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    STRATEGIE

    L' inglese Bt L' esempio per cambiare

    12 settembre 2006 - Danilo Taino
    Fonte: Il Corriere della Sera (http://www.corriere.it)

    Grande meraviglia le telecomunicazioni. Ma che non sarebbero state facili da usare lo si capì subito, nel 1801, quando la prima linea di telegrafo ottico - pannelli montati su torrette - fu tirata tra la Danimarca e la Svezia. Lo scopo era difensivo, nel timore di un attaco della flotta britannica. E, in effetti, quando, il 2 aprile, l' allora vice-ammiraglio Horatio Nelson attaccò il porto di Copenhagen, il primo sistema mondiale di telecom funzionò alla perfezione: gli svedesi ne furono subito informati e risposero di avere ricevuto il messaggio. Solo che non fecero nulla per aiutare gli alleati. Che furono sconfitti. Nel tempo, le tecnologie sono cambiate. E le aspettative sollevate dagli strumenti per comunicare a distanza qualche volta, come due secoli fa, sono andate deluse, altre volte sono state soddisfatte. Per decenni, ad esempio, il telegrafo è convissuto con il telefono e i due mezzi funzionavano abbastanza bene: era chiaro a cosa servissero rispettivamente, non c' erano invasioni di campo sostanziali, la qualità del servizio (soprattutto telefonico) non era gran che ma ai gestori delle reti - per lo più monopoli di Stato, qualche volta privati - non c' erano alternative. Basse aspettative, scarse delusioni. Oggi, però, quando si dice la parola telecom, si aprono mondi immensi. Sotto quel cappello la confusione è enorme: che sarà anche segno di situazione eccellente, avrebbe detto il presidente Mao, ma è di sicuro indice di alti e bassi, di cambiamenti repentini, di successi e insuccessi in tutto il settore. Forse, per capire qualcosa, vale la pena dare un' occhiata al Paese dove questo grande caos è iniziato e alla società che ne è stata vittima e beneficiaria: Gran Bretagna e British Telecom (oggi Bt Group). L' anno di svolta per le società di telecomunicazioni di tutto il mondo è infatti il 1984, quando la signora Margaret Thatcher decide la prima grande privatizzazione, appunto l' inefficiente società dei telefoni, la telecon più vecchia del mondo. In parallelo, avanza una prima timida e poi sempre più accentuata liberalizzazione, con l' arrivo di nuovi concorrenti. Nel frattempo, le tecnologie cambiano, arrivano i telefoni mobili, i personal computer si diffondono, esplode Internet, le reti si modernizzano fino alla banda larga. Bt cambia pelle. Commette errori strategici, i su e giù di una delle industrie più difficili del mondo. Fino a un qualche anno fa, quando al vertice arriva l' uomo che decide di rivoltare di nuovo il gruppo, Ben Varwaayen, un olandese. È a questo punto che la storia di Bt diventa di nuovo interessante e può raccontare qualcosa anche in Italia. Varwaayen ridefinisce insieme alle autorità (Ofcom) un quadro regolatorio nuovo, si libera della gestione diretta del business di telefonia mobile (O2) e lancia un investimento da dieci miliardi di sterline (quasi 15 miliardi in euro) per trasformare il suo intero network (i fili del telefono britannici) in una rete basata su tecnologia internet. Dal 2009, le isole britanniche saranno a tecnologia del Ventunesimo Secolo e Bt sarà in grado di giocare a tutto campo, prima telecom nazionale del mondo, il triple play, musica di voce, banda larga e televisione. La famosa convergenza. Nel settore più visibile, la tv, Bt ha già firmato accordi con Bbc, Paramount e Warner Music. Ma le potenzialità della nuova strategia, probabilmente, vanno oltre. Detta diversamente: la new new thing, la novità vera, nel settore, oggi sembra essere la trasformazione da semplice telecom a fornitore di servizi mediatici via Internet. Grandi Fastweb, per semplificare, anche se le tecnologie sono diverse, con l' aggiunta di servizi business-to-business. Il fatto è che all' inizio del decennio il settore mondiale delle telecom ha fatto un bagno senza precedenti. Mentre tutto sommato era chiaro che le entrate da telefonia fissa stavano crollando - per via dell' aumento della concorrenza e per gli effetti delle nuove tecnologie, non ultima la voce pressoché gratuita via Internet - i grandi gruppi internazionali furono abbagliati dalle previsioni sulla crescita del traffico dati. Gli investimenti furono enormi e molti gruppi, sia di infrastrutture sia di gestione delle reti, che fino a pochi mesi prima della crisi brillavano come stelle, finirono male: Global Crossing, Viatel, WorldCom, 360networks. Nella sola Europa, le telecom spesero 109 miliardi di euro per comprare dagli Stati le licenze per le reti di terza generazione, il famoso Umts che è ancora oggi commercialmente lontano. Un' altra volta, aspettative deluse, sogni spezzati seguiti da anni di difficoltà - ancora non terminati -, debiti da riassorbire e strategie da ridisegnare. Se il modello Bt sia ora quello giusto è difficile da dire. Certo, molti lo stanno seguendo, si tratti di telecom che partono dalla telefonia per arrivare a Internet e alla tv, o operatori di tv via cavo che si espandono verso la telefonia fissa o mobile. In Europa su strade un po' diverse da quelle seguite negli Stati Uniti, dove l' acquisizione di BellSouth, annunciata in marzo, da parte di At&t per 67 miliardi di dollari è stata guidata dal desiderio di aumentare la quota nella telefonia mobile (Cingular), settore che in America ha ancora spazi di crescita ma in Europa è considerato maturo. Tutto sommato, però, si può dire che ogni telecom del mondo sia alla ricerca di strade nuove, di convergenze, di servizi da introdurre sulla rete per sostituire le entrate calanti del business voce. Nella speranza che dall' altra parte del filo non siano tutti svedesi...e diano retta. 109 Miliardi: quanto spesero i gruppi di Tlc per le licenze Umts 67 Miliardi: quanto ha speso At&t per l' acquisto di BellSouth 15 Miliardi: quanto ha speso Bt per il progetto di tripla convergenza Imprese/1 Imprese/2 Il presidente di Telefonica Cesar Alierta. Il colosso spagnolo è entrato nella telefonia mobile in Gran Bretagna *** Lombard Didier alla guida di France Telecom. Il gruppo transalpino ha operato drastiche ristrutturazioni *** Il numero uno di Deutsche Telekom Kai-Uwe Ricke. Il colosso tedesco vuole crescere nell' Ue *** Il presidente di British Telecom (oggi Bt Group), l' olandese Ben Varwaayen, ha rinnovato il gruppo

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