Ogni clandestino espulso costa 15mila euro . Ecco le cifre del grande business Cpt

In 5 anni speso mezzo miliardo di euro e ottenuta l?espulsione di 30 mila persone. In alcuni Cpt lo Stato paga 90 euro al giorno per ogni ?detenuto? , che però riceve un trattamento che di euro ne vale 10. Chi ci guadagna? Chi ha avuto gli appalti
24 giugno 2006 - Claudio Jampaglia
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Settantadue euro di vitto e alloggio, scheda telefonica e dieci sigarette comprese. Vi sembra un buon prezzo? Beh, a Rimini si trova anche di meglio, e a costi decisamente più bassi, e così in diverse belle coste del Sud, o se preferite di montagna in Trentino Alto Adige. Con 45 euro trovi una discreta pensione completa a due stelle. Senza il brivido delle sbarre. Perché quello di cui stiamo parlando non sono le promozioni degli italici albergatori, ma i costi per gli 'ospiti' del Cpt di Torino. 72 euro al giorno per ciascun ospite. Non è un record, per carità, c'è chi spende di più e chi di meno.
A Lampedusa, ad esempio, le Misericordie spendono 38 euro al giorno per 'ospite', esclusa mensa e pulizie che sono in subappalto e contano a parte. A Brindisi, la Croce Rossa italiana (quella militare) fa anche meglio: 26,7 euro giorno pasti compresi. Mentre i più spendaccioni sono gli emiliani: 90 euro al giorno a Bologna (Cri) e fino a 99 a Modena quando i 'clienti' sono pochi (ma con le strutture migliori, come spiegò Daniele Giovanardi, presidente della Confraternita delle misericordie che gestisce il centro, e fratello gemello di Carlo, ex-ministro dell'Udc).
L'economia dei Cpt è solo uno degli aspetti delle galere, dei lager per 'gli altri', extracomunitari, migranti, immigrati, negri, arabi, slavi, donne, uomini (e qualche volta anche minori) gestiti dallo Stato italiano. Forse il meno conosciuto. Diversamente dalle prigioni 'normali', e pubbliche, qui oltre a stare spesso peggio c'è qualcuno che gestisce la patata bollente lucrandoci.
Per carità, tutto è mercato e non è nemmeno l'aspetto più scandaloso di luoghi di 'detenzione amministrativa' dove si rinchiudono fino a 60 giorni persone senza permesso di soggiorno raccattate per strada nelle retate che fanno tanta sicurezza o prelevate dal carcere a fine pena (più i primi dei secondi, ma poco conta, perché il reato comune a tutti è di carta). Sta di fatto che per questi luoghi, in sei anni, dal 1999 al 2004, si è speso mezzo miliardo di euro e altri 300mila tra 2005-2006, tra costruzioni, convenzioni, sicurezza.
Il tutto per riuscire a detenere ed espellere poco più di 30mila 'stranieri' nello stesso periodo. Fanno più di 15mila euro per clandestino espulso. Più che uno spreco, una follia.
Il calcolo non è nostro ma dell'unica fonte esistente, la Corte dei Conti, i cui resoconti sono stati spulciati e incrociati da alcune associazioni antirazziste (Lunaria su tutte). Di trasparenza amministrativa sui Cpt ce n'è pochissima e la stessa Corte si lamenta dalla loro nascita, nel 1999, per «le difficoltà che si incontrano nel voler individuare compiutamente le risorse complessive che il bilancio dello Stato destina alla politica dell'immigrazione».
Tanti soggetti e voci di bilancio mischiate. Da qualche anno nella finanziaria sono stati introdotti due capitoli di spesa (2356 e 7352) rispettivamente per «l'individuazione, l'attivazione, l'acquisizione e la gestione dei centri di permanenza e quelli di accoglienza per stranieri irregolari» (assistenza compresa) e per «la costruzione, l'acquisizione, il completamento e l'adattamento di immobili».
Nel 2004 erano rispettivamente 49,7 milioni, «di cui circa 40,8 milioni per la gestione», e 45 milioni per gli 'investimenti' in nuove strutture. Nelle ultime due finanziarie del governo Berlusconi per i due capitoli di spesa sono stanziati 111 milioni di euro per il 2005 e 122 milioni per il 2006.
Fin qui i grandi numeri, ma mancano all'appello altri soldi e il quadro diventa ancora più difficile quando si vogliano vedere le convenzioni dei 14 centri in funzione, stipulate a trattativa privata tra Prefetture e gestori (oltre a Cri e Misericordie che fanno la parte del leone, onlus locali di ogni genere, laiche e religiose e persino un Comune, quello di Otranto). Ottenerne copia è quasi sempre impossibile anche per chi ricopre una carica istituzionale. Luciano Muhlbauer, consigliere regionale del Prc lombardo, ad esempio, da un anno chiede di conoscere costi del Cpt di via Corelli di Milano e le convenzioni con la Croce Rossa. Gli è stato risposto: 'non se ne parla nemmeno', disposizioni dall'alto.
Va meglio per i dati delle Questure sui flussi. Marilde Provera, deputata del Prc, dopo un anno e mezzo di confronto con i responsabili dell'Ufficio immigrazione di Torino è riuscita ad ottenere collaborazione e numeri. Ma torniamo alle convenzioni per cui la Corte dei Conti, oltre a segnalare confusione di compiti e coordinamento tra dipartimenti del ministero e prefetture, rileva «un'estrema disomogeneità dei costi di gestione nonostante il diffuso affidamento al medesimo soggetto (Croce Rossa Italiana)», «la mancata individuazione di livelli minimi delle prestazioni» e «le difficoltà a ricostruire la spesa effettivamente sostenuta attraverso le cosiddette contabilità speciali». Insomma, un pasticcio. Qualcosa sarà migliorato in questi anni, ma rimane la sensazione di un mercato opaco delle misericordie e delle croci rosse.
Se poi volete rassicurarvi sulla spesa pubblica sostenuta rispetto agli obiettivi repressivi prefissati, si passa al disastro. Scriveva la Corte dei conti: «A fronte di costi economici notevoli e di un fortissimo impatto sociale, gli stranieri effettivamente allontanati non superano il 30%, di quelli trattenuti». Qualcosa di più arrivando fino al 2004: in sei anni, su 82mila persone passate nei Cpt, 32mila sono state espulse. Se la finalità del trattenimento è «assicurare l'effettività dei provvedimenti di espulsione» i Cpt hanno già fallito. Anche perché i respingimenti alla frontiera sono tre o quattro volte tanto. Ma c'è di più. Nel periodo 2002-2004 (tre anni), il ministero dell'Interno dichiara 350mila stranieri rintracciati in posizione irregolare. Quasi dieci volte di più di quelli tradotti nei Cpt. Quindi o ci prepariamo a costruire un altro centinaio di carceri speciali per migranti, colpevoli di reati amministrativi, con costi, sprechi, sospensione dei diritti costituzionali e sofferenze annesse, «o rovesciamo la politica sull'immigrazione dalla repressione all'integrazione», come dice il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero.
Il che vuole dire, che «l'impegno del governo al di là dei primi provvedimenti tampone dovrebbe riscrivere completamente la legislazione sull'immigrazione». Questo è il superamento di quegli strumenti scenici di monito e tortura, inutili e costosi per gli stessi obiettivi che perseguono, che si chiamano Cpt.

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