L'Europa boccia la legge Gasparri: due mesi di tempo per modificarla

Per l'Ue la legislazione italiana concede vantaggi ingiustificati a Rai e Mediaset. Il ministro Gentiloni: «Richiamo sacrosanto, ora accelerare l'iter della nuova legge»
19 luglio 2007 - Stefano Milani
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

All'Europa la legge Gasparri continua a non piacere proprio. Esattamente un anno fa - era il 19 luglio 2006 - il primo monito, ieri è arrivato l'ultimatum. Due mesi di tempo all'Italia per adeguarsi alle norme comunitarie in materia di frequenze e diritti televisivi per il passaggio dal sistema analogico a quello digitale, oltrepassati i quali il nostro paese rischia un deferimento alla Corte di giustizia delle Comunità europee.
Nel mirino di Bruxelles, ci sono le norme che regolamentano il passaggio alla tv del futuro tanto decantata dal precedente governo e che, di fatto, stanno ostacolando l'ingresso di nuovi operatori privilegiando quelli già attivi nell'attuale sistema televisivo, così da violare le disposizioni comunitarie sull'assegnazione delle frequenze e sulla concorrenza nelle reti e nei servizi. La bocciatura della legge Gasparri da parte del commissario Ue alla concorrenza, Neelie Kroes, è dunque totale e senza appello per via di «restrizioni ingiustificate» che portano a «vantaggi ingiustificati». Problema ben noto quello del pluralismo nell'etere nostrano, con Rai, Mediaset e Telecom Italia Media a spartirsi l'intera torta televisiva, lasciando sul tavolo soltanto le briciole. Secondo l'Unione europea, «la situazione che conosce attualmente la televisione analogica, in cui solo alcuni operatori possono essere in concorrenza sul mercato dei servizi di radiodiffusione, rischia di riprodursi con la televisione digitale terrestre, il che lascerebbe i consumatori italiani di fronte a una scelta limitata».
Ma non è tutto, da Bruxelles fanno sapere che l'attuale normativa italiana consentirebbe alle emittenti esistenti di acquistare un numero di frequenze per la sperimentazione digitale «superiore a quello necessario» per la trasmissione simultanea dei loro programmi, sia in analogico che in digitale, come pure di «mantenere il controllo sulle frequenze e sulle reti per le trasmissioni analogiche anche dopo la data prevista per la cessazione della radiodiffusione in tecnica analogica (switch-off)». Questo, «priverebbe i concorrenti del dividendo digitale risultante dall'accresciuta capacità delle reti digitali».
A prendere la palla al balzo è il ministro Gentiloni secondo cui quello della Ue è «un richiamo sacrosanto». «La legge Gasparri - dice il titolare alle comunicazioni - è incompatibile con l'ordinamento europeo» sottolineando che il suo ddl «cancella» la 112 e «reintroduce i principi fondamentali di pluralismo e concorrenza». L'intento è quello di bloccare il cosiddetto trading, ovvero la compravendita di frequenze da parte degli operatori che attualmente possiedono più di due reti analogiche nazionali, così come richiesto dall'Europa. «Ora mi aspetto una decisa accelerazione del suo iter», conclude Gentiloni, il cui disegno di legge è però al momento arenato alle commissioni Cultura e Trasporti della Camera. Proprio ieri si sarebbe dovuto affrontare il fatidico articolo 2 del provvedimento - quello relativo alla soglia del 45% alla raccolta degli spot - ma alla fine l'incontro è saltato per altri impegni parlamentari. Di rimando in rimando, però, i due mesi a disposizione per cambiare l'attuale normativa rischiano di passare senza colpo ferire, anche se una proroga sembra già dietro l'angolo.
E Gasparri che dice? Il padre dell'attuale legge rimanda al mittente ogni accusa invitando la maggioranza «a fare autocritica» perché «per quanto riguarda la pubblicità, l'Ue e l'Antitrust italiano hanno criticato le tesi del centrosinistra».

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