La leggenda dei 300 ceceni

26 giugno 2004
Adriano Sofri
Fonte: La Repubblica - 22 giugno 2004

Per tutta la domenica ogni telegiornale italiano ha aperto annunciando
l´irruzione in Iraq, nella provincia di Nassiriya, di "trecento ceceni
kamikaze telecomandati, mandati a colpire gli italiani". Io provo una
solidariet?senza riserve per i militari della missione italiana, e
tuttavia ho ascoltato con raccapriccio quel ritornello di apertura dei
telegiornali.
"Ceceno", dopo dieci anni di stragi agghiaccianti, resta ancora per lo
pi?un nomignolo buffo, un legume caucasico (?questa del resto l´origine
russa del nome), o piuttosto un´ingiuria sanguinosa. Dopo dieci anni di
una "guerra" fra la strapotenza russa e una sua repubblichetta di un
milione di cittadini, che ne ha ammazzato uno su cinque, e disperso e
umiliato i superstiti, la Cecenia resta una paroletta buffa o terribile.
Se si sta al sangue versato, fra Cecenia e Israele-Palestina il rapporto
?di uno a molte decine.
Certo che la Cecenia ebbe la sua mafia - incomparabile tuttavia con
quella di cui noi italiani fummo e siamo ospiti ed esportatori. Certo che
la Cecenia ha la sua frangia di terrorismo fanatico e spietato, fino alle
donne mandate a uccidere e morire con o contro il loro assenso. Ma la
Cecenia ?il territorio, bellissimo e martoriato, di un volgo disperso
che non riesce a riscattare neanche il proprio nome. Ed ecco che il nome
russo di quell´infelice paese fa irruzione, non in Iraq, ma in tutte le
nostre case (le nostre celle), col pi?stentoreo suono di ferocia e
minaccia. Qualcuno doveva pur esserci, nonostante la vigilia d´estate,
che sapesse di che cosa si parlava. 300 kamikaze ceceni sono un quinto o
un sesto di tutti i famosi combattenti ceceni, oggi, e neanche. 300
kamikaze ceceni, e per giunta "telecomandati", metterebbero a fuoco mezza
Russia. E invece, in una situazione in cui la resistenza militare cecena
?ridotta alla pi?grama sopravvivenza, e i seguaci di Shamil Basaev si
affidano pressoch?solo agli attentati indiscriminati e disperati, i
ceceni si permettono il lusso di spedire 300 uomini dei pi?invasati e
dei meglio addestrati a colpire gli italiani in Iraq. Quando ho sentito
la notizia, e poi l´ho risentita e risentita tutto il giorno e tutta la
notte, e citati i servizi militari inglesi come fonte, sono stato
sgomento per la sua gravit?e stupefatto per la sua enormit? Ieri
mattina, gli ufficiali italiani a Nassiriya
invitavano alla cautela e alle verifiche, e i giornali spiegavano che la
notizia avrebbe potuto riferirsi a kamikaze arabi che avessero gi?
combattuto in Cecenia o in Bosnia o in Afghanistan. Ma per tutto il
giorno precedente erano stati "300 kamikaze ceceni". Anche dei cittadini
russi di fede ebraica che sono emigrati in Israele dopo aver combattuto
con l´Armata russa in Cecenia, e ora militano in Tsahal, sono
soprannominati "i ceceni": amarissimo scherzo della storia e della
geografia. Mentre il disgraziato presidente eletto della breve Cecenia
fra le due guerre - due lunghe guerre in un corto decennio - Aslan
Maskhadov, smentiva drasticamente la notizia sui 300 assassini e ne
denunciava la cinica assurdit? i giornali di ieri davano per la prima
volta qualche spazio all´altra notizia, questa s?accertata, che noi
quattro poveri fissati di quel genocidio avevamo invano ripetuto cento
volte: che fra i catturati dell´Afghanistan, a cominciare dai prigionieri
di Guantanamo, c´era bens?un pugno di cittadini russi, ma neanche un
ceceno. N?si era trovata traccia dei famigerati battaglioni ceceni cui
si era attribuita una parte cos?clamorosa e spaventosa allo scoppio
della guerra contro i Taliban. Qualche cronaca ha anche trovato il modo
di ricordare che Maskhadov aveva dato un giudizio durissimo della
dittatura di Saddam, e addirittura espresso comprensione per le ragioni
dell´intervento americano in Iraq. L´incredibile attentato dello stadio
di Grozny, che ha fatto esplodere sulla sua poltrona di presidente
quisling Ahmad Khadirov, ha confermato che la tragedia cecena non ?
uscita fuori dal silenzio delle armi, dall´arbitrato internazionale,
dalla trattativa. Putin ha vinto le sue elezioni cos?strepitosamente e,
per cos?dire, perpetuamente, da avere ogni interesse, se uno scampolo di
ragione e di umanit?abitasse in lui, al negoziato. Maskhadov ?cos?alle
corde, e insieme cos?irriducibilmente votato, come tanti ancora, alla
resistenza spirituale prima ancora che materiale, che la sua invocazione
di tregua e negoziato non pu?che essere sincera. E invece.
Pochi anni fa in un piccolo paese della Calabria avvenne un orrendo
delitto. Due coniugi, trasferiti nel nord d´Italia, tornarono alla loro
casa, e la trovarono occupata da una coppia di profughi da Grozny, chiss?
come arrivati fin l? che assassinarono a colpi di scure l´anziano
padrone di casa italiano. Tutti i titoli di allora scrissero della
"Coppia di ceceni". Bastava scorrerne i nomi per accorgersi che si
trattava non di ceceni, ma di russi. Provate a figurarvi due titoli su
quell´efferato omicidio, uno che dicesse: "Ceceni", l´altro che dicesse:
"Russi". La sentite, a orecchio, la differenza?
Prego il cielo che nessun assassino, e tanto meno un assassino ceceno,
prenda a bersaglio gli italiani a Nassiriya - e nessun altro altrove. E
tuttavia pu?succedere, e bisogna allarmarsene e, come dice il gergo
burocratico, non abbassare la guardia.
Ma anche se la preghiera fosse accolta, e nessun ceceno sorgesse dal buio
di Al Qaeda, qualcosa ?gi?spensieratamente avvenuta, e niente la
canceller? un giorno e una notte di telegiornali aperti da 300 ceceni
kamikaze telecomandati. 300, nel paese della spedizione di Sapri. Putin e
i suoi generali hanno giurato inimicizia mortale alla Cecenia, la
vogliono annientata, hanno sfruttato l?1 settembre per far passare i
patrioti ceceni come una succursale del terrorismo islamista di Al Qaeda.
L´Italia ?una grande amica di Putin, al punto di non chiedergli neanche
per scherzo di arrestare i crimini di guerra e le torture, e di prendere
la strada, cos?tenacemente invocata da Maskhadov, del negoziato e della
tregua. L´Italia non ha neanche emulato da lontano le parole di denuncia
dell´operato del Cremlino in Cecenia pronunciate perfino da Colin Powell.
L´Italia non era riuscita a diventare amica della martoriata Cecenia. Ora
l´Italia ha saputo di avere un nuovo nemico, l´agonizzante Cecenia.

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