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Dalla nostra missione lucchese in Rwanda

Il confine dei boicottagggi

14 maggio 2005 - Nicola Di Grazia (missionario laico in Rwanda - insegna informatica)

Nella nostra missione in Rwanda, a Nyarurema, diventa sempre più difficile riuscire a comunicare con il mondo.
Dai primi giorni di aprile internet non ha più funzionato, e da due settimane anche la comunicazione a voce sul telefono non va.
Quando comincio a contare 8-9 giorni in cui non sento i miei genitori, allora salgo sulla collina dove è la parrocchia (la nostra casa è più in basso) e li il cellulare mi riconnette con Lucca.
Oppure colgo l'opportunità quando sono a Kigali, come adesso, da un internet cafè.
In questo contesto io e Marco, ci siamo sentiti di seguire una "connessione" al mondo: il boicottaggio alla CocaCola, alla nostra missione.
Un segno di solidarietà su un aspetto che non ci piace della globalizzazione (certo non tutta in blocco da avversare, vorrei sottolineare). Ma spiegare alla terza presenza italiana in casa, a Carla, missionaria da 28 anni qui in Rwanda, perché non vorremmo avere Cocacola e Fanta nel nostro frigo, e di conseguenza evitare di offirne agli ospiti locali, non è semplice. Sopratutto a lei che accoglie ogni giorno diverse persone che le fanno visita.
I rwandesi non vogliono generalmente bere acqua in un evento sociale (anche in una semplice visita a casa di qualcuno). Per loro bere è sopratutto aprire delle bottiglie di birra (Muzing o Primus), e di Cocacola-Fanta. Io e Marco abbiamo suggerito a Simoni (il nostro cuoco) di preparare alternative per accogliere le persone, come thè freddo o succhi di frutta. Abbiamo spiegato che in Bolivia (o Colombia, non ricordo con sicurezza) l'impresa della Cocacola ha ucciso molte persone tra i suoi operai che provavano a scioperare. Ma questo concetto della Bolivia è difficile a far passare a Carla e sicuramente anche a Simoni, che però essendo un dipendente, non credo "osi" contrare i due giovani missionari. Io parlo di solidarietà mondiale ed equità negli acqusiti, e Carla mi replica che non accogliamo come si deve i rwandesi a casa nostra. Marco replica che la nostra accoglienza c'è ma è secondo i nostri canoni, di persone che sanno cosa accade oltre il Rwanda (anche se il telefono e internet adesso non ci sostengono, per confermare i fatti), e Carla retoricamente ci chiede se a casa nostra in Italia offriamo agli ospiti solo l'acqua. Buone discussioni sulla solidarietà internazionale, sul boicottaggio negli acquisti, sul commercio equo, si sono aperte spesso a casa nostra tra noi tre italiani.
La mia mossa successiva è adesso scaricare da internet (ora a Kigali posso farlo) della documentazione che spieghi meglio a Carla (e Simoni) cosa sia successo in Bolivia con la CocaCola. Ma anche qui, ho dei dubbi. Per i Rwandesi, e per Carla, forse la Bolivia è un paese nemmeno immaginato, quanto è lontano; i problemi giornalieri sono molti per permettersi di fare solidarietà facili in occidente. Del boicottaggio alla Nestè, per esempio, io e Marco non ci azzardiamo assolutamente a proporre. Quando a Carla arrivano pacchi dall'Italia con dentro latte in polvere della Neslè, per i bimbi del vicino centro nutrizionale, con che cuore io o Marco possiamo spiegarle che non deve usarli per le malefatte della multinazionale Svizzera ?
Il confine dei boicottaggi in questo caso non si può allargare qui, la concretezza è necessaria. E per questo mi sforzo di essere elastico anche sulla Cocacola. Se in un paese ricco è facile trovare alternative eque al prodotto incriminato, qui è molto più difficile e costoso. Ma questo tentativo di "connessione" mondiale ci piace continuarlo a fare. Oggi scarico da internet notizie sulla Coca-cola, e poi attaccherò il foglio in salotto a casa. Quali saranno le contromosse dell' "avversario"?
A conclusione, devo dire che il clima in casa nostra è davvero buono. Non vorrei far sembrare la casa di Nyarurema in una guerra per questioni di commercio equo e solidale. Mi piace invece definirlo come un aperto confronto costruttivo tra me, Marco e Carla. Generazioni a confronto.

Note:

http://www.dettotranoi.it/rwanda/scuola.php?pag=1

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