Latina

Sentenza Berta Cáceres: un primo passo sulla strada della giustizia

Condanne tra i 30 e i 50 anni per gli autori materiali
5 dicembre 2019
Giorgio Trucchi
Tradotto da per PeaceLink
Fonte: Lista Informativa Nicaragua y más - 02 dicembre 2019

Aspettando la sentenza fuori dalla Corte suprema (Foto G. Trucchi | Rel UITA)

Il 2 dicembre, trascorsi esattamente 45 mesi dall’assassinio della dirigente indigena di etnia lenca Berta Cáceres, il Tribunale di prima istanza ha disposto condanne dai 30 ai 50 anni di carcere per gli autori materiali del crimine. Un primo passo sulla strada, ancora molto lunga, della giustizia.

I sette accusati erano stati dichiarati colpevoli il 29 novembre 2018, ma i giudici ci hanno messo un anno esatto a depositare la sentenza scritta con le relative pene. Un ritardo ingiustificabile che ha causato scompiglio e preoccupazione ai familiari della Cáceres, nonché insicurezza giuridica e un inaccettabile ritardo nelle indagini sui mandanti dell’omicidio.

I giudici hanno condannato Sergio Rodríguez, direttore ambientale dell’azienda Desarrollos Energéticos SA, Desa, e Douglas Bustillo, ex sergente dell’esercito ed ex vice responsabile della sicurezza di Desa, a 30 anni e 6 mesi di prigione. Per Mariano Díaz, maggiore delle Forze armate honduregne, la pena è stata di 30 anni.

Nel caso degli altri quattro imputati, alla pena per l’assassinio di Berta Cáceres si aggiunge quella per il tentato omicidio di Gustavo Castro, l’ecologista messicano sopravvissuto all’attacco mortale e unico testimone del crimine. Henry Hernández, anch’egli ex militare, Edilson Duarte, Elvin Rápalo e Oscar Torres, sono stati condannati a 50 anni e 4 mesi di prigione.

“E’ solo il primo passo sulla strada della giustizia. Sono stati condannati gli autori materiali del crimine e questo non basta per rompere il muro d’impunità. Continuiamo a esigere giustizia integrale, cioè la condanna di tutte le persone coinvolte”, ha detto Bertha Zúniga, figlia di Berta Cáceres, dopo la sentenza.

L’attuale coordinatrice del Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras, Copinh, accompagnata dal fratello minore Salvador Zúniga Cáceres, ha ricordato come nella lettura della sentenza di colpevolezza dello scorso anno i giudici avessero segnalato che i vertici di Desa, azienda titolare della concessione sul fiume Gualcarque ed esecutora del progetto Agua Zarca contro cui la Cáceres e il Copinh hanno lottato per anni, fossero chiaramente a conoscenza del piano criminale.

Nonostante ciò, i giudici si sono sempre rifiutati di convocarli in tribunale, anche solo come persone informate dei fatti.

Fuori dalla Corte suprema di giustizia, abitanti delle comunità lenca del Copinh e attivisti di organizzazioni sociali e popolari hanno organizzato un presidio pacifico e hanno chiesto “giustizia per Berta Cáceres”. A poche decine di metri di distanza, un folto gruppo di poliziotti controllava la situazione.

Una volta emessa la sentenza, Bertha e Salvador Zúniga Cáceres hanno letto un comunicato della famiglia e del Copinh in cui chiedono che si proceda contro l’ex ufficiale di intelligence militare ed ex presidente do Desa, David Castillo, e contro i componenti della famiglia Atala Zablah.

“Questa sentenza è una prima fessura che si apre nel muro dell’impunità, che fino a oggi ha coperto e protetto la struttura criminale responsabile del crimine. Se si è arrivati a questa sentenza è grazie alla tenacia e alla lotta del Copinh, della famiglia e della solidarietà nazionale e internazionale.

Berta, nostra sorella, continuerà a essere un simbolo di lotta e speranza per tutte quelle popolazioni che, dai loro territori, continuano la battaglia in difesa della vita e che oggi sono perseguitati e criminalizzati da questa dittatura.

Questa sentenza - conclude il comunicato - è l’inizio di un cammino implacabile di giustizia per i popoli e per l’Honduras”.

Note: Si ringrazia Giuliana Mattone per la traduzione

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