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    Forze armate in guerra: come ha funzionato la censura Usa

    Traduzione di Sergio De Simone
    5 dicembre 2002 - Norman Solomon

    Fonte: - ZNet
    http://www.zmag.org/Italy/solomon-wardeath.htm

    A dodici anni dalla guerra del Golfo, la percezione che ne ha il pubblico e' molto utile alla Casa Bianca, secondo uno schema logorato dal tempo. Gli inganni sulle guerre precedenti fanno apparire accettabile la prossima. Come osservo' George Orwell: "Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato".

    Non e' insolito sentire giornalisti e politici dire che la guerra del Golfo fece poche vittime. Considerando l'ampiezza delle bugie dei media, questo mito difficilmente puo' sorprendere.

    "Quando la guerra dall'aria ebbe inizio nel gennaio 1991", ricorda Patrick J. Sloyan, che fu corrispondente dal Golfo per il Newsday, "ai media vennero fornite riprese attentamente selezionate da(l gen. Norman) Schwarzkopf in Arabia Saudita e da(l gen. Colin) Powell a Washington. La gran parte era del tutto fuorviante".

    In un saggio scritto quest'anno come sostenitore della Alicia Patterson Foundation, Sloyan descrive "le limitazioni imposte ai reporters sul campo di battaglia" nel 1991: "in accordo a regole definite da(l segretario della difesa Dick) Cheney e Powell, ai giornalisti non era permesso di muoversi senza scorta militare. Tutte le interviste dovevano essere tenute sotto la sorveglianta di scorte militari per gli affari pubblici. Ogni linea, ogni fotografia, ogni rullo di pellicola doveva essere approvato - censurato - prima di essere ammesso. E queste regole furono messe in pratica senza pieta'".

    All'inizio di dicembre del 2002, David Show, critico del Los Angeles Times, racconto' ai lettori: "sulla base del comportamento nel passato, sia dell'attuale amministrazione Bush sia dell'antecedente repubblicana, ci sono tutti gli estremi per credere che se faremo la guerra all'Iraq, Washington esercitera' piu' controllo sui media che mai in passato, usando ogni tattica dalla manipolazione all'inganno e alla disinformazione".

    Per la gran parte, le organizzazioni di informazione prevalenti sono avidi complici di un siffatto inganno. Le loro obiezioni sono flebili e tardive, come da routine.

    Anche quando si manifestano, le critiche dei media di solito evitano qualunque questione morale. Si appuntano con maggior probabilita' alle pretese infondate di perfezione tecnica: se le "bombe intelligenti" siano davvero precise, se i missili cruise siano usciti dalla loro traiettoria, e cosi' via. Ma il maggior inganno della guerra del Golfo fu molto piu' profondo. "Manipolando la prima e spesso piu' durevole percezione di Desert Storm", scrisse Sloyan, "l'amministrazione Bush non lascio' circolare un solo video o immagine di qualcuno che veniva ucciso. Questa presentazione disinfestata, priva di sangue ad opera di commentatori militari ha lasciato il mondo intero nella convinzione che Desert Storm sia stata una guerra senza morti".

    Ora, il Pentagono e' in marcia verso quella che un poster nell'ultimo numero del Mad Magazine chiama "Guerre del Golfo, episodio III". ("Produzione allo scopo di distrarre la vostra attenzione dall'economia in fallimento. Prodotto dal complesso industriale-militare in associazione con Exxon, Texaco, Mobil ed altri".) Una ragione chiave per cui molti americani sono inclini ad accettare la prossima guerra e' che l'episodio I sembrava un film per la TV di decente fattura. I riferimenti dei media a "Desert Storm" raramente poggiano - o solo menzionano - le perdite umane durante le sei settimane di guerra.

    Ma nel suo ultimo eccellente libro, Tinderbox, lo studioso Stephen Zunes sottolinea: "la maggior parte delle stime situa il numero di morti nella guerra del Golfo nell'ordine dei centomila. Grazie all'aumento della precisione della guerra aerea, la proporzione di civili iracheni uccisi fu molto minore di quanto non fosse stata in precedenti campagne aeree. Allo stesso tempo, siccome il bombardamento fu il piu' pesante della storia mondiale - con decine di migliaia di incursioni - i numeri assoluti furono piuttosto alti. La maggior parte delle stime di morti civili parlano di circa 15 mila vittime".

    Quali sono le probabili conseguenze sul piano umano della guerra imminente contro l'Iraq? Sono i media che dovrebbero porre la domanda. Ma il pubblico americano resta all'oscuro.

    "L'obiettivo riconosciuto dagli USA di un cambio di regime significa che qualunque nuovo conflitto sara' piu' intenso e distruttivo della guerra del Golfo, e comportera' l'uso di armi piu' distruttive sviluppate nel frattempo", sosteneva una rapporto pubblicato il mese scorso da operatori sanitari dell'organizzazione londinese Medact e dei Medici Internazionali per la Prevenzione della Guerra Nucleare. Mettevano in guardia: "Inoltre, la salute mentale e fisica degli iracheni e' molto peggiore che nel 1991, rendendoli questa volta molto piu' vulnerabili".

    Il rapporto affermava che "stime credibili del numero totale di possibili vittime da entrambe le parti durante il conflitto ed i tre mesi successivi variano da 48 mila ad oltre 260 mila. La guerra civile all'interno dell'Iraq potrebbe apportare altri 20 mila morti. Ulteriori morti posteriori dovute ad effetti della guerra avversi alla salute potrebbero arrivare ai 200 mila".

    Ed ecco un'altra conclusione del rapporto che le principali fonti di informazione USA continuano ad ignorare: "in tutti gli scenari, la maggioranza delle vittime saranno civili".

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