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    Iperbole elettorale

    4 agosto 2004 - Michael Albert (trad. Alessia Ferrigno)


    Mi viene ripetutamente chiesto, in questi giorni, cosa fare riguardo le elezioni. Mi viene detto ripetutamente, sostieni Cobb, Nader o Kerry, e quando rispondo mi si accusa di essere un imbecille di ultra sinistra oppure un frignone democratico, secondo il caso.

    Su Znet trovo una stupefacente quantità di commenti scritti relativi alle elezioni.. C'è tanto che seppure la gran parte non fosse ridondante e fonte di irritazione, mi domanderei comunque se tutto questo tempo speso a scontrarsi, dibattere, celebrare, investigare e ancora tutto questo ribattere e controbattere sulle elezioni non significhi ridurre l' attenzione destinata a altri obiettivi.

    Per rispondere alle questioni, le mie considerazioni sono:

    1 La sconfitta di Bush porterà un destino migliore rispetto alla sua vittoria. Che negli stati contesi ci si turi il naso e si voti per Kerry è una cosa buona da fare, sebbene possa capire i voti al terzo partito, persino in questi stati contesi.

    2 Vi è un senso nel fare campagne radicali per costruire infrastrutture al movimento, risvegliare le coscienze e cercare di spingere i candidati della corrente principale a sinistra. A tal fine preferisco Cobb a Nader perché è abile nel costruire movimenti e invece Nader ha dimostrato, già dal 2000, che è un mediocre costruttore di movimenti. Eppure ancora posso comprendere punti di vista diversi.

    3 A considerare i centinaia di dollari da destinare alla campagna e il fatto che ogni ragguardevole commentatore alla sinistra di Attila l'unno ( siate pronti per un imminente sfogo da Hollywood con Rock and Roll) scenda in aiuto di Kerry, mi sembra assurda l'idea che l'appoggio di seri uomini di sinistra produrrà una qualche significativa differenza a favore di Kerry. Di fatto,il vantaggio per Kerry di un aggressivo sostegno della sinistra sembra così insignificante (seppure possa essere considerato positivo) da essere politicamente irrisorio per quelli ben saldi alla sinistra di Kerry da indurli a spostare la loro attenzione da attività prioritarie a lungo termine circa la sua campagna.

    4 Anzi può essere un suicidio elettorale mettere da parte un lavoro a lungo termine dal momento che il fattore decisivo delle elezioni sarà probabilmente la percezione dell'elite sulla probabilità che Bush possa essere efficiente senza compiere disastri in politica estera con conseguente destabilizzazione. Che gli uomini di sinistra mettano da parte l'attività pacifista e alte simili, significherebbe far diminuire, anziché aumentare la paura delle elite. Invece di preoccuparci a sostenere Kerry, dobbiamo fornire segni tangibili dell'intensificare dell'opposizione militante.

    5 In ogni caso, è cosa che non riesco a comprendere che un uomo dichiaratosi della sinistra si rapporti alla campagna elettorale in un modo da implicare che Kerry, Clinton o Gore sono o sono stati bravi ragazzi, in modo da considerare questi democratici onesti con molte meno colpe di quelle che hanno effettivamente, e in modo da non riuscire a ricordare i mali del partito democratico, del nostro sistema di governo, e del capitalismo in genere.

    Ma mio punto di vista a parte, su che cosa è d'accordo la maggior parte degli uomini di sinistra e cosa c'è da dire, per cui molti della sinistra dibattono discutono intensamente ?

    C'è un'elezione presidenziale in vista. Su questo siamo tutti d'accordo.

    Uno o l'altro dei principali partiti darà il nuovo presidente. Anche su questo siamo d'accordo.

    Sia Bush che Kerry sono rappresentanti degli interessi delle multinazionali e delle elite e concordano nel preservare l'iniquità e la dominazione delle multinazionali. Né l'uno né l'altro dei candidati fa gli interessi dei lavoratori, delle donne, delle minoranze, o di chiunque sia povero o debole. Celebrare questi candidati come virtuosi, saggi, onesti, o esemplari, molto meno che demagoghi di pace e giustizia, non tiene fede alla logica di essere progressista molto meno che essere anticapitalista. Anche su questo siamo d'accordo, vero?

    E poi ancora, i presidenti influiscono sulla composizione delle diverse burocrazie, tribunali, linee d'azione politiche, programmi e forse persino influiscono sull'equilibrio di potere tra i collegi elettorali contendenti della società e le classi. Penso che i progressisti sono d'accordo anche su ciò.

