Il numero di femminicidi e maltrattamenti cresce in tutto il continente

Donne sotto attacco in America latina

“La violenza sulle donne rappresenta l’essenza dell’estrema destra”, denuncia la ex congressista brasiliana del Partido Socialismo e Liberdade Manuela D’Avila
22 settembre 2026
David Lifodi

Donne sotto attacco in America latina

Sono 123 i femminicidi registrati in Argentina da gennaio a giugno di quest’anno. A denunciarlo è l’ Observatorio Adriana Zambrano. In Bolivia, nello stesso periodo, la Coordinadora de la Mujer segnala che sono state 48 le donne uccise. E ancora, informa la Cepal (Comisión Económica para América Latina y el Caribe), la situazione è addirittura peggiore in Centroamerica, a partire da Honduras, Guatemala e Repubblica dominicana. In Messico, i collettivi femministi hanno chiesto allo Stato di assumersi le proprie responsabilità di fronte ai ben 725 casi di femminicidio avvenuti nel 2025 per le circa trentamila donne scomparse su un totale di circa 136.000 persone desaparecidas in tutto il paese.

C’è senz’altro molto del vero nell’intervista rilasciata a Brasil de Fato da Manuela D’Ávila, ex congressista brasiliana del Psol (Partido Socialismo e Liberdade) e attualmente candidata al Senato, per lo stesso partito, in vista delle prossime elezioni in programma alla fine d’ottobre, quando sostiene che “la violenza sulle donne rappresenta l’essenza dell’estrema destra”.

La considerazione è particolarmente condivisibile, soprattutto in un paese dove il bolsonarismo, che rappresenta la completa negazione dei diritti di genere, rischia di rientrare al Planalto per completare l’opera già avviata prima del ritorno di Lula.

L’odio dilagante in rete contro figure pubbliche di sesso femminile è lo strumento sul quale non solo il bolsonarismo in Brasile, ma anche La Libertad Avanza, il partito di Javier Milei in Argentina, puntano per controllare la partecipazione politica delle donne.

Se sarà eletta, Manuela D’Avila ha già reso noto che si batterà affinché sui social network venga prestata una particolare attenzione ai contenuti misogini e alla propagazione di una dialettica carica d’odio che è servita inoltre per portare voti al bolsonarismo e al mileismo.

Nel frattempo, la situazione resta drammatica in tutto il continente. In Argentina, fa sapere l’Observatorio Adriana Zambrano, ben il 17% delle donne vittime di aggressione aveva denunciato la propria posizione di rischio senza però ottenere alcuna protezione da parte dello Stato.

Non solo. Il mese scorso, La Libertad Avanza, proprio tramite una donna, la senatrice Carolina Losada, ha presentato un progetto di legge sulle cosiddette “false denunce”, facendo così passare come non veritieri gli allarmi segnalati più volte dai collettivi femministi. A beneficiare di questo progetto di legge, se verrà approvato, saranno le lobby che, sia all’interno sia all’esterno delle istituzioni, pretendono di imporre le loro crociate contro le politiche di genere.

In Bolivia, malgrado una legge approvata nel 2013 per garantire a tutte le donne una vita libera dalla violenza e incentrata sulla condanna a trenta anni di carcere, senza indulto, per chi si macchia di casi di femminicidio, da gennaio a giugno di quest’anno sono state ben 19.541 le denunce registrate per casi di violenza sulle donne, avvenute soprattutto in ambito domestico. Cifre simili, negli anni precedenti, fanno capire che la violenza sulle donne rappresenta un problema strutturale e che le campagne di disinformazione promosse, anche in questo caso, dalle destre, non giovano alla causa.

In tutta l’America latina crescono le denunce delle organizzazioni femministe contro l’inefficacia di leggi e pene per chi commette il reato di femminicidio e la mancanza di politiche realmente efficaci contro la violenza di genere. I dati in possesso dell’ Observatorio de Igualdad de Género de la Comisión Económica para América Latina y el Caribe dicono che, in America latina, una donna viene assassinata ogni due ore. Inoltre, non si contano più i casi di maltrattamento, spesso nemmeno denunciati per la mancanza della volontà di intervenire da parte degli stati.

Non serve a niente aumentare la pena se non vengono attuate delle politiche reali di prevenzione, denuncia l’Observatorio del Centro de Derechos de Mujeres dell’Honduras, paese che, nel 2025, è stato teatro di 936 aggressioni contro donne e bambine, comprensive di 262 femminicidi e 412 delitti a sfondo sessuale.

Se nel 2013, in Honduras, proprio grazie alle organizzazioni femministe è stato riconosciuto il reato specifico di femminicidio, la recente riforma che sposta da 25 a 30 anni la detenzione per questo tipo di delitto non ha risolto il problema, tanto che, nei primi sei mesi del 2026, l’Observatorio del Centro de Derechos de Mujeres ha già registrato 126 casi di morte violente.

La crescente forza di propagazione delle campagne di negazione del problema, promosse dalle forze ultraconservatrici in tutto il continente, non fanno altro che peggiorare la situazione.

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