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    E Polis, per due anni giornalisti in cassa integrazione

    Siglato l'accordo con la Fnsi e il ministro del Lavoro. Impegno a reintegrare i dipendenti terminato il periodo di cig
    2 agosto 2007
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Cassa integrazione per i 136 giornalisti del gruppo E Polis dell'editore Nichi Grauso. La notizia che fa tirare un piccolo anche se amaro sospiro di sollievo ai lavoratori è il risultato dell'accordo siglato ieri al ministero del Lavoro dall'azienda con la Federazione nazionale della stampa italiana, le Assostampa delle regioni dove esistono i quotidiani del gruppo e il Comitato di redazione. Sono 63 i giornalisti a tempo determinato che usufruiranno della Cigs fino alla scadenza del loro contratto e potranno contare sulla clausola che impegna l'azienda ad assumerli una volta riassorbiti i 73 con il contratto a tempo indeterminato. Il ricorso agli ammortizzatori sociali potrà durare al massimo due anni anche se una prima verifica dell'accordo si terrà ad ottobre e l'azienda avrebbe ipotizzato la ripresa delle pubblicazioni a settembre senza fornire precisazioni. A guidare la delegazione sindacale è stato il presidente della Fnsi Franco Siddi mentre il gruppo era rappresentato dal direttore Antonio Cipriani (in una duplice veste dato che rientra tra i lavoratori in Cigs), dal commercialista e dalla dirigente amministrativa. I giornali del gruppo non vengono più distribuiti dal 17 luglio dopo la rottura delle trattative sul piano di ricapitalizzazione tra l'editore e lo stampatore Umberto Seregni che vanta il principale credito pari a circa 20 milioni di euro. Fuori dal salvagente della cassa integrazione le centinaia di collaboratori «a pezzo» che non vedono un euro da sei mesi. Giornalisti che hanno lavorato pagandosi da soli il cellulare, la benzina, il collegamento internet. «Salariati a cottimo» come si è definita una di loro che, in una lettera pubblicata sul sito della Fnsi, fa capire benissimo la parabola lavorativa dei tanti, quasi 800, che in questo momento si sentono «un'inutile zavorra da sacrificare alla salute dell'azienda».

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