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    Il Wall Street Journal nelle mani di Murdoch

    27 giugno 2007 - Franco Carlini
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Se confermata, è una pessima notizia: dietro ricompensa più che congrua, 5 miliardi di dollari, il Wall Street Journal viene lasciato dalla dinastia dei Bancroft all'imperatore mondiale dei media, Rupert Murdoch. Pessima perché a nessuno, nemmeno ai più sfegatati liberisti - che di solito cercano di tenere un po' di equilibrio civico - dovrebbe far piacere che un tassello così importante dell'informazione economica venga associato a un arcipelago tendenzialmente monopolista, fatto di testate giornalistiche, televisive e siti internet a scala mondiale. La cosa è preoccupante in sé, indipendentemente dal colore politico del nuovo proprietario. Il quale in effetti non ne ha, la sua unica linea editoriale essendo da sempre quella del massimo profitto e basta. Si dirà: ma non erano una buona cosa gli editori puri, quelli solo interessati ai dollari, anziché, come in Italia, desiderosi di influire sull'agenda politica? Il guaio è che Murdoch la sua agenda politica ce l'ha eccome, e consiste nell'assenza di ogni principio, avendo dimostrato di saper ribaltare le linee editoriali dei suoi media a seconda di convenienza. Volta per volta, paese per paese, può appoggiare, anche in maniera assai tifosa, un qualsiasi schieramento, così ottenendo due vantaggi: si ingrazia i governi (per esempio quello di Bush o Blair), a sua volta influenzandoli, e «appare» flessibile e indipendente. I servizi dei canali Fox Usa, esempio di giornalismo che violenta i fatti, sono lì a documentarlo. È il trionfo dell'economia che comanda ai media, che a loro volta vanno a far parte del blocco di potere. Il quotidiano americano aveva una tradizione di informazione libera e di inchieste micidiali sui poteri forti dell'economia, pur affiancata da editoriali di estremo conservatorismo, ma sempre nettamente separati. Gli sforzi di assicurare indipendenza a un comitato editoriale semiesterno saranno poca cosa, di fronte alla potenza del denaro e dell'integrazione dei media digitali. Chiamasi foglia di fico.

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