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    Il libro nel pil, stati inalterati di lettura

    Intorno al tema «Investire per crescere» si aprono oggi a Roma le assise dell'editoria. Ma i dati ribadiscono che un italiano su due continua a non leggere
    21 settembre 2006 - Maria Teresa Carbone
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Ma è proprio necessario ricordare che i risultati scolastici tendono a migliorare nettamente se lo studente ha a disposizione una - anche piccola - biblioteca domestica o che i libri possono rappresentare in età adulta non solo una fonte occasionale di svago ma anche un prezioso strumento per aggiornare e arricchire le proprie conoscenze (e quindi potenzialmente per migliorare il proprio status socioeconomico)? A quanto pare, sì, è necessario, visto che su questi temi - all'apparenza tanto scontati da risultare banali - si incentrano le due giornate degli Stati generali dell'editoria, che si tengono oggi e domani presso il complesso di San Michele a Roma, su iniziativa dell'Associazione italiana editori.
    Dopo avere amaramente constatato che continuare a fare appello al vecchio binomio libro-cultura non paga (alla lettera), gli editori italiani hanno deciso di puntare su argomentazioni più solide nella speranza che finalmente vengano attuate quelle politiche istituzionali di sostegno alla lettura di cui da decenni si reclama la necessità e senza le quali - come sottolinea il «libro bianco» pubblicato in occasione degli Stati generali e significativamente intitolato Investire per crescere- «i divari e le forbici tenderanno ad allargarsi in maniera irreversibile». Divari e forbici in realtà già ben presenti, come il «libro bianco» non manca di rilevare con affermazioni provocatorie e condite di punti esclamativi: «Se la Calabria avesse avuto negli anni Settanta il tasso di lettura della Liguria, oggi avrebbe una produttività del lavoro di cinquanta punti maggiore!» strilla per esempio il capitolo dedicato al «ritorno economico della lettura», portando a sostegno una ricerca svolta per conto dell'Aie da un gruppo di lavoro coordinato da Antonello Scorcu, docente di Politica economica nell'università di Bologna, e da Edoardo Gaffeo, che insegna Economia politica nell'ateneo di Trento.
    Analizzando la crescita della produttività nelle venti regioni italiane fra il 1980 e il 2003, l'indagine - condotta utilizzando un metodo econometrico noto come «Barro regression» - ha infatti messo in luce che la variabile della lettura contribuisce in modo significativo a spiegare le differenze nella crescita economica tra le regioni. Tanto stretta è (o per lo meno appare) la relazione fra lettura e prodotto interno lordo che, prendendo in considerazione da un lato il contributo che le diverse regioni portano al pil e dall'altro la distribuzione della lettura, le due serie di dati risultano quasi perfettamente sovrapponibili: così dunque le regioni del nord contribuiscono al pil per il 54 per cento (e raccolgono il 53,4 per cento dei lettori), quelle del centro contribuiscono per il 21 per cento (e hanno il 20,24 per cento dei lettori) e infine quelle del sud contribuiscono per il 25 per cento circa (contro un 26,2 per cento di lettori).
    Allo stesso modo, il «libro bianco» dell'Aie, citando l'indagine internazionale Pisa (Programme for International Student Assessment), rileva come gli studenti italiani che possono usufruire di una piccola biblioteca domestica (oltre i cinquanta libri) registrino prestazioni scolastiche di circa il quindici per cento superiori rispetto ai coetanei che abitano in una casa priva di libri. Eppure, negli ultimi tre anni l'«investimento» in libri da parte delle famiglie italiane non solo non è cresciuto, ma ha invece visto un calo che sfiora il diciassette per cento (e rispetto alla fine degli anni Ottanta la diminuzione registrata supera il venti per cento). Un dato, questo, che sembrerebbe all'apparenza in contraddizione con l'aumento della percentuale complessiva dei lettori: se infatti nel 2000 il 61,4 per cento degli italiani dichiarava di non avere letto neanche un libro nel corso dell'anno, nel 2005 i non lettori sono «soltanto» il 57,7 per cento della popolazione totale. Peccato che, a una analisi più ravvicinata dei dati, emerga come i cosiddetti «lettori forti», quelli che leggono almeno un libro al mese, sono - osserva sconsolato Giovanni Peresson, dell'ufficio studi dell'Aie - «una porzione minuscola della società italiana», in tutto tre milioni di individui su cui di fatto poggia quasi per intero il mercato editoriale del nostro paese. Sono valori, aggiunge Peresson, che «collocano l'Italia - e in definitiva il nostro sistema industriale in termini di ampliamento e valorizzazione del capitale umano, della produttività e della capacità di generare innovazione - alle spalle delle altre grandi economie europee e nordamericane». Nessuna sorpresa insomma che ancora una volta la spesa pro capite per acquisto di libri collochi l'Italia al tredicesimo posto nella vecchia «Europa dei Quindici», davanti solo al Portogallo e alla Grecia (ma con un tasso di crescita inferiore anche a questi due paesi).
    Nella massa di dati che il «libro bianco» riporta a dimostrazione della miopia che le politiche statali hanno dimostrato nei confronti della lettura, vale la pena di soffermarsi almeno ancora su due punti: da un lato la tragica situazione delle biblioteche, che negli ultimi cinque anni hanno subito una flessione del 26 per cento per gli investimenti destinati agli acquisti, dall'altro l'assoluto disinteresse (finanziario e organizzativo) nei confronti dei corsi di lingua e cultura italiana all'estero, che contano in tutto il mondo meno di mezzo milione di studenti, nonostante la potenziale domanda sia molto superiore.
    Sarà adesso interessante vedere nelle due giornate di discussione degli Stati generali dell'editoria come reagirà a questi dati, e alle concrete proposte contenute nel «Manifesto per le politiche del libro nella XV legislatura» posto a conclusione del «libro bianco», lo stuolo di politici presenti, a cominciare dal ministro per i beni culturali Francesco Rutelli che questa mattina insieme al presidente Giorgio Napolitano aprirà i lavori dell'incontro.

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