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Smsi Tunis

Stato delle liberta' e dei Diritti dell'Uomo in Tunisia, alla vigilia del SMSI

Le testimonianze sui diritti umani in Tunisia sono numerose, da parte delle famiglie di prigionieri cosi' come da vecchi detenuti e avvocati
22 luglio 2005 - Térésa Chopin
Fonte: Rivista Volontari per lo sviluppo (www.volontariperlosviluppo.it) - 22 luglio 2005

CONFERENZA PUBBLICA
"Stato delle liberta' e dei Diritti dell'Uomo in Tunisia, alla vigilia del SMSI"

2-07-2005
di Térésa Chopin

Presieduta da Kamel JENDOUBI,
CRLDHT - Comitato per il Rispetto delle Liberta' e dei Diritti dell’Uomo in Tunisia

Sabato 25 giugno 2005
Palais du Luxembourg (Senato)

di Térésa Chopin

Le testimonianze sui diritti umani in Tunisia sono numerose, da parte delle famiglie di prigionieri cosi' come da vecchi detenuti e avvocati. Il diritto di espressione e' completamente beffato, gli avvocati si trovano nell'incapacita' di esercitare normalmente il proprio mestiere, i giornalisti vengono imprigionati per aver osato diffondere l'informazione e Internet e' sotto stretta sorveglianza. Dalla notte dei tempi, i diritti fondamentali dell'essere umano sono inesistenti in questo paese.

La miseria del sistema carcerario e' sempre identica e lo schema e' sempre lo stesso, qualunque sia il motivo per il quale si venga arrestati (torture, detenzione arbitraria) le condizioni di detenzione di tutti i prigionieri sono disumane. Quando vedo lo stato di salute, di deperimento fisico e psicologico di mio figlio, che e' quello di una persona anziana, posso dedurre lo stato degli altri prigionieri.

Soffrendo di numerose infezioni dall'inizio della sua carcerazione, gli hanno appena concesso degli antibiotici dopo 2 anni e mezzo di sofferenze.

Davanti alle prigioni tunisine la miseria e' immensa, centinaia di persone fanno la fila tutto il giorno per poter ottenere quei preziosi minuti con la persona cara e portare il cibo per la sopravvivenza; molto spesso sono bambini piccoli con la loro madre che evidentemente si troveranno a ritornare per diversi anni o persone anziane che non saranno piu' li' per continuare ad aspettare, loro...

Io sono una mamma e penso in uguale misura a tutte le altre famiglie che soffrono come me.

Ricordo a tutti i tunisini e soprattutto a coloro che risiedono in Europa, in dei paesi liberi, che e' il momento di reagire, per il loro paese, per la loro liberta' e i loro diritti.

In breve, alcune testimonianze:

Testimonianza di Walid ABDELMALEK (figlio del sig. ABDELMALEK che e' incarcerato in uno stato di salute pietoso in seguito a numerosi scioperi della fame): la persecuzione del regime tunisino contro tutta la sua famiglia, lui stesso si e' trovato obbligato ad andare in esilio in Francia per continuare gli studi. Si augura di rivedere il padre carcerato, che non vede da diversi anni, ma si domanda come uscire di nuovo dalla Tunisia una volta che vi sia entrato.

Testimonianza di Ahmed AMRI, medico (indipendente): porta testimonianza della condizione delle prigioni in Tunisia cosi' come del sistema carcerario e della
realta' del reinserimento dopo il carcere.

Tutti gli osservatori ai numerosi processi sono concordi, la giustizia in Tunisia e' tale solo di nome. Sono le testuali parole della testimonianza di Brigitte AZEMA-PERRET e Houcine BARDI,

Avvocati e osservatori al processo ABBOU, che descrivono bene il sistema dei
tribunali tunisini: dossier vuoti, condanne senza fondamento, torture e detenzioni arbitrarie...

