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    Come il New York Times ha scoperto tutte queste armi di distruzione di massa a Cuba e in Irak

    7 dicembre 2005 - Jane Franklin
    Fonte: ZNET/Cubadebate

    L’articolo del New York Times di domenica 8 settembre vociferava: “Gli U.S.A. affermano che Hussein ha intensificato la ricerca di componenti per la Bomba Atomica”. Questo pessimo articolo è oggi un esempio della disastrosa simbiosi che c’è fra la Casa Bianca e le corporazioni mediatiche. Utilizzando fonti della Casa Bianca, i coautori Judith Miller e Michael Gordon hanno spacciato per verità che “L’Iraq ha tentato di comprare migliaia di tubi di alluminio progettati apposta, secondo funzionari nordamericani, per essere utilizzati come componenti per centrifugare ed arricchire l’uranio” nella costruzione di armi nucleari.
    L’articolo avvisava che i funzionari U.S.A. erano allarmati per “la ricerca dell’Iraq di armi nucleari”. “Il primo segnale di prova, dicono, potrebbe essere la nube di un fungo nucleare”. Ecco pertanto il pretesto perfetto per la ricerca della guerra da parte di Bush: un articolo che riportava le parole dell’Amministrazione nella prima pagina del liberale New York Times, “il giornale della serietà”. Preparato per i programmi televisivi della domenica e i rispettivi invitati della Casa Bianca, l’articolo è stato mostrato poche ore prima della pubblicazione al vice presidente Dick Cheney, al Segretario di Stato Colin Powell e al Consigliere per la Sicurezza Nazionale Condoleeza Rice, ognuno dei quali ha approfittato dell’opportunità di divulgare questa terribile notizia al pubblico televisivo mondiale e nazionale.
    Nel programma “Meet the Press” con Tim Russert, Cheney ha citato l’articolo come prova in appoggio alla politica dell’Amministrazione: “C’è un articolo sul New York Times questa mattina. Si tratta di un articolo del Times. Non voglio parlare, ovviamente, riguardo a quella o a quell’altra fonte dei servizi segreti, però è gia di dominio pubblico, di fatto, che [Saddam Hussein] ha tentato in passato di acquistare dei tipi di tubi che sono necessari per costruire una centriguga che a sua volta serve per la costruzione di una bomba nucleare”. Il generale Colin Powell, un moderato secondo l’immagine riportata dai media (a parte il fatto di aver occultato il massacro di My Lai in Vietnam, di aver appoggiato i Contras in Nicaragua, e di aver coordinato l’invasione di Panama), faceva parte dello spettacolo. Nella sua intervista per “Fox News Sunday”, fatta da Tony Snow e Brit Hume, Powell ha esordito con un discorso bellicoso chiedendo “un cambio rapido di regime” dal momento che “il tempo non è dalla nostra parte”. “Come abbiamo potuto vedere nel reportage di questa mattina”, ha sottolineato con gravità, Hussein ha richiesto questi perticolari tubi di alluminio che servono per fare le centrifughe che consentiranno” di costruire bombe nucleari. Intervistata da Wolf Blitzer nel programma “Late Edition” della CNN, la Rice ha detto che la Casa Bianca è a conoscenza dell’ ”invio verso l’Iraq” di tubi di alluminio “che possono servire solo a programmi di armamento nucleare”. Ha omesso di menzionare che proprio il suo ufficio aveva ricevuto delle informazioni all’inizio dell’anno le quali riferivano che vi erano seri dubbi in merito a queste affermazioni. Prendendo in prestito una frase dell’articolo ha detto “non vogliamo che la prova finale sia la nube nucleare a forma di fungo”. Questa frase si è convertita nel grido di unione utilizzato dal Presidente Bush il 7 dicembre a Cincinnati che ha portato la nazione alla guerra. “l’Iraq”, ha detto, “ha tentato di acquistare tubi di alta qualità di alluminio e altri componenti che si utilizzano per la centrifuga dei gas, che si usano per arricchire l’uranio per le armi nucleari”.
    “Di fronte ad una prova evidente del pericolo”, ha detto, “non possiamo aspettare la prova finale – quella definitiva – la quale potrebbe venire con la nube nucleare a forma di fungo”. Quattro giorni dopo, un Congresso intimorito ha consegnato a Bush l’autorità per fare la guerra. Per questo la collusione fra il New York Times e l’Amministrazione Bush ha contribuito a scatenare una guerra catastrofica. I giornalisti hanno riportato che fonti della Casa Bianca avevano dato le informazioni, e la Casa Bianca ha detto che erano stati i giornalisti a documentare. Anche se erano già in discussione le supposte prove – in seguito rivelatesi inventate di sana pianta – la finzione della Casa Bianca veniva sottilmente mascherata di verità per ottenere la rispettosa copertina del Times.
