Vignette satiriche e libertà di stampa

Nella vicenda delle vignette duramente contestate dal mondo islamico non si può invocare la libertà d'espressione
7 febbraio 2006
Nello Margiotta

Storicamente le vignette satiriche hanno avuto due caratterizzazioni
completamente opposte; da un lato si svilupparono nei movimenti liberali
prima e socialisti poi del XIX secolo come graffiante critica al potere
reazionario degli stati europei per poi allargarsi alla sfera sociale e dei
costumi, e su questo tipo di vignetta satirica è sacrosanto reclamare la
libertà di stampa;
quasi contemporaneamente si sviluppò la satira di regime che, soprattutto in
epoca prebellica veniva utilizzata per denigrare e mettere in ridicolo il
possibile nemico, questo tipo di vignette trovarono il loro momento piu'
disgustono prima e durante la II guerra mondiale, in Italia e Germania,
quando attaccavano gli ebrei in virtù della proclamazione della supremazia
della razza ariana.
Si può ragionevolmente ritenere che le vignette satiriche contestate duramente dal mondo islamico facciano parte del secondo tipo; se fossero state sviluppate
all'interno, per esempio, della società iraniana o saudita, avrebbe avuto
senso difenderle per appoggiare una manifestazione della società laica di quei
paesi di opporsi, usando come mezzo la satira, alla oppressiva censura culturale del potere teocratico;
ma vignette nate in un paese, la Danimarca, la cui società è già abbastanza
libera da qualunque tipo di condizionamento politico o religioso, non
possono essere state fatte che per colpire "l'altro", visto come nemico, e
ciò può essere pericolo, proprio perchè presuppone quello scontro di civiltà, che da più parti, ragionevolmente, viene negato, ma che vediamo venir messo in pratica quando vengono assaltate le ambasciate dei paesi occidentali da masse inferocite, sulla cui spontaneità dell'azione si nutrono molti dubbi, ma che sono sintomatiche di un forte disagio, le cui origine, economiche, politiche e culturali, sono sicuramente complesse, ma che non va assolutamente sottovalutato se vogliamo che il mediterraneo ritorni ad essere un mare che unisca i popoli e non un confine da presidiare con la flotta, come fu fino al XVIII secolo.

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