Un indulto poco ... indulgente
Nabil Benattia è tunisino. Vive in Italia da 19 anni dove si è sposato ed è padre di 3 figli. Nel 2001, dopo essere stato al centro di una delle tante retate post-11 settembre, viene arrestato e condannato durante un processo dove gli viene sostanzialmente impedito di difendersi. Oggi Nabil è fuori, l'indulto recentemente approvato in Parlamento gli ha permesso di accorciare la propria pena carceraria. Nabil vorrebbe ricostruirsi una vita, recuperare insieme con la propria famiglia gli anni persi. Ma probabilmente gli sarà impedito. L'implacabile burocrazia italica ha in serbo per lui un destino diverso. Leggiamo sul sito creato per Nabil[1]: Ieri(3 agosto, la notizia è del 4 agosto) è stato rilasciato Abdelhalim Remadna, un algerino condannato insieme a Nabil Benatia, di cui abbiamo parlato più volte. Abdelhalim sarà rimandato a casa, in Algeria, con il rischio, una volta in territorio algerino, di essere "catturato" e portato in un carcere segreto ed eventualmente torturato. E questa sembra essere la sorte che attende anche Nabil. Le porte del carcere per lui si sono aperte l'8 agosto. Il 17(quindi fra poche ore) dovrà presentarsi in questura, dove potrebbe essergli notificato il foglio di via. La famiglia chiede aiuto. L'avvocato che ha assistito Nabil in questi anni è all'estero e a ferragosto è difficile trovarne un altro. Per questo ha lanciato un appello: Se conoscete un modo per fermare l'indulto, o un modo per garantire a Nabil la permanenza in Italia dopo la scarcerazione, vi prego di rivolgervi a slim.benatia@virgilio.it .
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