Interventi:

Sihem BENSEDRINE, Giornalista, membro del CNLT (Consiglio Nazionale per le Liberta' in Tunisia)

"La condizione della stampa tunisina e' completamente scalcinata, imbavagliata, e' la desertificazione della stampa libera. Il regime tunisino procede sempre allo stesso modo per distruggere tutte le modalita' d'espressione distruggendole finanziariamente. Essa denuncia ugualmente tutti gli attacchi che sono stati fatti nei suoi confronti; il sistema tunisino distrugge ogni forma d'espressione libera. L'unica stampa esistente rimane quella della famiglia di BEN ALI."

Avvocato Mokhtar TRIFI, Presidente della LTDH (Lega Tunisina dei Diritti dell'Uomo)

"Le organizzazioni umanitarie tunisine non hanno il diritto di visitare le prigioni cosi' come gli avvocati, che si lasciano respingere davanti alle prigioni.

Recentemente, la Croce Rossa ha effettuato delle visite in alcune carceri e, per renderle "decorose", il regime non ha esitato a farsi in quattro per presentare una buona immagine del sistema carcerario tunisino. Ha decentralizzato il surplus di detenuti nelle celle superaffollate spostandoli in altre prigioni non visitate.

Sono anche arrivati a mettere dei letti nelle celle, mentre di solito i detenuti vivono direttamente per terra. Alcune centinaia di prigionieri vivono costantemente in isolamento; non soltanto i prigionieri di opinione, ma anche i prigionieri comuni. La tortura e' applicata sistematicamente."

Robert BRET, Senatore

"Nel momento in cui un programma europeo e' all'ordine del giorno, penso che sia giunta l'occasione per l'unione di guardarsi attorno e a cio' che accade al di la' delle dichiarazioni d'intenzione e si dia un progetto politico e dei mezzi per realizzarlo al servizio della pace, della giustizia e della solidarieta' con il sud.

L'unione europea deve assumere il proprio ruolo sulla scena internazionale e
partecipare al processo di democratizzazione della Tunisia; bisogna restituire il potere al popolo per costruire un'altra Europa democratica e solidale, rivolta verso il mondo."

Jeanne-Pierre DUBOIS, Presidente della LDH (Lega dei Diritti dell'Uomo)

"La Tunisia e' conosciuta nel mondo intero per i difensori dei diritti umani; il governo tunisino e' quello che produce il piu' alto numero di organizzazioni fasulle che vengono a disturbare le riunioni. Se il Summit Mondiale si svolgera' con la presenza di disturbatori, ci saranno sicuramente dei problemi. Noi, i paesi europei, non possiamo piu' ammettere questo. Gli stati europei dovranno essere piu' attenti alla condizione dei diritti umani in Tunisia."

Alima BOUMEDIENNE-THIERY, Senatore

"E' un dovere per noi essere a fianco di coloro che si battono; i valori che portiamo sono valori universali di scambio. Siamo molto solidali e molto preoccupati per la situazione in Tunisia. Oggi, quando parliamo e interveniamo presso i servizi diplomatici o presso un ministro, conosciamo molto bene la situazione perche' abbiamo tutti gli elementi del caso, grazie agli avvocati, alle associazioni e ai servizi diplomatici.

Ribadiamo la nostra solidarieta' alla signora CHOPIN e a tutte le famiglie che si

battono e che vivono tormenti continui; vogliamo dire loro che sappiamo che cosa accade, abbiamo le informazioni, non siamo vittime di un discorso che vorrebbe essere rassicurante, che in Tunisia tutto va bene economicamente e socialmente, perche' la prova e' li'.

In Tunisia non si ha solo fame ma anche sete di liberta'!

Alla vigilia del SMSI, e' importante ricodare che i bilanci stanziati dalla comunita' internazionale, e in particolar modo la Francia, non sono li' per servire e rendere omaggio ad un uomo o ad un governo ma per salvaguardare gli interessi, i diritti e le liberta' di un popolo. Bisogna anche ricordare che, dall'11 settembre 2001, molti governi e soprattutto i governi arabi promulgano delle leggi, e purtroppo anche l'Europa, in nome della lotta contro il terrorismo, contro la violenza, e sfortunatamente queste leggi sono leggi che prendono in giro i diritti, che reprimono e violano le liberta' private e i diritti democratici e questo non e' accettabile.

