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    Judith Miller e’ libera, ma a scapito della riservatezza delle fonti

    4 ottobre 2005
    Fonte: Reportere Sans Frontiers


    Reporter Senza Frontiere ha salutato oggi il rilascio, avvenuto ieri, della giornalista del New York Times Judith Miller, che si trovava in prigione dal 6 luglio per aver rifiutato di rivelare una fonte, ma l’organizzazione si e’ rammaricata del fatto che per ottenere la liberta’ e’ stata costretta a violare il principio secondo cui le fonti giornalistiche sono riservate.

    “Il rilascio della Miller in se’ e’ ovviamente una buona notizia, ma ha riguadagnato la liberta’ in cambio della rivelazione del nome della sua fonte, anche se con il consenso della fonte, il che significa che il principio della riservatezza delle fonti, uno dei pilastri del giornalismo, e’ stato schernito”, ha detto l’organizzazione per la liberta’ di stampa.

    “La lotta per il riconoscimento di questo principio da parte del sistema giudiziario federale statunitense deve continuare”, ha detto Reporter Senza Frontiere. “Speriamo che il Congresso, dove sono stati presentati due disegni di legge al riguardo, affronti presto la questione.”

    La Miller e’ uscita ieri pomeriggio dalla prigione federale di Alessandria, nello stato orientale della Virginia, dove ha trascorso circa 12 settimane. E’ stata rilasciata in seguito ad un accordo con il procuratore federale Patrick Fitzgerald, il quale l’ha giudicata colpevole di oltraggio alla corte per aver rifiutato di rivelare il nome della sua fonte nel caso di Valerie Plame, l’ex agente della CIA il cui nome era stato fatto trapelare alla stampa nel 2003.

    Il rifiuto della Miller l’ha portata ad essere condannata due volte da una corte d’appello federale, come e’ successo a Matthew Cooper del Time. Dopo che il 27 giugno la corte suprema si e’ rifiutata di prendere in considerazione il loro caso, Cooper ha evitato di andare in prigione accettando infine di fare il nome della sua fonte, ma la Miller ha continuato a rifiutarsi. Il New York Times ha raccontato che la sua fonte era Lewis Libby, uno stretto collaboratore del Vice Presidente Dick Cheney. Ci si aspetta che la Miller lo confermi oggi al Gran Giuri’ della corte d’appello federale che precedentemente l’ha chiudere dibattito sulla riservatezza delle fonti giornalistiche. Due disegni di legge sull’argomento sono stati presentati al congresso in febbraio ma devono ancora essere discussi. Il loro passaggio porrebbe fine ad un vuoto legale in cui questo principio non e’ riconosciuto a livello federale, ma lo e’! , in teoria, in 31 stati che hanno delle cosiddette “leggi scudo”.

    Note:

    traduzione di Martina Perazza per www.peacelink.it

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