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    I principi base per educar(ci) all'uso dei media

    16 marzo 2003 - Alvaro Duque - Tiziana Montaldo

    Fonte: Volontari per lo sviluppo - marzo 2003

    I principi base per educar(ci) all'uso dei media

    TV, NON M'INGANNI PIU'

    Non e' semplice cambiare il modo d'agire dei grandi gruppi di comunicazione. La chiave della trasformazione, o almeno della resistenza, e' oggi nelle mani dei cittadini in grado di fare una lettura critica dei media. Da qui nasce l'importanza di un'Educazione ai media, che Volontari per lo Sviluppo sta rilanciando attraverso corsi per adulti e seminari nelle scuole. Uno strumento per scoprire i segreti del prestigiatore. E formare cittadini democratici.

    DI ALVARO DUQUE E TIZIANA MONTALDO

    Dieci i punti principali da cui si puo' partire per lavorare:

    1) I media costruiscono la nostra cultura.

    La nostra percezione della realta' e' modellata dai mezzi che usiamo per comunicare. Ma gli stralci di realta' presentati dai media non sono la verita' nella sua completezza. Cosi', per avere un quadro ampio dei diversi avvenimenti occorre conoscere almeno: chi emette cosa? Con quale scopo? Perche' un'informazione viene data in un determinato momento piuttosto che in un altro? E ancora: perche' sono stati scelti quei particolari dettagli della storia? Le cifre che offrono hanno un significato? Che cosa puo' esser stato nascosto? Questo servizio e' davvero piu' importante degli altri?

    2) I media contengono messaggi ideologici e di valore.

    Osservare i valori che ci sono dietro ogni storia permette di trasformarci da consumatori passivi a cittadini attivi, in grado di contrastare le logiche che oggi reggono la produzione di informazione, cultura e comunicazione, ad esempio: la vita e' solo per i vincenti, bisogna primeggiare in tutti i campi, la felicita' consiste nel "possedere", tutto e' facile e si puo' ottenere velocemente, il prestigio e' dato dall'ostentazione di un prodotto, per vincere non serve altro che "apparire".

    3) I media usano tecniche identificabili.

    Avvicinandosi alle logiche di funzionamento dei media, si possono cogliere fenomeni come quello dell'autoreferenzialita' mediatica. Questo significa che i mezzi di comunicazione pubblicizzano notizie magari non importanti di per se', ma che diventano tali nel momento in cui sono state (o stanno per essere) pubblicate da un altro media. Un esempio: il matrimonio di un calciatore. Se una testata che appartiene allo stesso proprietario della squadra considera importante quel fatto, cosi' da pubblicarlo, molto probabilmente altri media faranno eco alla notizia. E poiche' i media spesso hanno rapporti anche con case editrici, discografiche o cinematografiche, o con ditte di telecomunicazioni o informatica la suddetta autoreferenzialita' diventa una spirale infinita. Saper interpretare la logica mediatica e' un altro fattore importante che ci permette di capire come mai la stessa notizia che un giorno apre i telegiornali e le prime pagine dei quotidiani, il giorno seguente cade nell'oblio, con la rapidita' con cui la schiuma sale e scende in un boccale di birra.

    La mucca pazza, il divieto di caccia alle balene, l'inquinamento dei mari, il buco nell'ozono, sono esempi tipici. Ma e' l'Aids la miglior rappresentazione di questo modo di agire dei media. Solo quando la malattia ha colpito personaggi famosi se n'e' parlato. Ora che non si percepisce come un grave problema sanitario nel Nord del pianeta, il tema e' passato nel dimenticatoio e pochi si ricordano dei 1.600 bambini che muoiono ogni giorno a causa della malattia o dei 32 milioni di persone affette dal virus.

    4) Ogni persona interpreta diversamente i messaggi.

    Se e' vero che i media trasformano i concetti tradizionali di spazio (sembra che gli avvenimenti accadano nel proprio quartiere) e di tempo (utilizzo di un presente continuo con pochi riferimenti al passato o al futuro, e una prevalenza dell'effimero), e' altrettanto vero che spesso ogni persona costruisce i propri significati, le proprie opinioni, proprio a partire dai media.

