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    Lo spettro del raìs agita le tv arabe

    La Cbs annuncia: l'esecuzione ripresa in video. E i media arabi già s'interrogano sull'uso delle immagini dell'impiccagione. Saddam per gli arabi è già morto - come avvertono alcuni - o la sua uccisione scatenerà una grande rivolta sunnita?
    29 dicembre 2006 - Michele Giorgio
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Il network statunitense Cbs ha rivelato ieri che l'esecuzione di Saddam verrà filmata e le immagini verranno consegnate alla televisione irachena. La tv americana cita il consigliere per la sicurezza nazionale iracheno Mouffak al Rubaie, secondo cui la data dell'impiccagione sarebbe imminente e non sarà resa pubblica, per evitare disordini da parte dei sostenitori dl deposto raìs. Ma come reagirebbe il Medio Oriente se le immagini dell'uccisione dell'ex dittatore venissero rimandate dai principali network panarabi, come nel caso delle vignette sul Profeta Maometto? I giudizi variano e sorgono interrogativi sul ruolo che i media arabi, in particolare le tv satellitari, avranno nell'indirizzare l'opinione pubblica. «Non credo che l'esecuzione di Saddam Hussein scatenerà forti reazioni popolari - ha detto al manifesto il noto analista egiziano Mohammed Sayed Said - ci saranno dimostrazioni di protesta in paesi come la Giordania e nei Territori palestinesi dove il raìs iracheno godeva di molti consensi, ma escludo che queste reazioni possano sfociare in violenze a lungo termine. Il passato regime iracheno è stato travolto dall'invasione americana ormai quasi quattro anni fa e in questo lasso di tempo Saddam è svanito, riemergendo solo in occasione del processo. La gente ha cominciato a dimenticarlo o comunque a considerarlo un personaggio del passato».
    Sayed Said tuttavia prosegue: «Dobbiamo considerare che in Iraq è in atto un confronto violento e sanguinoso tra musulmani sciiti e musulmani sunniti e l'esecuzione di Saddam è destinata a pesare, e non poco, in quel contesto - ha spiegato l'analista - i sunniti che prima erano al potere sentono la pressione della maggioranza sciita e ai loro occhi l'eliminazione del vecchio presidente non è altro che una vendetta contro tutti i sunniti. E questo cominciano a pensarlo anche in alcuni paesi vicini all'Iraq, come quelli del Golfo. Se poi teniamo conto del processo-farsa al quale è stato sottoposto Saddam, è chiaro che i media avranno molto potere nelle loro mani». Potere che useranno in quale modo: dando sostegno all'immagine di un Saddam «martire» oppure demolendo definitivamente il Saddam «dittatore brutale» che aveva fatto sudare freddo le petromonarchie del Golfo? Sayed Said crede che televisioni, radio e giornali, se Saddam verrà impiccato, esprimeranno linee molto diverse. «Questo è già evidente oggi - ha notato - Jazeera, che è una televisione del Qatar, ha mostrato una certa simpatia per l'ex presidente iracheno e ha dato ampio spazio alle tante critiche, anche occidentali, che sono state fatte al processo subito da Saddam. Al-Arabiya, di proprietà saudita come molte altre emittenti satellitari, non è stata tenera con Saddam che a Riyadh non gode di alcuna stima».
    Ridimensiona il ruolo dei media e le possibili conseguenze dell'esecuzione per i rapporti tra sunniti e sciiti, Deib Hourani, corrispondente dai Territori occupati della televisione libanese Al-Manar, che fa capo al partito sciita Hezbollah. «Le reti televisive avranno qualche accento diverso ma alla fine faranno solo il loro lavoro - ha detto - daranno una copertura enorme all'evento, ma staranno attente a non spingere troppo sull'acceleratore dei sentimenti popolari». Hourani non crede che sia interesse di alcuna parte politica o religiosa alimentare lo scontro tra musulmani. «La mia televisione non fa che lanciare ad ogni occasione l'idea dell'unità del mondo islamico», ha aggiunto. Non si aspetta reazioni popolari significative all'impiccagione di Saddam Hussein anche Ruba Najar, corrispondente della televisione siriana. «Gli arabi non hanno reagito quando l'Iraq è stato occupato e devastato e quindi non andranno oltre qualche manifestazione dopo la morte di Saddan. I media tuttavia faranno la loro parte e mettendo in evidenza un aspetto piuttosto di un altro potrebbero ritrovarsi a giocare un ruolo oltre le loro vere intenzioni», ha detto.
    I principali giornali arabi rispetto alle televisioni sembrano avere più le mani libere e, sebbene in questi giorni diverse testate appaiano occupate più a criticare l'Iran e a denunciare presunte «mire espansioniste persiane» che a denunciare le intenzioni bellicose di George Bush contro Teheran, hanno dedicato editoriali su editoriali alla sentenza di morte contro Saddam. Potrebbero perciò condizionare una parte dell'opinione pubblica araba. Ghassan Cherbel, noto editorialista di Al Hayat, pensa che «l'esecuzione di Saddam sia più odiosa degli stessi crimini dell'ex raìs» e che «coloro che hanno sradicato il suo regime e aperto la porta all'ignoto, coloro che hanno disciolto l'esercito iracheno e che coloro che hanno formato gli "squadroni della morte" per assassinare gli innocenti e hanno attizzato il fuoco interconfessionale, sono peggiori di Saddam». Cherbel ha accusato l'ex presidente iracheno di essere stato un dittatore crudele ma, ha aggiunto, «sotto il suo regime l'Iraq esisteva».

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