    Quando il danno era già stato fatto, gli editori del Times hanno pubblicato, il 26 maggio 2004, una scusa patetica, dato il ruolo che aveva giocato il giornale nell’agevolare una supposta Guerra Contro il Terrorismo che sta per trasformarsi nella Guerra Eterna. Vergonandosi per l’evidenza delle false informazioni, gli editori hanno citato sei articoli in particolare, incluso ovviamente quello storico dell’otto settembre 2002. Judith Miller era la responsabile della maggior parte di questi (quattro su sei), più di qualunque altro giornalista, però c’erano anche altri autori e coautori: Chris Hedges, John Tagliabue, Patrick E. Tyler e Michael Gordon. Questi cinque, ad ogni modo, non sono le uniche voci ansiose.
    Adesso Arthur Sulzberger Jr. sta dando la colpa allo stesso modo sia agli editori del Times che a Judith Miller per le false informazioni, antecedenti la guerra, riguardo le armi di distruzione di massa in Iraq. Ha affermato che gli editori “non se ne sono resi conto in tempo”. E lui dov’era? E perché il Times ha pubblicato questi articoli sulle armi di distruzione di massa in Iraq nel mezzo di una campagna massiccia della Casa Bianca diretta a creare l’appoggio al piano di Bush di cacciare Hussein e conquistare l’Iraq? Quando si tratta di politica estera, i padroni del New York Times vanno a nozze con l’equipe della Casa Bianca, i quali forniscono le informazioni agli ansiosi strilloni delle corporazioni mediatiche. Essi condividono, per esempio, la stessa chiara posizione riguardo affari cruciali quali Cuba o Israele.
    La pessima informazione e la disinformazione del New York Times e degli altri media delle corporazioni mediatiche non sono una novità. Coloro che desiderino esplorare la loro sordida maniera di scrivere storie, soprattutto del Times, potrebbero cominciare consultando Lies of our Times (Menzogne dei nostri tempi [facendo un gioco di parole con Times]) una rivista mensile pubblicata da gennaio 1990 a dicembre 1994: l’articolo di Edward Herman “The New York Times vs. The Civil Society” (Il New York vs. La Società Civile) nel dicembre 2005, Z Magazine, Howard Riel e Richard Falk con “The Record of the Paper: How The New York Times Misreports US Foreign Policy”.
    Judith Miller ha potuto utilizzare il suo lavoro in un giornale prestigioso per aggiungersi come personalità chiave così come il favorito di Cheney, Ahmad Chalabi, un iracheno con legami iraniani capace di procurare disertori bugiardi. Nella Casa Bianca Miller è collegata a vari personaggi vicini a Cheney, non solo Lewis (Scooter) Libby. I suoi legami con John R. Bolton sono ugualmente insidiosi. E così come ha fornito collaborazione alla Casa Bianca nel suo proposito di ottenere un avvallo all’invasione dell’Iraq, uguale è stato il suo tentativo con Cuba.
    Nella primavera del 2003, il vecchio Presidente Jimmy Carter aveva programmato di visitare l’Avana, diventando il primo governante dento o fuori la Casa Bianca ad andare nell’isola dalla Rivoluzione del primo gennaio 1959. Dato che la visita contrastava con la politica di isolamento, di sanzioni commerciali e di viaggi a Cuba della Casa Bianca, questa, per certo, voleva sabotare il viaggio di Carter. Il 6 maggio, sei giorni prima del viaggio di Jimmy e Rosalyn Carter, il Sottosegretario di Stato per il controllo delle armi, John Bolton, pronunciava un discorso alla Fondazione Heritage di Washington dal titolo “Oltre l’asse del male: Minaccie ulteriori di armi di distruzione di massa”. Questi annunciava: “Gli USA credono che Cuba ha compiuto almeno uno studio specifico di indagine sullo sviluppo delle armi batteriologiche. Cuba ha consegnato biotecnologia di doppio uso a paesi che tramano qualcosa. Siamo preoccupati che questa tecnologia possa appoggiare la guerra biologica in quei paesi”.
    Senza perdere un minuto Judith Miller ha pubblicato un articolo allarmante sul New York Times, intitolato “Washington accusa Cuba di studiare la Guerra Batteriologica”. Inquadrato nel formato “dimmi che ti dirò” che caratterizza il giornalismo “obbiettivo” di questi tempi, Miller correttamente ha presentato il caso nel nome dei suoi contatti con la Casa Bianca. Chi potrebbe essere la persona che negherebbe o almeno questionerebbe la posizione di Bolton? Un ufficiale cubano, chiaramente. Dall’altro lato, ha citato in appoggio a Bolton un disertore sovietico, un disertore cubano, e un “funzionario dell’Amministrazione” non identificato.
