Latina

Honduras

La causa di Berta: organizzazioni internazionali esigono cattura dei mandanti

Otre 1000 firme per chiedere giustizia
7 febbraio 2020
Giorgio Trucchi

Manifestazione davanti alla Procura a Tegucigalpa (Foto G. Trucchi | Rel UITA)

Il 3 febbraio scorso, a meno di un mese dal quarto anniversario del vile assassinio della leader indigena Berta Cáceres, organizzazioni nazionali ed internazionali, accompagnate dal Consiglio civico di organizzazioni popolari ed indigene dell’Honduras (Copinh), hanno consegnato alla Procura un documento nel quale si richiede allo Stato dell’Honduras “di procedere nell'investigazione, sentenza e punizione degli autori intellettuali” del crimine, iniziando dall'ex direttore dell'azienda Desarrollos Energéticos S.A. (DESA), ed ex membro dell'apparato d’intelligence delle Forze Armate, David Castillo. 

La sentenza di condanna del 2 dicembre contro i sette autori materiali dell'assassinio, con pene comprese tra i 30 e i 50 anni di carcere, non è sufficiente, assicurano le organizzazioni solidali col Copinh ed i parenti di Berta Cáceres (leggi qui i dettagli sulla sentenza) .  

Lo stesso tribunale ha confermato che “la resistenza del popolo Lenca, del Copinh e di Berta Cáceres in difesa del fiume Gualcarque è l’elemento scatenante della pianificazione dell’assassinio della signora Caceres, il tutto con il consenso dei dirigenti di DESA”. 

Più di 500 organizzazioni e oltre 450 persone hanno firmato il documento ed espresso la loro preoccupazione dinanzi alla “mancanza di azione (penale) contro la totalità dei mandanti del crimine, che attualmente permangono nell'impunità”.

Hanno anche esortato lo Stato dell’Honduras a revocare la concessione sulle acque del fiume Gualcarque, processo viziato fin dall’inizio dalle irregolarità commesse al momento di accordare la licenza ambientale e la concessione stessa. 

Il Copinh esige risposte

“(Quattro anni) è stato un tempo prudente e sufficiente affinché lo Stato potesse dedurre le responsabilità ed attivare le azioni legali atte a perseguire la struttura criminale (responsabile dell’omicidio), si legge in un nuovo comunicato del Copinh. 

“La poca volontà politica all’interno di processi negligenti ed inefficienti - continua l'organizzazione indigena honduregna cofondata da Caceres - è quella che ha dato adito all'impunità dei signori Daniel Atala Midence, José Eduardo Atala, Pedro Atala e Jacobo Atala, che oggi continuano a girare tranquilli senza alcuna conseguenza per aver messo in moto e deciso l'esecuzione del crimine”. 

Bertha Zúniga Cáceres, figlia della dirigente indigena assassinata ed attuale coordinatrice del Copinh, ha indicato lo Stato come complice del crimine. 

“Intendiamo questa mancanza d’indagine e di azione nel punire i mandanti come una mancanza di volontà politica e finanche una complicità dello Stato. Fa parte del mantello di impunità con cui si è coperto questo crimine.  

Non basta la sentenza contro gli autori materiali, ma insieme alle organizzazioni e persone - sono più di mille - che hanno firmato il documento esigiamo una risposta reale e contundente da parte delle autorità. Esigiamo la cattura dei mandanti”, ha affermato Zúniga Cáceres. 

- Vedi qui le foto dell’attività davanti alla Procura a Tegucigalpa

Note: Traduzione di Adelina Botteri

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