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    Piccoli editori e molte testate pacifiste e no-profit rischiano la chiusura o una insostenibile lievitazione di costi anche del 500-600 per cento

    Ancora sospese le agevolazioni postali per l’editoria

    Il governo si tiene alla larga. Per ora nessun tavolo di confronto con il settore no profit ma un generico invito agli editori a trattare con Poste Italiane per ottenere sconti
    21 aprile 2010 - Associazione PeaceLink

    Piccoli editori e molte testate pacifiste e no-profit rischiano la chiusura o una insostenibile lievitazione di costi anche del 500-600 per cento. Intanto non arriva nessuna seria risposta per affrontare i problemi creati dal decreto con cui, il 30 marzo scorso, il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero dell’Economia e finanze hanno improvvisamente sospeso le agevolazioni postali per l'editoria, a partire dall’1 aprile.
    Pollice giù


    Stampe e riviste sono bloccate nei magazzini da giorni. Una soluzione deve essere trovata.

    Lo scorso 8 aprile 80 deputati - in prevalenza del PD come il primo firmatario Luigi Bobba, ma anche di altri schieramenti - avevano presentato un’interpellanza urgente diretta alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria. Nell’interpellanza si sottolineava anche che con questo decreto si finisce per intervenire con effetti distorsivi sul mercato, dato che Poste Italiane ha convenzioni agevolate migliori, ma solo con la grande distribuzione organizzata.

    Mentre veniva presentata anche un’interrogazione dall’esponente Udc Antonio Poli, proprio sui problemi creati alle associazioni di volontariato, la risposta all’interpellanza è stata letta una settimana dopo da un portavoce del tutto occasionale, in questa circostanza: Guido Bertolaso (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla protezione civile).

    Abbiamo quindi preso atto che il terzo settore non esiste. Abbiamo appreso, però, che è possibile magari mandare delle lettere – regolarmente affrancate - alle Poste Italiane per provare a impietosire la società a partecipazione pubblica. Non si capisce bene con quali argomenti, visto che con questo decreto, come se la legge che prevede le agevolazioni non esistesse, non sopravvive neanche l’idea che ci possa essere un interesse pubblico nell’agevolare e valorizzare l’attività di migliaia di operatori che impegnano le loro energie nel sociale.

    La spiegazione del perché di questo decreto entrato in vigore in un giorno (come quando si interviene per le calamità naturali) si riferisce candidamente alla difficoltà di amministrare bene realtà articolate come quella dell’editoria (sarebbe sempre meglio avere a che fare con uno solo..) e allo scivolone inevitabile dopo 6 anni di stanziamenti insufficienti per i rimborsi alle Poste Italiane. Infine – rivolgendo poca attenzione in genere, ma ignorando del tutto il ruolo e la specificità del settore no profit - si invita a fare ricorso a quella risorsa dalle nostre parti inesauribile che consiste nell’arte di arrangiarsi, con il sottointeso “lo dovevate sapere che qui le cose funzionano così”.

    In questa nuova disordinata concezione dello Stato ognuno risponde qui e ora, e solamente per sé, per il suo pezzo (a questo proposito è preziosa la ricostruzione fatta dalla trasmissione Report lo scorso 11 aprile sul modo in cui è stato approvato il bilancio dello Stato negli ultimi anni e sulla costituzione di una Spa per gestire e/o vendere gli immobili dell’amministrazione della Difesa).

    La risposta fornita dalla Presidenza del Consiglio ha provato a circoscriverne il ruolo soffermandosi sulle procedure. Il Ministero delle Finanze, si sa, dirige le sue forbici laddove ci sono minori resistenze e intrecci di interessi; si continua così a stracciare il tessuto con cui dovremmo sostenere e lanciare le nuove generazioni, la conoscenza, le potenzialità meno scontate, e anche favorire e caratterizzare in positivo i processi di integrazione sociale. Infine il Ministero dello Sviluppo Economico, per ora, trova soluzione nella speranza che ognuno riesca ad affrontare i suoi problemi da solo.

    Ripetiamo: una soluzione deve essere trovata.

    Invitiamo a tenere alta l’attenzione (anche leggendo la risposta all’interpellanza sul sito della Camera, che trovate qui sotto) e a firmare e diffondere la petizione lanciata il 6 aprile dal settimanale Vita: http://www.vita.it/news/view/102170

    Note:

    LINK CON L’INTERPELLANZA E LA RISPOSTA

    http://www.camera.it/412?idSeduta=307&resoconto=stenografico&indice=alfabetico&tit=00090&fase=00060#sed0307.stenografico.tit00090.sub00060.int00060

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