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    Serventi Longhi: «Sì ai finanziamenti per i giornali politici. Ma quelli veri»

    11 luglio 2007
    Fonte: L'Unità (http://www.unita.it)

    «Tutte e due i pluralismi vanno difesi, l’editoria e il pluralismo dei giornali di partito: dobbiamo saper distinguere e dobbiamo sapere operare coerentemente». È la valutazione del segretario della Federazione nazionale della Stampa, Paolo Serventi Longhi: «Sicuramente - ha spiegato - occorrerà distinguere in maniera trasparente i finanziamenti pubblici ai giornali di partito dai finanziamenti che vengono dati dallo Stato in genere al pluralismo dell’informazione. I finanziamenti ai giornali di partito sono finanziamenti alla politica, non sono interventi di sostegno all’editoria. Condivido l’intendimento di chi vuol rafforzare il finanziamento pubblico e spostare sul finanziamento pubblico l’onere per i giornali di partito. Bisogna naturalmente fare una selezione sul numero delle copie vendute, la qualità del prodotto, il lavoro giornalistico e non. Occorre che siano rispettati tutti questi principi ma con una funzione dichiaratamente di politica e non informativa».

    I finanziamenti per la stampa politica è giusto che restino, insomma, ma «distinguendo il sostegno giusto, e che va rafforzato, ai veri organi di informazione politica, evitando l’indiscriminato finanziamento a testate che vendono poche decine di copie, non occupano lavoratori dipendenti, non rispettano i contratti di lavoro e non garantiscono una informazione completa e corretta».

    Il segretario Fnsi è stato ieri ascoltato dala commissione giustizia del Senato sulle nuove norme per le intercettazioni. Un’audizione positiva, dice: «Ormai è chiaro che l’orientamento della commissione Giustizia del Senato è quello di proporre modifiche sostanziali al ddl Mastella sulle intercettazioni. Modifiche che, ci auguriamo, verranno incontro a quelle che abbiamo proposto noi». L’Fnsi, insieme all’Unione cronisti, chiede che sia garantita un’informazione corretta e completa, eliminando le norme limitatrici della libertà di informazione e l’aggravamento delle sanzioni che il ddl prevede: «Cogliamo queste novità - ha detto Serventi Longhi - come un elemento positivo grazie anche alla battaglia dei giornalisti italiani. Certo ha aiutato la sentenza della Corte europea per i diritti umani di Strasburgo, che ha enfatizzato il diritto alla conoscenza».

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