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BoLiBia?

17 ottobre 2011 - Marinella Correggia

Bolivia e Libia, due paesi quasi agli antipodi. Eppure...hanno qualcosa in comune? Sono vittime di un gioco imperialista analogo? Certo, nel caso della Bolivia non si potrebbero usare i missili della Nato: sarebbe difficile inventarsi un genocidio come casus belli, visto che non è morto nessuno nella contesta del Tipnis (vedi oltre); e poi salvo la destra ultraminoritaria, in Bolivia e in America Latina nessuno chiede né accetterebbe l'intervento militare estero, mentre lo chiedeva a gran voce il Cnt di Bengazi, nel silenzio del mondo arabo circostante frastornato dalla primavera. (Alla destra boliviana le bombe Nato andrebbero anche bene: il giornalista Juan Carlos Zambrana Marchetti ha visto a Washington una piccola manifestazione di boliviani con poster che dicevano "Mubarak, Gheddafi e il prossimo è Morales").

Ma non c'è sempre bisogno di bombardare un paese per destabilizzarlo. Un articolo di Ollantay Itzamnà (http://www.rebelion.org/noticia.php?id=137261) avanza qualche ipotesi di somiglianza: anche in Bolivia il "metodo libico", cioè il sostegno capitalista e occidentale a "rivoluzioni" interne, sembra poter trovare qualche riscontro. La marcia degli indigeni delle terre basse organizzati dalla Cidob (Confederazione dei popoli indigeni dell'Oriente boliviano) contro la costruzione di una strada nel parco del Tipnis (Territorio indigeno e parco nazionale Isidoro Secure),per lo schieramento nazionale e internazionale di forze si è trasformata in qualcosa di diverso dalla difesa di Madre terra contro un "presidente indio che ha tradito". In sé chi protesta contro la strada avrebbe tutte le ragioni obiettive; probabilmente ci sono alternative ben più sostenibili e lo stesso compatibili con la necessità di lottare contro la povertà, senza ferire la natura. Ma "dimmi chi ti appoggia e ti dirò in che direzione vai". E il governo boliviano, oltre a essersi scusato ripetutamente perché la polizia ha usato i gas lacrimogeni contro i manifestanti, fatto certo grave ma avvenuto senza alcun ordine governativo (e simili scuse si sono mai sentite in Italia o negli Usa?), ha fornito le prove di contatti fra capi indigeni e Ong statunitensi. 

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