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A tre settimane dalla sua scomparsa, Macri e il suo governo insultano i mapuche ma non si attivano per ritrovare il giovane

Argentina: la Casa Rosada si disinteressa di Santiago Maldonado

Il ragazzo è stato avvistato per l’ultima volta il 1 agosto, quando è stato caricato su una camionetta della Gendarmeria a seguito di una manifestazione dei mapuche repressa con violenza dalla polizia
23 agosto 2017 - David Lifodi

internet

Ad oltre tre settimane dalla scomparsa di Santiago Maldonado, l’attivista argentino desaparecido a seguito della violenta repressione scatenata dalla Gendarmeria contro la comunità mapuche Pu Lof nella provincia di Chubut (dipartimento di Cushamen), dalla Casa Rosada si cerca di far cadere il silenzio sulla sorte del giovane. La tecnica è la stessa utilizzata all’epoca di quella dittatura militare che dal 24 marzo 1976 provocò la sparizione di trentamila persone e di cui il presidente Mauricio Macri, in più di una circostanza, ha fatto capire di condividerne l’operato. Si getta fumo negli occhi, si infanga il nome del ragazzo scomparso e ci si difende attaccando. La preoccupazione principale dell’attuale inquilino della Casa Rosada e dei suoi uomini è quella di screditare con insulti di ogni tipo la comunità mapuche, non di attivarsi per ritrovare Santiago.

“I mapuche sono anarchici, sono alleati della lotta di liberazione kurda, i suoi esponenti sono addestrati dalla guerriglia delle Farc”: queste sono le dichiarazioni che gli alti funzionari di Cambiemos, la coalizione che ha condotto Macri a conquistare la presidenza, rilasciano ogni giorno alla stampa. In pratica, i mapuche sono definiti come “terroristi” o secessionisti che non perdono occasione per creare uno stato autonomo all’interno della Repubblica argentina. In realtà, ciò a cui aspirano davvero i mapuche, in Cile come in Argentina, è veder riconosciuti i propri diritti, a partire da quello alla terra, che invece è calpestata quotidianamente dai governi centrali. “I veri occupanti della terra”, ha evidenziato Fernando Rosso su La Izquierda Diario, sono le multinazionali e i terratenientes che si sono impossessati di gran parte del territorio mapuche per sottrarre loro le risorse naturali e le ricchezze del territorio. Tra loro il marchio italiano Benetton che, agli inizi degli anni Novanta, acquistò circa 900mila ettari di terra in territorio mapuche, tanto che ad essere accusata di independentismo dovrebbe essere la stessa famiglia Benetton, i cui possedimenti sono tali da poter creare una nuova vera e propria provincia all’interno dello Stato argentino. Il furto della terra ai danni dei mapuche ebbe inizio negli ultimi venti anni del 1800 per mano della Compañía de Tierras del Sur Argentino. Da allora il grande latifondo ha dato vita ad una vera e propria guerra di sterminio contro le comunità mapuche con il pieno sostegno di Buenos Aires e Santiago del Cile, interessate a mantenere il pieno controllo sulla Patagonia.

Nei confronti dei mapuche più volte l’Argentina ha condotto delle vere e proprie campagne di stampa per associare le comunità ad un non meglio precisato “terrorismo”, come dimostrano anche le parole di Pablo Noceti, capo di gabinetto del Ministero della Sicurezza e principale responsabile della sparizione di Santiago Maldonado, così sicuro di avere le spalle coperte da tirare in ballo anche il premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel, accusato di essere l’ideologo dei mapuche e tacciato anch’esso di essere “terrorista”, al pari dei rappresentanti dell’ex governo kirchnerista. Noceti continua a ripetere che, per quanto riguarda la sparizione di Santiago Maldonado, sono al vaglio degli inquirenti varie ipotesi di indagine che però non possono essere rivelate. Noceti sa come agire in queste circostanze poiché, al pari del presidente Macri, è un fervente sostenitore di quel defunto regime militare che gode di fin troppi simpatizzanti tra le fila dell’attuale governo argentino.

Tuttavia, lo stesso Macri e la ministra per la Sicurezza Patricia Bullrich hanno fatto anche peggio. Il primo, dopo dieci giorni di silenzio assoluto sul caso Maldonado, quando già l’Onu aveva chiesto urgentemente al governo argentino di attivarsi per il ritrovamento del giovane, ha approfittato della presenza dei giornalisti per accusare i mapuche di essere “abbastanza violenti e poco democratici”, omettendo qualsiasi tipo di dichiarazione sulla repressione violenta scatenata dalla Gendarmeria, da cui è scaturito l’arresto di Maldonado. Bullrich, dopo le solite provocazioni rivolte ai mapuche a proposito del loro presunto indipendentismo, non ha trovato niente di meglio che rilanciare la proposta del governo, consistente in una ricompensa da 500mila pesos da attribuire a chi ritrova Maldonado, come se fosse una persona che ha scelto volontariamente di non essere più reperibile e non un desaparecido. Tutto ciò ha già provocato un’insensata caccia a Santiago, con alcune segnalazione, ritenute dalla famiglia non veritiere, secondo le quali il ragazzo sarebbe stato avvistato più volte grazie alla sua acconciatura rasta facilmente riconoscibile.

Per ora, secondo le testimonianze della comunità mapuche, Santiago si sarebbe nascosto dietro ad alcuni arbusti per evitare di essere catturato dalla Gendarmeria in occasione dell’attacco poliziesco e, una volta arrestato, sarebbe stato costretto a salire una camionetta dei militari fin quando non se ne sono perse le tracce. Nonostante il comportamento inquietante del governo argentino, gran parte della stampa non si è indignata né ha gridato il suo sdegno per la violazione dei diritti umani, eppure Mauricio Macri è tutt’altro che un presidente democratico.    

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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