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«I dirigenti che intendono fare politica si candidino»

Maturità: il ministero chiede codice fiscale degli alunni

Quali saranno le conseguenze per chi è immigrato irregolare? Perché i controlli passano attraverso il filtro della scuola?
Giacomo Alessandroni28 maggio 2009

B come bugia: dei presidi o del ministro?

Sono cambiate le modalità di rilevazione dell'andamento degli esami di stato: d'ora in poi i dati andranno comunicati, non più per scuola, bensì per studente. Una moalità - secondo il ministero della Pubblica Istruzione - per avere un polso della situazione più completo, studente per studente.

Tra le informazioni richieste dal ministero (la prima nota in materia risale all'8 maggio, la seconda è del 22) c'è anche il codice fiscale degli alunni.

Il ministero annunciava nella nota dell'8 maggio che «i codici fiscali degli alunni, comunicati dalle scuole, saranno validati da parte delle Agenzie delle entrate e, in caso di mancata corrispondenza, si dovrà procedere alle necessarie rettifiche».

Qui sorgono i sospetti degli esponenti del Pd: «Che cosa significa questa disposizione per gli stranieri non regolari? Perché introdurre una norma di validazione da parte dell'Agenzia delle entrate, quando il codice per gli studenti dovrebbe avere una funzione prettamente identificativa a fini informativi e statistici? Che cosa accadrà in caso di mancata validazione o di mancato possesso del codice?».

Il sospetto del Pd é che si stiano introducendo «attraverso norme amministrative, impropri controlli sulla regolarità degli studenti». Tutte domande che l'on. Mariangela Bastico ha posto in una interrogazione urgente al ministro Mariastella Gelmini.

Anche i presidi non hanno tardato a far sentire la loro voce, voce che ha suscitato le ire e le furie del ministro sua eccellenza Maria Stella Gelmini: «Confermo la presenza nella scuola di un numero circoscritto ma esistente di dirigenti che fanno politica, che creano inutilmente allarmismi che si riflettono nelle famiglie e nei genitori. Ho il massimo rispetto per coloro che svolgono il proprio ruolo con rispetto dell'istituzione scolastica. Ma trovo scorretto utilizzare la scuola per fare politica. I dirigenti che intendono fare politica si candidino e lo facciano all'interno delle istituzioni politiche e non della scuola».

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