Una chiesa intesa come Parola pronunciata in situazioni ai margini. Ed è proprio lo stare ai margini la caratteristica più preziosa per noi missionari: il nostro rischio e la nostra opportunità. E' il limite al di là del quale possiamo perderci... ma è anche la frontiera di incontro con le verità degli altri. Nel nostro povero latino di missionari, cerchiamo di reinterpretare l'espressione “ab intra ad extra”: l'urgenza oggi è uscire da se stessi per riuscire ad incontrare l'altro. La scelta di fondo per noi missionari dovrebbe essere 'abitare il limite', piantare le nostre tende sul confine, ai margini. Da quel punto di osservazione e di azione la nostra vita diventa per forza di cose ecumenica, dice Bosch. E anche ecologica, potremmo aggiungere noi. Missione ed ecologia Di fatto l'ecologia si presenta anche come un nuovo paradigma per interpretare il mondo: non semplicemente studio della nostra casa comune, ma anche “scienza delle relazioni”. Leonardo Boff riscatta la novità ermeneutica della fisica quantistica, per cui tutto viene strutturato in campi di energia costantemente interattivi. Tutto rimane, in ogni momento, sempre unito e in comunicazione. L'ecologia cerca di interpretare le connessioni che esistono tra tutte le cose. Come uomini e donne di frontiera, sta in primo luogo a noi, missionari, riscattare il valore sacro di questa rete di relazioni: la Conferenza di Aparecida, dopotutto, ci ha insegnato a tradurre in modo più inclusivo l'intenso versetto di Giovanni 10,10: “Sono venuto perchè tutto abbia vita”! Ma, concretamente, come possiamo tradurre questo nuovo paradigma ecologico nella pratica delle nostre piccole comunità missionarie? La domanda resta aperta e ha bisogno del contributo di tutti. In questo piccolo testo vogliamo tracciare tre direzioni per continuare il cammino...
Spiritualità ecologica All'origine di molte nostre vocazioni forse c'è quel versetto-chiave del libro dell'Esodo (3,7): “Ho udito il grido del mio popolo. Per questo sono sceso, per liberarlo”. Le nostre scelte missionarie sono state e sono orientate da questo grido, un desiderio di inserzione e liberazione. Ma oggi, forte tanto quanto il grido del popolo, ci angustia il silenzio assordante della vita che non c'è più. Contesti ambientali completamente distrutti, equilibri di vita saltati, deserti di monoculture al posto di ecosistemi ben integrati con il lavoro dei piccoli produttori, progetti minerari che succhiano le viscere della terra e dei popoli che vi abitano... L'anello più debole della catena è il primo ad essere schiacciato; quando la vittima non ha voce, tutto sembra meno grave e violento. L'ambiente soffre questa discriminazione senza poter alzare la voce (oppure tutta in una volta, nei disastri naturali). Per questo, occorre completare il passaggio dell'Esodo: “Ho udito un silenzio preoccupante, innaturale. Per questo sono sceso, per restituire voce e vita a questa terra ferita”. Ivoni Richter Reimer recupera il suggestivo passaggio di Rm 8 nel grande sogno biblico di una Nuova Creazione. Il processo di ri-creazione che ci compete è in realtà una nuova gestazione, che prevede le sofferenze del parto. É infatti necessario un lavoro permanente di liberazione del creato, attualmente intrappolato dalle catene dello sviluppo senza regole, del guadagno senza rispetto e del consumo senza misura. La natura geme e soffre in attesa di questo nuovo parto. Chi ha uno spirito missionario soffre con lei. E lo stesso Spirito di Dio, che continua a soffiare sulla grande confusione e violenza di oggi, soffre con noi nel desiderio intenso di nuovi cieli e nuova terra. Boff, interpretando il pensiero di Teilhard de Chardin, ci invita alla spiritualità della trasparenza, dia-fania di Dio in tutte le cose. “In ogni minima manifestazione dell'essere, in ogni movimento, in ogni espressione di vita, di intelligenza e di amore, ci troviamo faccia a faccia con il Mistero dell'universo-in-processo”. Chi prega, vive e soffre in cerca di una nuova terra finisce per identificarsi con lei, sentendosi profondamente parte di essa. “Per secoli abbiamo pensato riguardo alla Terra. Oggi importa pensare come Terra, sentire come Terra, amare come Terra”.

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