Un libro per l'educazione ai media
Video-form-azioni
Giochi ed esercizi con e intorno al video
Prefazione di Roberto Farnè Educatore e animatore sono termini che indicano due ambiti professionali caratterizzati da competenze diverse, ma anche da zone di interazione; un educatore può far ricorso nel proprio lavoro a metodi e tecniche di animazione, così come un animatore culturale, soprattutto quando lavora direttamente con bambini e ragazzi, svolge di fatto anche una funzione educativa. Semplificando un po', potremmo dire che "Una volta c'era l'insegnante...", nel senso che era di fatto l'unica figura accreditata di educatore, operatore culturale, maestro di vita... e la scuola era il "sacrario" dove avveniva la formazione del soggetto attraverso la trasmissione culturale e l'assunzione di un habitus mentale e disciplinare. Fuori dalla scuola avveniva certamente una parte significativa dell'educazione del soggetto, in famiglia innanzi tutto, ma anche in parrocchia, in associazione, nel partito ecc., ma era una sorta di "zona grigia" dell'educazione, ritenuta marginale e non iscritta all'albo ufficiale della Pedagogia e della Cultura.
Dalla quarta di copertina
"Una tecnologia per tutti" o "Per una tecnologia veramente democratica", potrebbero essere gli slogan di queste pagine. Attenzione però: Video-form-azioni non è un libro rivolto agli appassionati di tecnologia, nè un manuale specialistico di introduzione al videomaking e nemmeno un percorso sullo strumento audiovisivo. Semplicemente è una preziosa proposta di materiali di lavoro per educatori e animatori: esperienze, tutte rigorosamente testate sul campo, che potranno essere creativamente "manipolate" e re-inventate, secondo lo "spirito" proprio dell'animazione. Insomma, è una guida per sperimentare percorsi di Media Education. Quindi più che svelare i trucchi delle sorprendenti diavolerie da creare nel laboratorio della post produzione, suggerisce l'efficace spazio educativo che si può aprire con un approccio a "soglia tecnologica bassa", nel quale liberare lo sguardo dei ragazzi, cioè giungere al cuore dei media e dei loro messaggi. In questo approccio, l'uso delle tecnologie caratterizza le attività di animazione ma in maniera limitata e non invasiva rispetto alla finalità educativa del processo. Per realizzare gli esercizi suggeriti non occorrono grandi investimenti nè sofisticate apparecchiature. Il criterio cui si ispirano è "la massima resa (educativa) con la minima spesa (tecnologica)". Come un gioco a carte scoperte, oppure una specie di viaggio, dove alla fine si può davvero scoprire chi c'è dietro il mago di Oz.
Un bisogno diffuso di Media Education
L'educazione ai media, lungi dall'essere un semplice esercizio artificiale o esotico, e' prima di tutto la misura della nostra liberta' quotidiana. Il peso dei media nella nostra realta' instaura uno stretto rapporto fra quelli e i temi legati ai concetti di cittadinanza e democrazia. Un'immagine molto efficace suggerisce che siano due i territori "abitati" dall'uomo contemporaneo: quello storico, "reale", e quello rappresentato dai mondi virtuali della comunicazione mediale; dunque, si impone la necessita' di abilitare a una doppia "cittadinanza". Non si tratta solo di un problema "culturale": verifichiamo ogni giorno come nelle moderne democrazie occidentali l'esercizio e il governo della democrazia passino attraverso l'uso e il controllo dei media. Oltre ai facili rilievi che si possono fare a proposito, per esempio della particolare situazione italiana, si consideri come alcune realta' sociali rischiano letteralmente di "non esistere" agli effetti della pubblica opinione, nella misura in cui i media non assicurano loro la giusta "visibilita'". È propriamente anche un problema "politico" in senso lato; cioe' - per tornare alla nostra precedente affermazione - una questione di cittadinanza. Masterman sostiene che in questa prospettiva la Media Education e' destinata a giocare un ruolo vitale: La democratizzazione delle istituzioni e la lunga marcia verso una democrazia veramente partecipativa dipenderanno in massima parte dalla capacita' dei cittadini di operare un certo controllo, di divenire forti agenti di cambiamento, di prendere decisioni razionali (spesso sulla base dei media stessi) e di comunicare tra di loro in modo efficace anche grazie a un uso e a un coinvolgimento attivo nei media. Dunque, noi crediamo che esista un bisogno diffuso di ME, benche' non sempre esplicitato, a livello piu' generale di societa'. Cio' si puo' evincere, tra l'altro, proprio da alcuni documenti interni al sistema mediale, come il Codice di autoregolamentazione TV e minori, adottato in Italia una prima volta nel 1997 e aggiornato nel 2002: qui tale bisogno emerge per contrasto, nel senso che le emittenti si impegnano "ad aiutare gli adulti, le famiglie e i minori a un uso corretto e appropriato delle trasmissioni televisive" (Principi generali, comma B), a promuovere campagne di sensibilizzazione "per un uso consapevole del mezzo televisivo con particolare riferimento alla fruizione famigliare congiunta" (art. 5.2). È come se si ammettesse che il consumo di televisione non possa essere considerato un fatto "naturale", nonostante l'estrema familiarita' che tale esperienza ha assunto nella societa' contemporanea: il consumo televisivo richiede, piuttosto, attenzioni specifiche, nel senso di interventi, anche elementari, di formazione. In questa prospettiva siamo convinti che ogni educatore non possa fare a meno, oggi, di essere un edu-comunicatore: non gia' un tecnologo, ma un professionista "capace di integrare i diversi media nelle sue pratiche educative". Senza imbarazzi, ma con il gusto di scoprire nuove possibilita' formative insieme ai destinatari della propria azione. In questo modo si potra' rompere il diaframma che separa le "due realta'" e la persona potra' muoversi da "cittadino" su entrambi i fronti. ...L'educazione ai media non puo' che configurarsi come una scommessa, la scommessa della popolazione adulta di avere qualcosa da dire ai bambini, ai ragazzi, ai giovani (e magari anche a se stessi) in ordine agli strumenti e ai messaggi dei media, non certo con la pretesa di voler insegnare in maniera esaustiva e sistematica tutto quello che c'e' da sapere, ma almeno di creare delle situazioni di approfondimento riflessivo, di scoperta (anche comunitaria) di senso, di analisi critica delle situazioni e dei linguaggi.
Note: Il libro puo' essere ordinato sul sito www.lameridiana.it
Parole chiave:
educazione, education

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