    5) Le immagini si leggono in modo diverso rispetto ai testi. Le immagini offrono un tipo di conoscenza caratterizzato dalla velocita', dalla fluidita' e dal decentramento, che ci fanno vedere il mondo in modo molto diverso da quello rappresentato tipograficamente. Le tecnologie basate sulle immagini e sull'interattivita' fanno si' che l'intelligenza sequenziale, che finora ha caratterizzato l'Occidente nella costruzione delle proprie conoscenze, ceda ogni giorno di piu' il passo all'intelligenza simultanea.

    6) I media sono piu' potenti quando toccano le emozioni. La sostituzione di caratteristiche quali importanza e attualita' di una notizia con quelle di interesse, novita' e verosimiglianza, fa si' che i media facciano piu' spesso richiamo alle emozioni.

    7) La maggior parte dei media sono controllati da interessi commerciali. Nessun mezzo e' gratuito, per cui conoscere i proprietari dei media e le loro logiche commerciali ci permette di "digerire" le informazioni che consumiamo (vedi box).

    8) I media costruiscono mondi di fantasia. I media non solo riproducono la realta', spesso la creano, originando cosi' un mondo diverso da quello quotidiano e "reale" delle persone. Ad esempio, i tempi utilizzati sono molto diversi da quelli reali, una persona puo' nascere, diventare adulta e morire in due ore.

    9) I messaggi dei media possono essere decodificati. Nei media esiste una retorica della esattezza dei dati, che opera illustrando cifre e risultati, cosi' da dare una parvenza di obiettivita' ai messaggi offerti e produrre consenso. Anche l'adulazione, la ripetizione, il timore, l'umore, le parole potenti e le immagini sessuali sono tecniche particolarmente comuni ed efficaci ai fini della persuasione. Un metodo per decodificare i messaggi nasce a partire da cinque domande: Come sappiamo quello che sappiamo? Chi parla? Che cosa causa un avvenimento, un fatto? In che modo i fatti avrebbero potuto essere presentati in modo diverso? Chi ha determinato cos'e' rilevante?

    10) Diventare "consumatori attivi e consapevoli" dei media. Confrontare le prime pagine di piu' quotidiani di diverso indirizzo (anche su Internet) e' un semplice trucco per guardare gli eventi da piu' punti di vista e cercare di farsene un'idea propria. Incrociare mezzi di informazione diversi sulla stessa notizia (tv, giornali, agenzie in rete). Astenersi dalle trasmissioni di puro intrattenimento che contengono in se', di fatto, una potente forza di modellamento ideologico e di valore (punto 2). Seguire anche qualche media slegato dai grandi gruppi (tv locali, giornali indipendenti, siti di diversa natura). Sono piccoli passi. Ma che possono aiutare ad acquisire capacita' di osservazione e interpretazione critica delle cose che si vedono o leggono.

    Senza demonizzare i mezzi di informazione che, se ben usati, ci aprono la strada per trasformare in conoscenza l'enorme quantita' di dati oggi disponibili, l'Educazione ai media cerca di formare persone caute. O, per dirla con Ambrose Bierce nel suo Dizionario del diavolo, persone "prudenti": "quelle che credono alla meta' di quanto vedono, a un quarto di quanto ascoltano e a una quinta parte di quanto sentono con l'olfatto o toccano con il tatto".

    [] Bibliografia minima:

    AA.VV., Media activism, Derive Approdi, 2002.
    C. Ottaviano, Media, scuola e societa', Carocci, 2001.
    P.C. Rivoltella, Media education, Carocci, 2001.
    M. Tricarico, Insegnare i media, GS Editrice, 1999.
    M. Morcellini, La tv fa bene ai bambini, Meltemi, 2001.
    J. Gonnet, Educazione, formazione e media, Armando, 2001.

