Guerra di notizie per Blair

Intervista a Jeremy Dear, segretario del sindacato giornalisti britannici: "Questa morte sara' per noi paralizzante. Gia' si nascondono le menzogne che hanno portato il paese in guerra. E la Bbc, il media britannico meno contrario all'intervento in Iraq, ha sbagliato: le fonti non si rivelano"
22 luglio 2003 - Orsola Casagrande
Fonte: Il Manifesto

LONDRA

Jeremy Dear e' il segretario nazionale del sindacato dei giornalisti britannici (NUJ), l'autorevole organo di rappresentanza non solo sindacale, ma professionale e politico del giornalismo britannico. La tragica vicenda dello scienziato microbiologo consulente del ministero della difesa ed ex ispettore delle Nazioni unite in Iraq, David Kelly, ha riproposto drammaticamente la questione della liberta' dei giornalisti di svolgere il loro lavoro senza dover subire non soltanto pressioni ma vere e proprie campagne diffamatorie da parte di esponenti del governo Blair.

Partiamo da una sua impressione su questa ultima settimana...

Ci sono due aspetti che bisogna sottolineare. Il primo e' che per settimane il governo ha cercato di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica da quello che David Kelly aveva detto a proposito delle armi di distruzione di massa in Iraq. E cioe' che Saddam Hussein non possedeva armi chimiche o biologiche.

Da un punto di vista giornalistico le dichiarazioni di Kelly erano una storia che bisognava raccontare. Il tentativo del governo di affossare la storia per il modo in cui e' stata resa pubblica non sottrae il premier e i suoi ministri da un imperativo: rispondere ad una accusa ben precisa, e cioe' che armi di distruzione di massa in Iraq non ne sono state trovate. La sostanza delle accuse mosse al governo rimane: le prove presentate di fronte al parlamento e all'opinione pubblica per dimostrare che Saddam rappresentava per il mondo intero una minaccia imminente sono state gonfiate se non addirittura inventate. Il secondo aspetto che va a mio avviso citato e' la decisione della commissione parlamentare d'inchiesta sull'Iraq di chiedere ai giornalisti che ha chiamato a testimoniare di rivelare le proprie fonti. Questo evidentemente pone in pericolo le persone che denunciano corruzioni, bugie, malgoverno in ogni area in cui per esempio viene esercitata la gestione della cosa pubblica.

La Bbc pero' alla fine ha deciso, sorprendentemente, di rivelare la sua fonte. Qual e' il vostro giudizio come sindacato?

Per noi la Bbc ha sbagliato. Per quello che so la famiglia di David Kelly non si e' opposta e, anzi, ha auspicato che il nome dello scienziato venisse rivelato in modo che cessassero illazioni e speculazioni e quindi per impedire a chiunque altro di subire lo stesso sciaccallaggio subito da David Kelly. La famiglia Kelly ha voluto evitare che venisse scatenata un'altra caccia alle streghe e che altre persone potessero finire con l'avere lo stesso violento trattamento riservato al professore.

Ma questo ovviamente non significa che la Bbc abbia fatto bene a rivelare il nome della sua fonte, anche se lo rende in qualche modo piu' comprensibile. Sappiamo che in altri paesi, per esempio in Svezia, e' reato per un giornalista rivelare le proprie fonti. Ma naturalmente in Gran Bretagna le cose vanno diversamente.

Non e' la prima volta che il governo scatena una vera e propria guerra contro un giornalista. Siamo stati solidali con la Bbc quando ha deciso di rimanere ferma sulla sua posizione e di non rivelare le proprie fonti. Ma siamo chiaramente delusi dal comunicato della direzione della televisione di stato, rilasciato domenica.

Come lei diceva, non e' la prima volta che i media vengono attaccati, anche molto duramente, dal governo del new Labour. L'abbiamo visto durante la guerra in Iraq.

Ironicamente il governo ha accusato la Bbc di avere una posizione contraria alla guerra, quando la prima analisi che abbiamo fatto sulla copertura del conflitto da parte dei media rivela che, al contrario, la Bbc e' stata la televisione piu' apertamente a favore della guerra. E' davvero ipocrita che il governo accusi la Bbc di volerlo mettere in imbarazzo per qualche sordido motivo.

La Bbc ha fatto il suo lavoro: aveva il dovere di rendere pubblica la storia raccontata ad Andrew Gilligan da professor Kelly sul dossier sull'Iraq. Il governo del new Labour ha una macchina mediatica formidabile e spende una quantita' incredibile di denaro per cercare di fare in modo che i giornalisti e i media dicano quello che il governo vuole che dicano.

Una domanda che credo esiga una risposta e' perche' Alistair Campbell (il capo ufficio stampa e stretto collaboratore di Blair, ndr) ha potuto leggere - lasciamo stare se poi sia intervenuto materialmente modificandolo o meno - il dossier sull'Iraq prima ancora che fosse pubblicato. Dopo tutto non e' che il capo ufficio stampa di Downing street. Non e' un membro dei servizi segreti e non e' neppure ministro. E' un capo ufficio stampa, non eletto, scelto dal premier. Eppure ha avuto accesso ad informazioni che sono state usate per portare questo paese in guerra.

Sara' piu' difficile per i giornalisti britannici lavorare ora, dopo questa tragica vicenda?

Assolutamente. E credo che proprio rendere la vita difficile ai giornalisti sia stato uno degli obiettivi di questo gran polverone sollevato contro la Bbc. I giornalisti, d'ora in poi, penseranno non una ma dieci volte prima di raccontare storie che potrebbero creare imbarazzo a questo governo. A nessuno piacerebbe trovarsi nella posizione in cui si e' trovato Andrew Gilligan.

A prescindere dall'esito delle inchieste parlamentari e sulla morte di David Kelly, l'intera vicenda avra' un effetto paralizzante. E lo stesso vale per le fonti. Che d'ora in poi saranno molto piu' caute nel rivelare informazioni. Perche' cio' che e' accaduto al professor Kelly e la sua tragica morte non potra' essere dimenticato.

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