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    Cosa si e' detto a Porto Alegre sull'informazione

    16 marzo 2003 - Stefania Milan

    Fonte: http://www.rekombinant.org/media-activism/article.php?sid=100"> http://www.rekombinant.org/media-activism/article.php?sid=100

    Media Forum Mondiale

    Porto Alegre: incontro CRIS

    Stefania Milan

    In preparazione al WSIS di dicembre a Ginevra

    "La comunicazione e' un diritto umano basico per lo sviluppo di una societa' piu' giusta, democratica e egualitaria", dice Sally Burch, di ALAI, davanti a migliaia di persone riunite allo stadio del Gigantinho. "E´ un tema di cui i movimenti sociali devono farsi carico: unire le tante esperienze di resistenza nella creazione di un´ampia corrente di azione e riflessione su questa materia. I movimenti lo assumano come parte inseparabile del loro programma". E dalla democratizzazione dei media al Summit Mondiale sulla Societa' dell´Informazione, in programma a Ginevra il prossimo dicembre il passo e' breve. "E´ preoccupante che non se ne sappia quasi niente", continua Burch.

    Il Summit e' organizzato dalle Nazioni Unite con ITU, in due fasi, la prima in Svizzera, la seconda a Tunisi nel 2005. E´ un processo tripartito: vi partecipano i governi, il settore privato e la societa' civile, per la prima volta invitata al tavolo delle discussioni. Di fatto pero' la partecipazione e' democratica solo sulla carta, e la societa' civile viene costantemente marginalizzata. La campagna CRIS (Diritti di Comunicazione nella Societa' dell´Informazione), lanciata a Porto Alegre 2002, vuole promuovere la discussione dei cittadini su questi temi e tenta di definire un´agenda comune. CRIS immagina una societa' dell´informazione basata sulla trasparenza e sulla diversita', sulla partecipazione e sulla giustizia sociale ed economica, nel rispetto delle differenze di genere e delle diverse prospettive regionali e culturali: una visione basata sui diritti e sullo sviluppo umano, e non sulla tecnologia. La prospettiva e' quella del diritto a comunicare, come superamento del diritto all´informazione e della liberta' di espressione gia' riconosciuti dalle carte costituzionali: significa riconoscere nella comunicazione un processo interattivo e partecipativo.

    Manca poco alla seconda conferenza preparatoria al Summit (PrepCom 2), a Ginevra dal 18 al 29 febbraio. Mentre nella prima parte dell´incontro siederanno allo stesso tavolo governi, privati e societa' civile, la seconda fase sara' esclusiva dei governi, a porte chiuse e con solo alcuni osservatori. La societa' civile sta organizzando per questa seconda fase dei momenti comuni di scambio e discussione, nonche' advocacy verso i rispettivi governi nazionali. Proprio per coordinare l´azione, al Social Forum ci sono due seminari su CRIS. I partecipanti arrivano da India, Francia, Stati Uniti, Argentina, solo per citare alcuni paesi, e ovviamente Brasile. Il confronto e' vivace: c´e' da decidere la posizione della societa' civile dentro il processo del WSIS, e come organizzare la protesta fuori dai luoghi del Summit. Cosa deve essere centrale nella mobilitazione? Molti i temi: il software libero, la lotta ai monopoli e al copyright, per cominciare. Ma e' stridente la differenza di necessita' tra i due emisferi. Se al Nord il problema e' il buon uso della Rete, al Sud la questione e' l´accesso stesso alla rete, in un contesto mondiale dove il 50% della popolazione non ha mai fatto nemmeno una telefonata.

    Che forme di protesta per la societa' civile fuori dalle porte? Varie le proposte: un contro-summit della societa' civile (sull´esempio di Porto Alegre, nato per contrapposizione a Davos), un incontro alternativo anche nella forma, magari decentrato, o una protesta via Web (ma un net strike rischierebbe di favorire il progetto contro il cyber-terrorismo di Bush). Nel frattempo si devono mobilitare i cittadini che cercano un altro mondo possibile, che non si puo' fare se non si democratizza la comunicazione. "Si sente l´esigenza di un movimento di resistenza alla situazione di comunicazione dominante, e' vitale per lo sviluppo del pensiero indipendente", spiega ancora Sally Burch. "E´ un tema di cui i movimenti devono farsi carico: unire le tante esperienze di resistenza nella creazione di un´ampia corrente di azione e riflessione". E conclude: "La lotta per la democratizzazione dei media si profila come una delle lotte sociali di questo secolo".

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