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    Gennaio 2004

    Pubblica confessione: è dal '99 che non mi faccio più per un nuovo 25 aprile

    E' dal '99 che non mi faccio più, ho smesso. Sono riuscito ad uscire dal tunnel. Mi facevo pesante con una sostanza pericolosa, una sostanza che brucia il cervello: la televisione.
    7 gennaio 2005 - Gianluca Luraschi

    E' dal '99 che non mi faccio più, ho smesso. Sono riuscito ad uscire dal tunnel. Mi facevo pesante con una sostanza pericolosa, una sostanza che brucia il cervello: la televisione.
    Ho iniziato presto, all'età di sei anni. Allora mi facevo con la roba legalizzata: la televisione di stato, era in bianco e nero e non c'era il telecomando. Mi facevo d'innocenti cartoni animati ineggianti alla guerra, ovviamente di liberazione contro oscure forze del male, ma assolutamente violenti. Il primo cartone che mi sono fatto è stato Goldrake, stupendo! Mi ricordo che gli effetti di alcune puntate li avvertivo per dei giorni, con i miei compagni di classe nell'intervallo ci organizzavamo per darcele di santa ragione (che strana espressione!). Le ho provate tutte: Mazinga, Gundam, ecc ... Il più grande era Daitan III, la sigla la canticchio ancora adesso (Daitan Daitan Daitan / Uno per tre e tre per uno perchè / insieme noi usciamo sempre dai guai / e difendiam la Terra / dall'ombra della guerra / il nostro cuore batterà / per la libertà / intrighi e i loschi piani / dei mostri disumani / il nostro raggio spazzerà nell'immensità. / RIT: Daitan, Daitan, arriva già il nemico scatta / ma tu ci sei amico, Daitan, evviva Daitan 3! / Daitan, Daitan, per noi tu sei davvero forte / per noi tu sei davvero grande, evviva Daitan 3! // Noi siamo un trio all'erta e pieni di brio / e seguiam la scia se un meganoide ci spia / e il Mach Patrol ci porta nell'occhio all'avventura /verso l'ignoto corre e va come un fulmine / e in aria si trasforma in un robot che ha un'arma / ha l'energia solare che è invincibile. / RIT [(Robotized Voice) Daitan arriva il nemico / prepararsi robot a energia solare Daitan ] / RIT) faccio notare come i riferimenti all'energia alternativa comunque erano presenti. Ho provato a farmi perfino di "Lady Oscar" consiglata dalla mia professoressa di italiano delle medie, utile, a suo dire, per imparare la storia della rivoluzione francese. Per parecchi anni infatti ho pensato che la rivoluzione francese fosse una sorta di tresca ... poi, sempre grazie alla televisione, è diventato tutto più chiaro su cosa fossero le tresche quando sono state introdotte le telenovelas, ma ovviamente la rivoluzione francese continuo a non capirla, in particolar modo continua a sembrarmi così complesso il significato di “fratellanza”.
    Intorno agli anni 80 sono arrivate le televisioni commerciali, più raffinate, e ho iniziato a farmi anche con quelle. I programmi venivano tagliati con le pubblicità, i messaggi sono diventati più raffinati e ho provato sensazioni fantastiche: se mangiavo certi biscotti magicamente mi svegliavo in una bella casa, su di una collina, con una famiglia sempre felice; oppure se mi mettevo un certo profumo non dovevo chiedere mai, ecc... Purtroppo appena finito l'effetto mi toccava la vita di sempre. L'unico rimedio era quello di farmi sempre: appena mi svegliavo dovevo accendere la TV e la sera mi addormentavo davanti alla TV. Negli ultimi anni non ci facevo nemmeno più caso, passavo con naturalezza da RAI1 a Rete4 anche più volte al giorno, del resto era semplice bastava schiacciare un tasto del telecomando.
    Che disastro questa televisione, mi stava addosso come una scimmia, non riuscivo a togliermela d’intorno, mi prendeva tutto, me lo reinterpretava e me lo serviva comodamente sdraiato sul divano e io non dovevo far altro che iniettarmela nel cervello, tanto meno ragionavo tanto più mi sballavo. Lo confesso, sono fra quelli che hanno provato a farsi anche a cena.
    Le sensazioni erano delle più svariate, dipendeva da chi era lo spacciatore. Alcune volte venivo proiettato in campi di calcio per indigestioni pseudosportive, lo spacciatore era Biscardi. Altre mi sognavo le vertiginose curve di Daisy (di Hazzard). Le volte in cui mi sballavo più seriamente era quando mi facevo di giochi a premi. Una volta sono riuscito a vedermi per due sere di fila “ok! il prezzo è giusto”. Non sono mai stato così male. Il giorno dopo davo un prezzo ad ogni cosa, perfino ai peccati da confessare. Più grande ho scoperto che i salesiani a Roma vendono la benedizione del Papa, il prezzo varia a seconda della dimensione del foglio: qual'è il prezzo di una benedizione in A4?
    Quando tornavo la sera a casa era ormai diventata abitudine accendere la televisione, per assurdo alcune volte mentre facevo altro, o alla sera di ritorno da una riunione o da un incontro mentre mangiavo qualcosa prima di andare a letto. In quelle occasioni non poteva mancare un talk-show e il più grande spacciatore era Costanzo. Sono convinto che mi aspettasse sotto casa, ogni volta che accendevo la tv lui c'era. Era magico: riusciva a sottrarmi tempo senza darmi niente in cambio.
