Latina

In occasione delle proteste contro l’approvazione della riforma pensionistica

Argentina: la polizia spara pallottole di gomma contro i giornalisti

Molti gli operatori dell’informazione feriti
20 dicembre 2017
David Lifodi

Pablo Piovano “Gli operatori dell’informazione che coprono le manifestazioni dei movimenti sociali e le proteste della società civile sono assimilati a obiettivi da reprimere da parte delle forze di sicurezza del governo argentino”: con questa durissima dichiarazione la Asociación de Reporteros Gráficos denuncia la violenza poliziesca contro i giornalisti ordinata dal presidente argentino Mauricio Macri.

Tutto è accaduto pochi giorni fa in occasione della contestazione contro la riforma pensionistica che Macri ha cercato di far approvare al Congresso utilizzando il solito sistema del decreto de necesidad y urgencia (Dnu) per aggirare l’eventuale dibattito che ne sarebbe nato. Il ricorso di Macri al Dnu in maniera abnorme e del tutto immotivata non è una novità, al pari della violenza scatenata dalla polizia su ordine dell’ex sindaco di Buenos Aires. Dietro alla repressione, ancora una volta, si cela anche la ministra de Seguridad Patricia Bullrich, la stessa che è coinvolta nell’omicidio del giovane attivista Santiago Maldonado, ucciso dalla polizia durante una vera e propria caccia all’uomo scatenata contro i mapuche. Il Congresso presidiato dentro e fuori, al pari delle decine di feriti e detenuti, hanno ricordato ai più gli anni bui della dittatura militare o, per restare più vicini ai giorni nostri, gli scontri di piazza del 19 e 20 dicembre 2001, all’epoca delle grandi manifestazioni all’insegna del que se vayan todos, quando l’Argentina era sull’orlo del fallimento.

La militarizzazione del Congresso, dovuta all’approvazione di una riforma pensionistica che influirà in negativo sulla vita di milioni di persone, rappresenta un ulteriore salto di qualità nella politica repressiva di Mauricio Macri, colpevole di aver gettato le basi, fin dalla sua elezione, per una violenza istituzionale di cui è stata vittima anche la deputata Victoria Donda, figlia di desaparecidos maltrattata dalla polizia. Per quanto riguarda i giornalisti, tra coloro che hanno sperimentato sulla propria pelle la violenza della polizia macrista, il fotografo Pablo Piovano, colpito da pallottole di gomma sparate da un poliziotto da meno di un metro di distanza che gli hanno provocato sei ferite tra petto e addome. Il Sindicato de Trabajadores de Prensa di Buenos Aires ha chiesto le dimissioni della ministra Patricia Bullrich, ritenendola responsabile della brutale repressione. Sorte simile a quella di Piovano è capitata al giornalista Germán Garcia Adrast, anche lui colpito da quattro pallottole di gomma sparate deliberatamente dalla polizia. Tra i reporter feriti anche Leandro Teysseire, fotografo di Página 12, Guido Rodríguez, cameramen di C5N, Federico Hauscarriaga, corrispondente della Red Nacional de Medios Alternativos e Nicolás Fiorentino, giornalista di Letra P. Tutti hanno denunciato come l’intento di Mauricio Macri e del suo governo sia quello di mettere a tacere la stampa tramite azioni di questo tipo, che rappresentano un grave attentato alla libertà di espressione. Quanto alle migliaia di pensionati, lavoratori, attivisti per i diritti umani e sindacalisti che protestavano contro la riforma pensionistica, come e più dei giornalisti sono stati respinti in maniera brutale dalla polizia.

A questo proposito, merita un accenno anche quanto successo alla direttrice dell’agenzia di informazione Alainet Sally Burch, giunta in Argentina per coprire il vertice dell’Omc, che ha fallito nel tentativo di imporre la firma del trattato di libero commercio tra Mercosur e Unione europea. La giornalista è stata costretta ad abbandonare il suolo argentino tramite una vera e propria deportazione per aver espresso le sue critiche alla scelta del governo argentino di appoggiare il trattato di libero commercio. A gran parte dei giornalisti critici su questo tema, così come a molti cittadini di altri paesi che intendevano raggiungere Buenos Aires per esprimere il proprio dissenso verso il governo argentino e l’Omc è stato negato il visto. Questa è la democratura di Mauricio Macri.  

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
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