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    In Iraq si affacciano democrazia e libertà : l'Osservatorio Romano cambia linea

    21 novembre 2005 - Luca Kocci
    Fonte: Adista

    Cambia il papa e cambia anche la linea dell'Osservatore Romano
    sulla guerra: l'intransigenza mostrata più volte durante gli ultimi mesi
    del pontificato di Giovanni Paolo II è diventata, nelle ultime settimane,
    ambiguità, quando non timida approvazione.
    In occasione del secondo anniversario dell'attentato di Nassiriya, lo scorso
    12 novembre, in cui persero la vita 19 cittadini italiani (17 militari e
    2 civili) e decine di iracheni, il quotidiano della Santa Sede pubblica infatti
    un lungo articolo titolato "Dolorosa memoria e profonda riconoscenza per
    i caduti di Nassiriya". Se all'inizio c'è un breve passaggio sulla "disumana
    logica della guerra che fa scempio della vita umana e della sua dignità",
    in tutto il resto dell'articolo si celebra il "sacrificio" degli "operatori
    di pace" di Nassiriya, grazie al quale in Iraq oggi si può nuovamente assaporare
    ? dopo la "spietata dittatura di Saddam Hussein" ? la democrazia e la "libertà":
    "un sacrificio, dunque - scrive il quotidiano vaticano -, che con il tempo,
    in virtù degli sviluppi intervenuti sulla scena politica irachena, acquista
    rinnovato valore". Si ricordano le parole pronunciate dal card. Camillo Ruini
    durante l'omelia del funerale, a proposito della "grande e nobile missione
    dei caduti di Nassiriya, che hanno accettato di rischiare la vita per servire
    la nostra Nazione e per portare nel mondo la pace". E si ribadisce che "le
    vittime innocenti di Nassiriya erano andate in missione in Iraq per ristabilire
    la pace, per aiutare la popolazione locale a voltare pagina, verso la prospettiva
    di una serena quotidianità". "Quel 12 novembre - prosegue l'Osservatore -,
    in quella tragica circostanza si è specchiato il sacrificio degli operatori
    di pace. Il loro sangue è stato versato nell'adempimento di un nobile servizio,
    diretto a promuovere la pace in un territorio segnato dalle piaghe della
    dittatura, sfregiato dalla logica della guerra e scosso, con inquietante
    costanza, dalle violenze del dopoguerra".
    Parole e toni ben diversi dal "Mai più" con cui il quotidiano della Santa
    Sede, nel marzo 2003, titolava a tutta pagina, riprendendo le parole pronunciate
    da Giovanni Paolo II ("Mai più la guerra") durante un Angelus; o dalla prima
    pagina - "La follia della guerra" - del 21 marzo, all'indomani dell'inizio
    dei bombardamenti su Baghdad; o dal duro attacco al governo italiano, il
    30 marzo, per aver concesso l'uso delle basi militari alle Forze armate Usai
    (v. Adista n. 29/03).
    Del resto, la linea morbida dell'Osservatore Romano sembra rispecchiare quella
    di Benedetto XVI che pare ben lontano dal "no alla guerra senza se e senza
    ma" dell'ultima parte del pontificato di papa Wojtyla. Se Giovanni Paolo
    II nei suoi ultimi discorsi al Corpo Diplomatico presso la Santa Sede aveva
    sempre ribadito con fermezza la sua netta contrarietà alla guerra in Iraq
    (v. Adista nn. 7/2003, 5/2004), papa Ratzinger, lo scorso 12 novembre, in
    occasione della presentazione delle Lettere credenziali del nuovo ambasciatore
    statunitense presso la Santa Sede, Francis Rooney, ha confermato, nel suo
    discorso, l'alleanza Vaticano-Usa, evitando accuratamente di parlare di guerra
    e di Iraq, nonostante fosse appena esploso il caso delle bombe al fosforo
    utilizzate dalle truppe statunitensi durante l'assedio di Falluja: "Il popolo
    americano si è sempre distinto per la sua generosa solidarietà a favore degli
    svantaggiati e dei bisognosi di ogni Continente", dice Benedetto XVI al neo-ambasciatore
    (nostra traduzione dal discorso originale in lingua inglese, ndr). "In un
    mondo sempre più globalizzato, confido che la vostra Nazione continuerà ad
    esercitare una leadership fondata su un inalterato impegno per i valori di
    libertà, integrità e autodeterminazione". Spero, conclude il papa, "che negli
    anni a venire le nostre relazioni verranno approfondite e consolidate".

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