    All'inizio è stato difficile smettere, mi mancava la roba, avevo le crisi d'astinenza.
    Per uscire non c'è altro rimedio che usare le maniere drastiche, me lo ha insegnato Chiara:
    1.mettere la televisione in un armadio di casa con la serratura
    2.chiudere l’armadio, e consegnare le chiavi ad una persona fidata.
    L'unica cosa che si può lasciare in giro per la casa è il telecomando, utile per i momenti difficili: ogni tanto si può schiacciare qualche tasto. Le prime sere le ho superate sulla base dell'euforia del voler smettere, ma poi si viene colti dal panico del tempo che si ha a disposizione. Solo dopo 40 giorni si raggiunge il primo traguardo (il numero non è casuale), il tempo che prima veniva usato per stare davanti la TV, viene usato per: leggere, ascoltare della musica, scrivere, curare un hobby, uscire all’aria aperta, fare una passeggiata, fare sport, ecc ... Tante delle cose che si è sempre detto che si volevano fare ma non si aveva il tempo, magicamente trovano modo di essere fatte.
    Ho provato più volte a chiedermi se questa pratica, cioè quella dell'aver abolito drasticamente dalla mia vita la visione dei programmi televisivi non risulta essere eccessiva, troppo radicale, per ora sono sempre arrivato alla conclusione che ne valga la pena.
    Senza televisione si continua ad essere informati delle cose che accadono in questo mondo, anzi spesso meglio. Una cara persona che si occupa di comunicazione, tempo fa mi diceva che una buona notizia la si misura dalla difficoltà che abbiamo fatto per ottenerla.
    Non ho mai creduto alle persone che mi dicono di non demonizzare la televisione, che la si può vedere in modo intelligente, anche perchè alla domanda di come sia il modo intelligente ho sempre ricevuto risposte vaghe tipo: “occorre vedere solo certi programmi”. Ma quali? Senza dimenticare che per rispondere a questa domanda, ti devi fare anche di programmi che non sono intelligenti e quindi sei fregato, sei drogato.
    Se, come credo, la vera libertà consiste nella capacità di scegliere senza essere condizionati, e assumendo con responsabilità le proprie decisioni, non è certamente libero chi deve decidere quale programma scegliere fra 6 o 66 canali televisi che nella maggior parte dei casi trasmettono la stessa cosa. La libertà non è un fatto numerico ma deve rispondere alla capacità di soddisfare un'esigenza reale, non costruita. La libertà è strettamente connessa alla verità: non ha senso scegliere fra chi dice meno bugie come spesso accade quando si sceglie di vedere un telegiornale.
    Non sarà certo l'avvento del digitale a renderci liberi, queste considerazioni non cambiano nemmeno in funzione del canale di trasmissione, ma dalla nostra capacità di resistere alla tentazione di continuare a farci del male.
    La televisione è un mezzo di comunicazione passivo, che utilizza la tecnica del broadcast: un trasmettitore molti ricevitori. Chi si occupa di comunicazione sa che, tanto più il mezzo è passivo, tanto maggiore deve essere il volume dei messaggi se vuoi che vengano accettati dal ricevente, infatti la pubblicità risulta essere più incisva se un messaggio viene ripetuto continuamente.
    E' evidente, e ne siamo tutti coscienti, quanto la televisione sia capace di condizionare la nostra vita sotto diversi aspetti: quello economico, quello sociale, quello politico, ecc... non è così evidente che sia necessario iniziare un processo di disintossicazione, anzi direi di liberazione dell'invasore del nostro cervello, ma per quelli che sono persuasi è urgente sperimentare il digiuno televisivo. Inannzitutto è una straordinaria forma di azione nonviolenta, è uno strumento potentissimo per evitare di spappolarci il cervello e finire in qualche comunità di recupero per massmediadipendenti. Scegliere di digiunare dalla TV coinvolge una dimensione prima personale e quindi collettiva, è una scelta individuale, fatta tra le mura della propria casa che però risulta essere incisiva se coinvolge un numero considerevole di persone. Inoltre smettere di vedere la televisione potrebbe risultare rivoluzionario: annienterebbe la forma di potere che in questi anni ha portato una oligarchia (di destra e di sinistra) ad occupare poltrone importanti. Per fare questo occorre organizzarci, timide esperienze sono presenti anche sul nostro territorio. E' arrivato il momento di organizzare una nuova resistenza, una resistenza nonviolenta all'oppressore, in attesa di festeggiare un nuovo 25 aprile. Questo è un tempo nel quale oltre agli artigiani della PACE, persone che costruiscono quotidianamente la PACE, c' è bisogno di partigiani della PACE che ci aiutino a resistere.

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