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    Rapporto 2006

    L' anno nero della democrazia Nel mondo ora si è fermata

    18 gennaio 2007 - Danilo Taino
    Fonte: Il Corriere della Sera (http://www.corriere.it)

    DAL NOSTRO INVIATO NEW DELHI (India) - Anno gramo, il 2006, per la libertà nel mondo. L' avanzamento della democrazia e dei diritti civili, che dopo la caduta dell' Unione Sovietica sembrava una marcia trionfale, è entrato in una fase di «stagnazione», dice nel suo rapporto annuale Freedom House, il centro di studi conservatore americano che dal 1972 traccia la mappa globale dello stato dei diritti dei cittadini. Anzi, l' anno scorso ha visto spuntare tendenze negative in aree del pianeta dove la libertà sembrava aver attecchito con vigore, per esempio in Asia. E, mentre il Medio Oriente e le ex repubbliche sovietiche non hanno fatto alcun passo avanti, dittatori e regimi autoritari hanno dato il via a una forte reazione contro organizzazioni non governative e giornalisti. L' Agenda per la Libertà, uno dei pilastri della politica estera di George Bush, è in panne. Nel complesso, tra chi è migliorato e chi è peggiorato, il numero di Paesi che godono di libertà e quello dei Paesi che non sono liberi o solo in parte tali è cambiato di poco, rispetto al 2005: in 90 Stati le cose vanno bene (46% della popolazione mondiale), in 58 maluccio (23%) e in 45 non c' è proprio alcuna libertà (30%). Tre piccoli Paesi sono stati promossi (Nepal, Haiti, Guyana) ma due decisamente rilevanti (Tailandia e Congo-Brazzaville) sono precipitati. In anni recenti, Freedom House aveva compilato rapporti piuttosto ottimisti ed aveva sostenuto la politica della Casa Bianca, cioè l' obiettivo di espandere libertà e democrazia nel mondo anche attraverso un forte interventismo. Il bilancio 2006 ha raffreddato gli entusiasmi. In Medio Oriente, la situazione è quella che tutti conoscono e, se qualche cambiamento c' è stato è in peggio, come in Libano, dove Freedom House sottolinea l' attività perversa di Hezbollah e l' influenza deleteria di Siria e Iran su quella che era stata chiamata rivoluzione dei cedri e aveva sollevato speranza per tutta la regione. Sullo scacchiere russo, nessuna festa, anzi. A Mosca, l' autoritarismo di Vladimir Putin è sempre più evidente nei confronti dei movimenti di opinione indipendenti e della stampa. E nelle repubbliche dell' ex impero le cose vanno piuttosto male: in Ucraina la rivoluzione arancione ha avuto una forte battuta d' arresto e, dice il think tank americano, Bielorussia, Turkmenistan e Uzbekistan sono tra gli Stati con la peggiore performance in fatto di diritti umani e libertà democratiche. Il trend più nuovo e preoccupante, però, è germogliato in Asia. Con lo sviluppo peggiore in Thailandia, dove è ormai chiaro che il colpo di Stato dello scorso autunno non è affatto leggero e transitorio, come era sembrato quando cittadini e turisti si facevano fotografare davanti ai carri armati putschisti: in pochi mesi, il nuovo regime dei militari si è dimostrato dilettantesco in molti campi (gli investitori esteri sono nel panico per una serie di misure restrittive delle libertà economiche), autoritario con i mezzi d' informazione e incapace di garantire l' ordine (per capodanno una serie di bombe ha provocato tre morti a Bangkok). Ma la Thailandia non è sola, in Asia, ad avere invertito la rotta. Nello Sri Lanka, l' attività rivoluzionaria delle Tigri del Tamil ha portato alla soppressione di una serie di spazi democratici e alla continua intimidazione dei media. In Bangladesh, la situazione non è ancora precipitata fino in fondo, ma le elezioni sono state rinviate e l' uso del coprifuoco sta diventando un' arma di lotta politica. Il rapporto di Freedom House, poi, ricorda il colpo di stato nelle Isole Fiji, le violenze scoppiate l' anno scorso a Timor Est e il declino delle libertà nelle Filippine, in Malaysia, nel terribile Myanmar (Birmania) e persino nelle Isole Salomone. L' Asia, in questa fase, è la regione del mondo che, sulla base della sua straordinaria crescita economica, sta diventando via via più assertiva: una sua retromarcia in fatto di libertà e democrazia rischia di spingere le relazioni internazionali in un caos serio. Allarme appropriato, quello di Freedom House, anche perché in Cina le cose, nel 2006, sono andate male: repressione della stampa e di Internet, controllo stretto sulle religioni, iniziative dello Stato contro i militanti per i diritti civili e i loro avvocati. Anche se, aggiunge il rapporto americano, lo sviluppo dell' economia di mercato fa sperare che prima o poi anche le liberta prendano piede nell' impero di mezzo. C' è un serio pericolo - conclude Freedom House - che l' espansione delle libertà rimanga stagnante nei prossimi anni, o addirittura faccia passi indietro. Problema aperto davanti a Bush e alla sua Agenda per la Libertà. Ma non solo davanti al presidente americano: non c' è niente da ridere se i dittatori mostrano i muscoli. * * * 2,4 miliardi di persone vivono sotto regimi autoritari, secondo il rapporto di Freedom House * * * THAILANDIA Il colpo di Stato dei generali, che ha estromesso il premier Thaksin, non è transitorio. La giunta militare ha imposto misure restrittive. Crolli in Borsa, bombe a Bangkok a Capodanno * * * LIBANO Il 2005 era stato segnato della «rivoluzione dei cedri»: un anno dopo, in seguito alla guerra con Israele, Hezbollah è un attore politico di primo piano, cresce l' influenza di Siria e Iran * * * RUSSIA L' autoritarismo di Vladimir Putin è sempre più evidente nei confronti dei movimenti indipendenti e della stampa (nella foto la giornalista Anna Politovskaya, uccisa a Mosca)

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