MediaWatch

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

    «Piccoli» quotidiani crescono Il caso della stampa giovane

    In controtendenza con la crisi mondiale della carta stampata il fenomeno dei giornali per adolescenti e bambini. È proprio il pubblico del Web a conquistare nuove testate da Miami a Parigi a Karthum
    24 dicembre 2006 - Andrea Rocco
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    I numeri dei quotidiani da qualche anno hanno segnalato il declino e continuano anche recentemente ad essere impietosi. In tutto il mondo. La Newspaper Association of America (Naa), che per obblighi di scuderia e per rassicurare gli inserzionisti dovrebbe eccedere sul lato dell'ottimismo, parla di un calo di percentuale di lettori sulla popolazione totale nell'ordine del 7 per cento in sette anni, con una forte accentuazione del calo nelle fasce di età più giovani. Per il 2007 gli analisti finanziari della Lehman Brothers prevedono un crollo dei profitti pubblicitari dei quotidiani statunitensi nell'ordine del 4 per cento, dopo un 2006 che ha registrato una perdita dell'1.7 per cento.
    Si prevede un'accentuazione di una crisi ormai di lunga durata, a cui fa riscontro la crescita della raccolta pubblicitaria su Internet. Nei tre maggiori mercati pubblicitari del mondo, Stati Uniti, Giappone e Regno Unito, i consumatori passano oltre un quinto (21.9%) del loro «tempo media» su Internet ma il Web incassa solo il 6.8% delle risorse pubblicitarie. Un drastico riequilibrio è ormai alle porte e infatti gli analisti prevedono che un quarto della pubblicità sui quotidiani stampati è destinata a spostarsi sul Web entro 10 anni.
    Nella generale e irreversibile crisi della carta stampata, non tutti precipitano, anzi ci sono casi in evidente (anche se forse temporanea) controtendenza. Un settore è, almeno negli Stati Uniti, quello dei piccoli e piccolissimi quotidiani iper-localistici. Ma il caso più sorprendente di «vitalità stampata» e di «resistenza» a Internet è quello dei quotidiani e periodici per bambini, adolescenti e giovani. Proprio verso quel segmento di lettori che sembrano essere le avanguardie dell'abbandono della carta e della trasmigrazione sul Web come canale di informazione sembrano indirizzarsi un gran numero di iniziative e di investimenti, apparentemente coronati da successo.
    I casi vengono da varie parti del mondo. Decano del settore è il francese Mon Quotidien, originariamente indirizzato a un pubblico di lettori tra i 10 e i 15 anni è giunto a vendere 200 mila copie (tutte in abbonamento, 42 euro per 100 numeri). Esce dal 1995, edito dalla Play Bac Presse un piccolo editore indipendente creato da tre amici che è cresciuto sino ad avere 75 dipendenti e 26 milioni di euro di fatturato. Recentemente Mon Quotidien, di ottima fattura grafica e giornalistica, è stato affiancato da due testate per bambini (Quoti, dai 5 ai 7 anni, Le Petit Quotidien, dai 7 ai 10) e da una per giovani dai 14 anni in su, l'actu.
    Il successo di Mon Quotidien ha fatto drizzare le orecchie ad alcuni colossi editoriali europei e statunitensi. Un progetto simile sembra avere Mathias Doepfner, il big boss della tedesca Springer. Springer l'anno scorso ha lanciato Welt Kompakt, una versione «light» (a pagamento) di Die Welt, indirizzato esplicitamente ai lettori giovani. Secondo quanto dichiarato da uno dei direttori, Jan-Eric Peters «il 50% dei nostri lettori non avevano mai letto regolarmente dei quotidiani e ha un'età tra i 18 e i 35 anni». Gli inventori di Mon Quotidien sono stati anche cooptati dal Miami Herald per creare un inserto indirizzato ai giovani, accolto in modo assai lusinghiero, ma che è stato poi dismesso in quanto non in linea con i rigidi criteri di ritorno economico del quotidiano egemone della Florida.
    Un altro interessante esempio, su un fronte diverso, viene dal Sudan: Minbar Al-Shahab (La Tribuna dei Giovani) è un quotidiano nato a Khartoum l'estate scorsa, scritto da giovani per i giovani di un Paese dove l'informazione non è merce abbondante come nel Primo Mondo. 5000 copie stampate grazie al sostegno dell'agenzia delle Nazioni Unite Unpd e dell'Ambasciata dei Paesi Bassi, una leva di giornalisti nuova di zecca e grande attenzione ai temi dell'educazione, dell'economia, della democrazia.
    Sempre non-profit, ma in terra americana è il canadese One80. Partito da un progetto di citizen journalism specificamente per giovani nell'area di Toronto, è cresciuto fino a diventare una grossa realtà nella provincia dell'Ontario (55.000 copie vendute) con progetti per una edizione nazionale. Ha alle spalle organizzazioni non profit, ma anche una divisione del TorStar Group, il più grosso gruppo editoriale canadese.
    Il modello distributivo è quello della free-press (475 punti di distribuzione), con una forte presenza e sostegno del sito web (www.oneeighty.com). E in realtà le esperienze nuove di «editoria giovanile» hanno più di un punto in comune con i giornali della galassia della free-press. I quali a loro volta tendono ad avere un contenuto e degli inserzionisti molto più spostati su target demografici giovani rispetto alla stampa tradizionale.
    Un caso di apparente successo negli Stati Uniti, è l'Express, stampato dal Washington Post, e creato sul modello dei «quotidiani da pendolari» (free-press), diretti ad un pubblico che non legge quotidiani e che trovano un concorrente forte non nei giornali maggiori ma nell'I-Pod.
    Ma le nuove testate non sono esenti da critiche. Roxanne Cooper, sul sito della American Association of Newspapers ha recentemente scritto che si tratta di pubblicazioni «basate su studi di marketing che non hanno la capacità di creare quella relazione profonda con i lettori come sapevano fare i grandi quotidiani». I quotidiani per giovani sarebbero versioni «instupidite» dei giornali maggiori, avrebbero completamente abbandonato la funzione di «narrare delle storie», eviterebbero a tutti i costi «temi e posizioni controverse per paura di offendere lettori e inserzionisti».

    PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.7 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Posta elettronica certificata (PEC)