    A proposito di questa elezione, è almeno plausibile che chi vincerà avrà un peso maggiore del solito - forse persino in modo colossale- sia nelle azioni politiche che ne deriveranno, sia nei messaggi psicologici e culturali che verranno ascoltati dalle elite e dagli elettori in tutta la nazione e nel mondo intero. La differenza di fazione tra Bush e Kerry, risiede nel miglior metodo di mantenere o espandere il tipo di società da definire, dal punto di vista culturale e politico, e le gerarchie economiche. Noi di sinistra a ragione possiamo non essere d'accordo con il grado di differenza tra il nemico di classe di Bush e il nemico di classe di Kerry, ma saremmo deliranti se non la vedessimo questa differenza.

    Kerry è un vile guerriero felice di difendere gli interessi delle multinazionali. Bush ritiene che l'attività militare possa produrre diritti diplomatici, per lui l'offesa è tutto, e tutti gli ostacoli o la negoziazione possono andare a quel paese. Kerry debolmente difenderà i risultati progressisti sociali interni raggiunti nel passato e con dovute pressioni potrà plausibilmente produrne qualcuno in più. Bush nella seconda sessione muoverà una guerra incessante contro ogni avanzamento progressista sociale e nazionale effettivamente raggiunto nei secoli scorsi, proprio mentre eleverà il fervore dell'ala destra e la paura, con ripercussioni sconosciute.

    Così un altro fattore di questa stagione di calcolo elettorale è che, sia Bush o Kerry a vincere, il risultato si ripercuoterà enormemente sul benessere immediato di numerose persone dall'ambito nazionale alle prospettive internazionali.

    Sembra che ancora non abbiamo detto niente che non sia di intuito generale.ma c'è dell'altro.

    Il modo in cui vengono condotte le campagne elettorali può produrre svariati effetti, che andranno oltre il vincitore. A proposito dei due partiti dominanti, le principali campagne naturalmente depoliticizzano e schiavizzano le persone in modo opprimente. Ciò è il motivo per cui i media hanno nascosto Howard Dean nonostante il fatto che Dean non sia minor alleato degli interessi dell'elite di quanto lo sia Kerry. Non so perché la campagna di Dean ha addormentato (morfinizzato) al punto di minacciare di politicizzare persone giovani e forse anche i poveri, ma lo ha fatto, e dal momento che è la penultima violazione degli interessi dell'elite nella politica americana, la campagna di Dean doveva essere deragliata e così è stato.

    Dimostrando le stesse dinamiche sotterranee, Kerry cercherà di vincere le elezioni, non contendendosi la fedeltà del 50% della popolazione che solitamente si astiene dal votare, ma cercherà invece di vincere lottando per recuperare una maggioranza del 10% o più di elettori indecisi in ogni stato. Infatti, volendo conteggiare soltanto gli stati indecisi, questa elezione si rivolgerebbe forse in primo luogo al 4% dei votanti e soltanto al 2% della popolazione.

    Inoltre la battaglia di Bush e Kerry sugli elettori indecisi, in realtà, non è neanche una battaglia sulle decisioni, di cui si sono date informazioni, di questi individui. È invece una battaglia per ottenere il sopporto di donatori e di magnati dei media che forniscono i mezzi per manipolare i votanti incerti.

    Kerry svolgerà una vigorosa campagna per convincere l'esiguo gruppo di indecisi ma in massima parte ignorerà la massiccia ressa di non votanti da cui potrebbe plausibilmente raccogliere una valanga di voti. Ma Kerry non vuole l'appoggio di quei settori. Non rischierà di sollevarli perché nel qual caso minaccerebbe i suoi più vasti obiettivi. Chiunque non comprenda come il partito democratico sia strutturalmente complice delle ingiustizie, deve comprendere a fondo di avere la verità chiaramente indicata.

    Con le questioni alla mano, oltre a badare al sistema manipolativo di preservare le macchinazioni dei partiti principali, le campagne del terzo partito possono risvegliare la consapevolezza degli attivisti e incrementare il coinvolgimento e l'organizzazione degli attivisti. Immagino che questa considerazione sia generalmente condivisa dai commentatori progressisti, o almeno, dovrebbe essere così.

    Così, articolo dopo articolo, intervista dopo intervista, e lettera dopo lettera, scritti da uomini di sinistra e pubblicati in convegni della sinistra, a proposito delle elezioni, mi sembra che vi sia confusione e o che vi siano ancora delle argomentazioni su cui controbattere:

    (a) Il relativo valore degli uomini di sinistra che ripartiscano tempo e energia per il terzo partito per ottenere successi nell'organizzazione e nella presa di coscienza, rispettivamente al tempo e l'energia da ripartire per battere il nemico di classe Bush e dunque per ottenere risultati benefici meno dannosi nell'eleggere il nemico di classe Kerry, o

    (b) L'efficacia nel focalizzare l'attenzione sulle elezioni a tutti i costi messa in relazione all'ottenere risultati utilizzando diversamente il nostro tempo - ad es. continuando il nostro lavoro pacifista ancora in corso, il nostro lavoro contro la globalizzazione delle multinazionali, il nostro lavoro a favore delle donne, il nostro lavoro a favore dei lavoratori, il nostro lavoro contro il razzismo, ecc.