    La Miller ha concluso il suo articolo citando il rappresentante cubano-americano di estrema destra Lincoln Dìaz-Balart (R-Fl), che ha fatto in passato appelli pubblici in favore dell’assassinio del Presidente Fidel Castro. Dìaz-Balart ha detto che i commenti di Bolton “iniziavano a mettere in risalto il dibattito su Cuba, uno stato terrorista con armi batteriologiche situato a 90 miglia dalla costa degli USA”. Pertanto, l’articolo spaziava dall’allegato di Bolton “studio specifico di indagine sullo sviluppo delle armi batteriologiche” all’affermazione di Dìaz-Balart di “armi batteriologiche” a 90 miglia dalla Florida.
    I lettori frettolosi probabilmente si perderebbero le prove, all’interno dell’articolo, che indicano l’opposizione da parte delle agenzie di intelligenza di Washington a quanto detto da Bolton. Miller ha riportato che Bolton aveva “alluso pubblicamente alle conclusioni delle agenzie nordamericane di intelligenza dopo mesi di lunghi dibattiti interni”. Dibattito interno? Che cosa intendeva dire? Può un giornalista investigativo aver indagato facilmente riguardo questi fatti? L’accusa infondata di Bolton era così scandalosa che è diventata una delle cause principali che ha impedito la sua conferma, da parte del Senato, per il posto di ambasciatore davanti all’ONU, giacchè aveva provato ad intimorire degli analisti affinchè dicessero che c’erano delle reali intenzioni da parte di Cuba di sviluppare armi battereologiche. Visto che si era informato, data l’insistenza di Cheney, Bush gli aveva dato il posto durante una seduta del Senato.
    Il New York Times, che non ha la pretesa di riportare le giuste notizie su Cuba, è sembrato il luogo perfetto per promuovere la l’attacco di Bolton. Il reportage della Miller mirava a convincere i lettori che il sistema sanitario vantato da Cuba altro non era che una facciata per coprire attività terroristiche. Ma allora perché Jimmy Carter avrebbe voluto visitare una nazione che possiede armi batteriologiche?
    Però questa volta l’Amministrazione era andata troppo oltre. Addirittura molti dei media in mano corporativa hanno riconosciuto la perversione che c’era stata nel presentare il sistema sanitario cubano, ammirato da tutto il mondo, come una minaccia terroristica. C’è stato un coro virtuale di “dove sono le prove?” Il Sun Sentinal della Florida ha menzionato il fatto quando è uscita quest’accusa, e dopo ha continuato con un editoriale che si domandava: “Qual è il problema?” La rivista Newsday di New York ha chiamato l’accusa di terrorismo “una insinuazione assurda”, prendendo nota che “Cuba ha il sistema biomedico più sofisticato di tutta l’America Latina”, e aggiungendo: “e che cosa?” Risposte scettiche da tutte le parti inclusi il Chicago Tribune, Il Baltimore Sun e il Guardian di Londra. (L’accusa di Bolton faceva parte di una campagna più estesa che adduceva che a Cuba vi erano armi di distruzione di massa come era stato esplorato nel mio articolo, “In cerca dei terroristi nel sistema sanitario di Cuba.”, Z Magazine, giugno 2003.)
    Jimmy Carter non ha cancellato il suo viaggio. Al contrario. Durante la visita, mentre lui e Rosalyn passavano per il Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologia con Fidel Castro, gli ha rivelato che prima del suo viaggio durante vari incontri lui aveva chiesto alla Casa Bianca, al Dipartimento di Stato e alla Cia se c’era qualche possibilità che “qualche attività terroristica fosse appoggiata da Cuba”, e la risposta dei tre è stata “No”. Perché la Miller non ha fatto ciò? Perché i suoi editori non lo hanno presteso da lei?
    Sarebbe stato interessante essere una mosca sul muro durante l’incontro la scorsa estate fra Judith Miller e Bolton quando era lei era in prigione. È stata l’amicizia o la paura ciò che l’ha portato a visitarla? Il New York Times non si è mai scusato per l’articolo del 7 maggio 2002, che ha promosso i falsi capi d’accusa di Bolton su Cuba, a parte il fatto che gli editori dovevano essersi accorti di quello che Carter aveva detto una settimana dopo.
    In ottobre, quando le sue storie sono state smontate, la Miller ha riferito al Times, “Armi di distruzione di massa – mi sono completamente sbagliata”. Incolpando le sue fonti, ha detto ”gli analisti, gli esperti e i giornalisti che hanno lavorato su questo, ci siamo tutti sbagliati”. Non credo che sia una gran fatica cercarsi fonti migliori di Ahmad Chalabi, John Bolton, Karl Rove, Scooter Libby, Dick Cheney e gli altri della banda di Bush.

    Note:

    traduzione di Carlo Vigna per peacelink

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