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    Nassiriya, l'esercito se la prende coi cronisti

    L'inviato di Repubblica è indagato per aver chiesto documenti sulla misteriosa battaglia
    29 aprile 2004 - Andrea Gagliardi
    Fonte: Il Manifesto - 29 aprile 2004

    Indagato per «procacciamento di documenti riservati» sulla battaglia dei tre ponti a Nassirya. È la beffa toccata all'inviato di Repubblica in Iraq, Attilio Bolzoni, interrogato ieri mattina da un sottufficiale della polizia militare della brigata Ariete. Non è piaciuta ai militari la richiesta di Bolzoni di consultare materiale relativo alla battaglia di Nassirya, nel corso della quale gli italiani, lo scorso 6 aprile, per riprendere il controllo di tre ponti presidiati dalla guerriglia irachena, aprirono il fuoco con l'artiglieria pesante, uccidendo anche un numero mai precisato di civili. Normale prassi giornalistica quella di Bolzoni. «Avevo chiesto, in presenza di altri colleghi, una relazione o un qualche documento ufficiale sulla battaglia - dichiara l'inviato, raggiunto dal Manifesto sul satellitare - e invece mi ritrovo con una notifica di indagine sul mio conto, corredata da invito a procurarmi un avvocato». L'episodio non stupisce il cronista di Repubblica. «Si tratta di un tentativo di intimidazione - continua Bolzoni - che si inserisce in un contesto ostile nei confronti dei giornalisti da parte delle autorità militari».

    I vertici militari tentano di minimizzare e di mettere le mani avanti. «Nessuna denuncia - puntualizza il portavoce dello Stato maggiore dell'esercito, generale Giorgio Ruggieri - solo accertamenti sulle modalità con cui Bolzoni ha richiesto di poter accedere a documenti classificati». Che nel gergo militari significa coperti da segreto. L'impressione è che però, nel tentativo di giustificarsi, l'esercito contribuisca a infittire l'ombra che grava sulla vicenda dei ponti. Pietro Folena (correntone Ds) non usa mezzi termini e parla di un tentativo in corso da parte delle autorità italiane di «occultare la verità sugli avvenimenti del 6 aprile scorso». L'esistenza di documenti «classificati» mette in discussione la versione del ministro Giovanardi, pronto a giurare sulla correttezza dei militari italiani. «Il ministro - ricorda il senatore dei verdi Francesco Martone - dichiarò in Aula che gli italiani si difesero secondo le regole di ingaggio e che perciò non c'era nulla da nascondere o da accertare da parte del governo». Martone ha già pronta una interrogazione al ministro della difesa Martino per «sapere la verità» sulla battaglia dei ponti. E ricorda di aver presentato insieme ad altri parlamentari (Elettra Deiana di Rifondazione e Silvana Pisa della sinistra Ds) un esposto alla procura militare della Repubblica, per accertare, tra l'altro, da chi partì l'ordine dello sgombero forzoso dei ponti e se tale ordine non fosse incompatibile con «scopi e limiti umanitari del contingente italiano».

    Sull'episodio di Nassirya, per la verità, il procuratore militare di Roma Antonino Intelisano aveva aperto subito un fascicolo. «Un fascicolo tuttora aperto», precisa Elettra Deiana, anche se il procuratore militare ha escluso, per ora, ipotesi di reato, puntualizzando, lo scorso 8 aprile, che «non erano emersi profili suscettibili di responsabilità penale a carico di componenti del contingente militare italiano». La partita non è chiusa (sarebbe strano archiviare un fascicolo dopo solo due giorni) e chissà che questa vicenda dei «documenti classificati» non fornisca qualche elemento utile alle «attività di monitoraggio» di Intelisano.

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