    [] Siti web da non perdere:
    http://www.medmediaeducation.it/">http://www.medmediaeducation.it/ (Associazione Italiana per l'educazione ai
    media e alla comunicazione)
    http://www.formedianet.it">http://www.formedianet.it (Gruppo di professionisti della formazione e dei
    media che fanno Em)
    http://www.zaffiria.it/">http://www.zaffiria.it/ (Centro permanente per la formazione ai mass media)
    http://www.osservatorio.it/index.php">http://www.osservatorio.it/index.php (Tutela il pluralismo sociale,
    culturale e politico nei mezzi di comunicazione)
    http://www.medialit.org/">http://www.medialit.org/ (Center for Media Literacy).
    http://www.mediaed.org.uk/">http://www.mediaed.org.uk/ (Sito inglese sull'Em)

    [] BOX 1

    Informazione e conflitti: nove tecniche di manipolazione

    IL REPORTER VA ALLA GUERRA

    Gioco di ruoli. Per fare una guerra e poter contare sul consenso dell'opinione pubblica deve crearsi un gioco di ruoli: ci deve essere un Cattivo, contro il quale dobbiamo combattere, una vittima da difendere, e i Buoni che annienteranno il cattivo per portare pace, democrazia e giustizia. Il Cattivo se non e' cosi' chiaro va costruito, in modo che lo diventi in modo inequivocabile. Per farlo si possono usare diversi mezzi, tra cui la denominazione, l'uso di immagini choc che scatenino rabbia, odio e forte indignazione dell'opinione pubblica, la riscrizione della sua storia in modo parziale e univoco senza mai citare legami e contesti. L'inganno puo' avvenire per occultamento, inondazione di dati, sottrazione di vittime e moltiplicazione di danni. Un esempio del "gioco" e' stato l'Afghanistan. C'erano i cattivi (i talebani), i buoni (gli americani) e le vittime da difendere (l'Occidente, la democrazia, le donne).

    Denominazione. Il modo di chiamare cose e persone in una strategia della manipolazione e' fondamentale. Milosevic si chiama Slobodan, e' "il presidente" della Serbia ai tempi della guerra in Serbia, il presidente della Yugoslavia ai tempi del conflitto Nato-Kosovo. Nel 1994, ricorda Ennio Remondino, inviato della Rai, alla cerimonia di Parigi per la firma degli accordi di pace sulla Bosnia a Dayton, Bill Clinton si rivolse ai suoi interlocutori: "Mister president Milosevic, mister president Tudjman, Mister president Izetbegovic". Dopo il suo arresto gli aggettivi cambieranno da "dittatore" (quando fu eletto democraticamente) alla "belva dei Balcani". E il presidente croato Tudjman, famoso per i suoi massacri in Bosnia, morira' nel silenzio generale senza alcuna accusa infamante, con il beneplacito di tutta la comunita' internazionale.

    Effetto dissolvenza. Quanto piu' un fatto viene "urlato" tanto piu' in fretta scivolera' via. In generale, in caso di conflitti e' sempre bene che la guerra duri il minor tempo possibile, per non spaventare la gente e soprattutto perche' non si cominci a dubitare della "giusta causa" dell'intervento.

    Effetto panna montata. È definita cosi', da Remondino, la notizia - vera o falsa - talmente montata che nella sua esagerazione diventa realta' (vedi il Mullah Omar, cieco da un occhio, che si alza la sottana e fugge in motocicletta).

    Effetto Zoom. È quello che si usa raccontando un piccolissimo segmento dei fatti e slegandolo da qualunque contesto storico, sociale, geografico, economico, politico, passato e futuro. Quali erano i legami di Osama bin Laden con George Bush? Chi l'ha messo al potere? Chi vende le armi a Saddam Hussein? Un esempio eccellente e' la recente copertina di Time dedicata alle tre donne dell'anno, una e' colei che ha denunciato l'Fbi per non aver saputo (o voluto) gestire le numerose segnalazioni e informazioni che preannunciavano l'attentato dell'11 settembre. Non una parola, pero', ne' dei media italiani ne' di quelli americani sul significato di questo premio all'interno dell'indagine sulle responsabilita' dell'Fbi e del governo americano.