    Qui sta la questione. Comunque la pensi ciascuno su queste problematiche, a questo punto vi è indubbiamente maggior beneficio nell'agire, sia da parte di uomini che di donne, riguardo a ciò che si ritiene più valido, piuttosto che perdere tempo ad accusare altri della sinistra perché hanno diversi punti di vista.

    Ora è inutile accusare altri della sinistra. In certo qual modo ciascuno di sinistra sa da che parte sta. Pochi, seppure c'è qualcuno, cambieranno significativamente il proprio modo di affrontare le cose. L'unico rilevante fattore di novità che potrà affiorare nel periodo compreso tra questo momento e novembre sarà l'indicazione del numero probabile dei votanti, non le posizioni dei candidati o le prove di efficacia delle campagne. Perciò, convinciamoci a considerare persa la propaganda elettorale di sinistra, è il mio consiglio. Con il far ciò, possiamo collettivamente salvare tanto tempo e evitare una serie di discussioni interminabili.

    Poi vi è il commento ininterrotto degli uomini di sinistra che invitano gli altri a votare o agire per Kerry. Persino per quelli che pensano che accumulare voti per Kerry sia un fatto di rilevanza storica, può questo dispendio di tempo di uomini astuti e capaci della sinistra avere senso? Realmente pensiamo che il mondo non appartenente alla sinistra andrà ad ascoltare da noi ciò che più ritiene credibile, persistente e interessante rispetto a ciò che andrà infinitamente ad ascoltare dai liberali? Davvero pensiamo che i nostri clamori ( alla meglio ambigui) sul voto a Kerry porteranno voti di chi non vuole essere convinto neanche dalle più aggressive campagne elettorali condotte da persone che essi conoscono e rispettano di più?

    Io non lo credo. E di certo rabbrividisco ogni volta che i nostri ripetuti sforzi per battere Bush prendono anche solo lontanamente la forma di un consenso verso Kerry, che di certo non merita altro che la nostra convinta opposizione- se, come ci auspichiamo, diventasse presidente. E rabbrividisco pure quando i nostri ripetuti sforzi per battere Bush, o per indurre altri a fare ciò, sembrano tralasciare l'attenzione alle problematiche della guerra, della globalizzazione, della costruzione del movimento di per sé, e così via.

    In breve, quello che voglio dire è che, qualunque siano le vostre inclinazioni elettorali, a questo punto ripetitive e ridondanti petizioni a favore di Kerry o Bush, contese tra uomini di sinistra, e persino petizioni a favore di Nader o Cobb, e probabilmente anche petizioni da parte di uomini di sinistra, rivolte alla maggioranza di altri partiti, su Kerry o Bush, non sono forse il modo più efficiente di manifestare i nostri punti di vista in maniera produttiva o di utilizzare le nostre energie.

    Cosicché sembra che dipendiamo da un punto di vista differente e discutibile. Negli stati contesi dovrebbero gli uomini di sinistra spendere tutto il tempo a cercare di accrescere i voti per Cobb o Nader invece di star zitti o promuovere Kerry? Questo è motivo di controversia. Di logica, scriverne e parlarne potrebbe avere effetto sulle scelte popolari. Ma scommetto che quelli che cercano di favorire Cobb o Nader non convinceranno quelli che non sono della stessa opinione a farlo. E scommetto pure che quelli che sono contrari a favorire Cobb o Nader non convinceranno quelli che vogliono farlo a non appoggiare Cobb o Nader. Quindi mi domando, qual è il motivo di far scorrere inchiostro a fiumi in dibattiti che possono inasprire relazioni altrimenti positive?

    A questo punto le argomentazioni sono poste. Dunque, perché non svolgiamo semplicemente le nostre attività, includendo, come è auspicabile, le attività non legate alla campagna elettorale, lasciandoli soli, e lasciando che i risultati dei nostri sforzi separati abbiano un impatto sulle scelte successive? Scommetto che da tutti i punti di vista ne riceveremmo grossi vantaggi.
    Note:

    Tradotto da Maria Alessia Ferrigno, il 4/08/04. Fermo restando il
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    dall' autore ( Maria Alessia Ferrigno)

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