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    Guerra contro la libertà di stampa in America Latina: tredici giornalisti assassinati in tre mesi

    Nel primo semestre del 2006 erano stati nove i giornalisti assassinati nel continente. In appena tre mesi, luglio, agosto e settembre, altri 13 sono stati assassinati in quella che è una vera e propria guerra a bassa intensità contro la libertà di stampa nel continente. Solo in questo decennio sono centinaia i giornalisti assassinati in America Latina. Al primo posto la Colombia, con 83 morti, seguita da Messico e Brasile.
    5 ottobre 2006 - Gennaro Carotenuto

    Il caso più grave degli ultimi tre mesi, e passato completamente sotto silenzio, proviene dalla remota Guyana. L'8 d'agosto, una banda armata ha assaltato la sede del quotidiano “Kaieteur News”. Quando si sono allontanati hanno lasciato cinque morti: Richard Stewart, Chetram Pergaud, Elion Wegman, Mark Mikoo, y Shazim Mohamed.
    In Colombia due giornalisti radiofonici, lavoravano su denunce di corruzione. Non si conoscevano, ma sono morti a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. Milton Fabián Sánchez, 37 anni, è stato ammazzato a colpi di pistola il 9 agosto a Yumbo. Atilano Pérez Barrios, è caduto in condizioni simili a Cartagena. In condizioni simili, in Venezuela, Jesús Flores Rojas, è stato ammazzato a pistolettate il 23 agosto.
    Un altro giornalista radiofonico, Eduardo Maaz, guatemalteco, è stato ucciso con cinque colpi di pistola il 10 settembre. In questo caso unico, il suo presunto assassino, di nome Orlando Vázquez, è stato arrestato 48 ore dopo il crimine.
    Il 28 di agosto nel Salvador, Douglas Hernández, 26 anni, stava investigando a El Congo, quando -è la versione ufficiale- è stato vittima del fuoco incrociato tra poliziotti e presunti delinquenti.
    Nella Repubblica Dominicana negli ultimi tre mesi sono stati assassinati due giornalisti: Domingo Disla Florentino, avvocato e giornalista è stato assassinato a Boca Chica, e Facundo Lavatta, corrispondente di “Radio Comercial” il 25 settembre. Mercedes Castillo presidente dell'Ordine dei giornalisti dominicano denuncia l'insostenibile livello di aggressioni, minacce di morte, sequestri lampo, interrogatori abusivi che subiscono i giornalisti del paese. I colpevoli appartengono a tre categorie: narcotrafficanti, membri di bande criminali (le pandillas) ma anche uomini di scorta ad alte personalità.
    In Messico, il nove agosto è stato trovato il cadavere di Enrique Perea Quintanilla, direttore della rivista “Dos Caras, Una Verdad”. Stava lavorando su casi di omicidi non risolti dalla polizia nello stato di Chihuahua e il suo corpo presentava evidenti segni di tortura.
    Gli omicidi non completano le statistiche. Ci sono anche i sequestri, i ferimenti, gli attentati, per non parlare delle minacce personali e alle famiglie che rendono arduo il lavoro informativo. Il caso più clamoroso si è avuto il 12 agosto a San Paolo, in Brasile, dove l'organizzazione criminale “Primer Comando de la Capital” (PCC) ha sequestrato un giornalista ed un tecnico della TV Globo. Il secondo è stato liberato con un video sulle condizioni di vita nelle carceri brasiliane che la televisione ha mostrato per ottenere la liberazione del primo.
    Infine, infine nell'elenco dei soli fatti più clamorosi, il primo settembre a Merida, una granada è esplosa nella sede del periodico “Esto” e il 22 agosto raffiche di mitra sono state sparate contro la sede della Radio Universidad di Oaxaca in Messico.
    Fonte principale: http://www.alainet.org/active/13692=es

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