    Cifre impazzite. Quello delle cifre e' davvero un dato difficile da verificare. Soprattutto quando i fatti sono lontani. Il comando Nato alla fine della guerra contro Milosevic espose il bilancio del suo bottino: 120 tank, 220 blindati e 450 cannoni distrutti. Qualche settimana dopo, Newsweek pubblico' il bilancio segreto dell'Us Air Force sui bersagli veramente colpiti: in 78 giorni di bombardamenti ininterrotti l'Alleanza Atlantica aveva distrutto 14 tank, 18 blindati e 20 pezzi d'artiglieria. Nel 1989, durante la rivoluzione rumena, si denuncio' il "massacro" di Timisoara con 4.362 morti mutilati e torturati. I morti erano un sentito dire. In realta' c'erano solo 13 cadaveri di senza dimora che erano stati sottoposti, una volta deceduti, all'autopsia obbligatoria per legge. Per Ignacio Ramonet questo fu "il piu' grande inganno mondiale dopo l'invenzione della televisione".

    Guerra e pace mai! Bandita la parola "guerra" che potrebbe suggerire comunque immagini di vittime, morti, magari anche innocenti, case distrutte e sfollati. Meglio usare sinonimi piu' soft: campagna, missione umanitaria, operazione antiterrorismo, operazione di polizia, al massimo conflitto, intervento militare, azione armata. Le invenzioni piu' geniali sono state quella di bin Laden con la "guerra santa" e l'italianissima "guerra umanitaria". Allo stesso modo, la pace non e' quasi mai "pace", ma un "cessate il fuoco" o un "armistizio".

    Opzione zero. Cosi' definita da Mimmo Ca'ndito, inviato de La Stamp; e' il nuovo teorema del campo di battaglia: per mantenere il consenso e il sostegno dell'opinione pubblica, non ci devono essere morti tra gli our brave boys (i nostri ragazzi coraggiosi). Un esempio storico e' la guerra nel Golfo, con soli 146 morti (35 dei quali colpiti dagli "amici"). Dei pochi americani morti e dei piu' numerosi iracheni, nemmeno una foto. E nemmeno degli afgani morti nelle caverne per le microatomiche termobariche.

    Ground Rules. Furono quelle imposte ai giornalisti accreditati durante la guerra del Golfo dal generale Schwarzkopf. Tra le chicche: obbligo di essere accompagnati da una scorta militare, divieto di fotografare e/o filmare soldati morti o feriti, divieto di pubblicazione dei risultati conseguiti dalle operazioni militari, divieto di interviste non concordate. Non solo. Ca'ndito ricorda la creazione di un "pool di combattimento" di 192 giornalisti (tutti americani, tranne due inglesi) che avrebbe dovuto seguire le azioni militari con i marines, e poi inviare al centro stampa dove si trovavano i giornalisti. Ovviamente i reportage venivano "ripuliti" dai comandanti di unita', rendendoli pura aria.

    Tiziana Montaldo

    [] Per approfondire:
    Ennio Remondino, La tv va in guerra, Sperling & Kupfer Editori 2002
    Mimmo Candito, I reporter di guerra, Baldini & Castoldi 2002
    Carlo Gubitosa, L'informazione alternativa, Emi 2002
    AA.VV., L'informazione deviata, Zelig 2002

    FRASE:

    Nel 1989 in Romania si denuncio' il "massacro" di Timisoara con 4.362 morti
    mutilati e torturati. Su questo si costrui' la guerra. In seguito si seppe
    che erano 13 cadaveri di senza dimora sottoposti a regolare autopsia.

    [] Box 2

    Il mensile Volontari per lo Sviluppo ha organizzato un corso di educazione ai media per le scuole superiori: tre gli incontri previsti dedicati ognuno ad aspetti diversi della comunicazione. Il primo basato sulla percezione della notizia e sulle sensazioni che vengono suscitate e stimolate da colori e immagini; il secondo tentera' di approfondire con i ragazzi il modo in cui sono descritti da statistiche e giornali e sul come loro si vedono davvero; il terzo infine analizzera' i media attreverso alcuni esercizi per imparare a conoscere le varie parti di un quotidiano o di un tg e scoprirene i "trucchi". Le scuole interessate a questa iniziativa possono chiamare allo 011/8993823. A maggio inoltre si svolgera' a Torino un ciclo di incontri per adulti sui media al Centro sperimentale per il protagonismo giovanile El Barrio in strada Cuorgne' 81 in cui parteciperanno giornalisti ed esperti. L'iniziativa potra' essere ripetuta in altre citta' che desiderino organizzare nella propria citta' gli incontri. Informazioni: 011/2625526

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