In nome della sicurezza e della lotta contro il terrorismo, che e' legittima perche' ogni stato e' in dovere di proteggere il suo popolo ma non ha il diritto di imbavagliare degli uomini e delle donne e le liberta' di tutto un popolo; e' inaccettabile, ma purtroppo accade spesso.

Tutto il mio sostegno ai prigionieri politici avvocati e giornalisti, che oggi non hanno la liberta' di esprimersi, saluto il loro coraggio. Potremo credere, e soltanto quando essi ne siano usciti, che in Tunisia esista una democrazia. Ma finche' saranno in prigione e finche' un uomo utilizzera' la giustizia come uno strumento per regolare i propri conti e utilizzera' i mass media per diffondere la sua propaganda, in totale impunita', ci saranno altrettante violazioni per cui non possiamo garantire.

Noi parlamentari dobbiamo fare tutto il possibile per convincere il governo francese; io ho fatto votare una risoluzione al Senato che esige dal Ministro degli affari esteri francese, quando si trovera' alla prossima riunione del Consiglio Europeo, delle spiegazioni ed esige che sia piu' attento a cio' che accade negli accordi, perche' se firmiamo un accordo e in questo accordo una delle due parti viola determinati punti, non c'e' ragione di mantenerlo. Perche' accettare oggi, nel silenzio e nella complicita', di lasciar prendere e mettere in pratica degli accordi mentre sappiamo molto bene che non vengono rispettati da uno dei firmatari?

Dall'epoca degli accordi euro-mediterranei con la Tunisia, dal 1995, abbiamo un articolo 2 che viene violato da diversi anni. Come lo si puo' accettare? Quest'articolo ha un senso, ha un contenuto e una realta', dobbiamo farlo rispettare ed essere rispettosi dei diritti, perche' chiudere gli occhi significa essere complici.

Con forza e attenzione, noi, parlamentari, dobbiamo interpellare i nostri governi che sono responsabili di questa situazione. Non abbiamo piu' il diritto di tacere e di essere complici, no, non ci sara' piu' impunita' per il governo tunisino, dobbiamo agire! Anche nei dibattiti della commissione estera, oggi, ci si rende conto che in Tunisia le cose non funzionano. C'e' urgenza di esigere l'azione. Per quanto mi riguarda, mi impegno a partecipare al vostro fianco."

Fine degli interventi e delle testimonianze, hanno la parola le persone in sala...

Nel momento in cui la gente prende la parola, ancora una volta i sostenitori del regime tunisino sono li' e in particolare una certa signora Habouba che si e' rivolta a me: "Anch'io sono una mamma - dice - e ho letto su una certa testata che suo figlio non ha fatto altro che accedere a Internet, bisogna dire quello che suo figlio ha fatto!"

In quel momento non ho risposto a questa persona, perche' ho pensato che il silenzio desse tutte le risposte.

Evidentemente non abbiamo gli stessi gusti in fatto di letteratura e non abbiamo neanche la stessa definizione della parola mamma.

Questa stessa persona mi aveva gia' detto, dopo la conferenza della societa' civile a Ginevra, che era meglio che mio figlio fosse in prigione piuttosto che fosse morto per le bombe che avrebbe fabbricato.

Se avesse un minimo di dignita' umana, non starebbe li' a criticare cose di cui non sa nulla e ad applaudire quando i suoi compatrioti muoiono; ma tutti sono abituati a queste fantasie, creazione del regime tunisino.

Dopo il suo intervento, un ex prigioniero, presente in sala, si e' alzato e ha confermato a tutta l'assemblea che in Tunisia il sistema carcerario e' proprio come lo si era descritto e che egli stesso ha vissuto tutto questo orrore da cui non si riprendera' mai.

Térésa CHOPIN

Note:

Tradotto da Silvia Corbatto per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando le
fonti, l'autore e il traduttore.

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