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Fascismo ieri e oggi

L’altro giorno ci siamo ritrovati all’ International Brigades' Memorial nel Jubilee Park lungo il Tamigi, a Londra. Era caldo e senza vento, “una giornata spagnola” come ha detto uno dei membri della Brigata.
22 agosto 2005 - John Pilger

Come gli altri, tutti sull’ottantina e oltre, si riparava all’ombra appoggiandosi al bastone da passeggio. Aveva indosso il suo berretto rosso. Qualche metro più in là, i turisti in attesa di salire sul London Eye guardavano incuriositi quegli anziani con i berretti, e il resto di noi, senza sapere chi fossimo, cosa avessero fatto quegli uomini e perché li stessimo celebrando.,

Tra il 1936 e il 1939, l’International Brigade combatté in Spagna dalla parte del governo repubblicano, contro le forze fasciste del Generale Franco. Venivano dall’Inghilterra, dal resto dell’Europa, dall’America e dall’Australia. Erano giovani volontari, determinati a fermare il percorso del fascismo. Nonostante la caduta del governo repubblicano, nel febbraio del 1937 i 600 uomini del Battaglione Britannico della XV International Brigade arrestò l’avanzata di Franco verso Madrid. In 400 rimasero uccisi, feriti o catturati in quattro giorni di sanguinosa battaglia.

Ci furono molte altre battaglie simili. Sam Russel, un membro della Brigata, descrive eloquentemente come alla Sierra del Pandols “non ci fosse abbastanza terra per seppellire I morti , quindi ci si limitava a coprirli con delle pietre. Il poeta Martin Green, il cui padre Gorge Green rimase ucciso quando lui aveva solo quattro anni, resta ai margini della folla. Per suo padre ha scritto:

You had no funeral nor hearse
No grave except the place you fell
. . . I was a boy too young
To take the blow that felled
The tree that was your man.

Ora, 67 anni dopo, ricantiamo la canzone della "Red River Valley", l’inno della Battaglia di Madrid. Jack Jones, presidente dell’International Brigade Memorial Trust, legge I nomi dei compagni morti dalla precedente riunione, un anno fa: Charlie Matthews (che nel 1939 era stato dichiarato morto sul campo di battaglia, con tanto di necrologio sul giornale locale) e Cyril Sexton, che nonostante le ferite subite a Jarama continuò a combattere ad Aragon, Belchite, Gandesa ed Ebro, dove fu ferito di nuovo. E’ morto l’aprile scorso a Tenerife, all’età di 91 anni.

Un membro della BrIgata e poeta, David Campbell, mi ha chiamato a descrivere il significato dell’eroismo oggi. Ecco cosa ho detto:

“Ho capito per la prima volta l’importanza della lotta in Spagna da Martha Gellhorn. Martha, una delle mie più vecchie amiche, è conosciuta come una delle migliori corrispondenti di guerra, e in particolare per I suoi dispacci dalla Spagna durante la guerra civile. Nel novembre 1938 scrisse:

"A Barcelona c’era un tempo perfetto per le bombe. I caffè lungo le Ramblas erano affollati. Non che ci fosse granchè da ere: un dolce veleno frizzante chiamato aranciata e un orribile liquido che sarebbe dovuto essere sherry. E ovviamente non c’era niente da mangiare. Ma tutti erano fuori a godersi il freddo sole del pomeriggio. Non si sentivano bombardieri da almeno due ore. Le bancarelle di fiori lungo la passeggiata erano belle e luminose. “I fiori sono tutti venduti, Seniores. Per i funerali dei morti nel bombardamento delle undici, povere anime.” Il giorno prima era stato freddo e limpido…”Che bel tempo” disse una donna, stringendo il suo scialle e guardando il cielo. “Una catastrofe”disse”Risentivano continuamente le sirene, e quando abbiamo visto i bombardieri erano come piccole pallottole d’argento, che correvano attraverso il cielo”.

Suona decisamente familiare. Barcellona. Guernica. Hiroshima. Vietnam. Cambogia. Palestina. Afghanistan. Iraq. Sempre le stesse “piccolo pallottole d’argento” che attraversano il cielo e seminano morte su migliaia di uomini, donne e bambini. Martha Gellhorn scrisse sull’International Brigade: “Qualunque fosse la loro nazionalità, che fossero comunisti, anarchici, socialisti, poeti, idraulici, professionisti di classe media, o il Principe di Abissinia…stavano combattendo per tutti noi in Spagna”.

Il nemico era il fascismo, semplicemente il fascismo. Il fascismo con le fasce al braccio, tronfio e sbraitante.

Il nemico era un grande potere mondiale, intraprendente e rapace, con piani di dominazione e di controllo delle risorse naturali del mondo: le zone petrolifere del Mar Caspio e del Medio Oriente, le ricchezze minerarie dell’Africa. Sembrava invincibile.

Ma il nemico erano anche le bugie. L’inganno. Le notizie travestite dalla propaganda. L’”appeasement”. Una larga fetta dell’establishment britannico vedeva il fascismo come un amico. E la loro voce si faceva sentire anche sulla stampa: il Times, il Daily Mail.

Per i propagandisti la minaccia era la gente comune, per la maggior parte sognatori che immaginavano un nuovo mondo in cui la vita quotidiana fosse rispettata e celebrata. Alcuni erano sognatori accorti, altri un po’ folli, ma tutti capivano la natura del fascismo e vedevano al di là di bugie e inganni.

Sapevano che il vero nemico non sempre indossa divise, ma si nasconde piuttosto in un impeccabile gentleman inglese pronto a vendere la sua patria al potere rampante dietro alla cortina di fumo della propaganda, che si appropriava indebitamente di concetti come “democrazia”, “libertà”, “diritti umani” , e “il nostro stile di vita” e “ i nostri valori”. Parole riecheggiate da giornalisti compiacenti e giustificate da pseudo-storici, che temevano la capacità di ragionare della gente.

Non vi suona familiare?

Lo chiedo perché quando leggo gli scopi dell’ International Brigade Memorial Trust sono colpito dal riferimento all’ “eredità storica di uomini e donne che hanno combattuto con l’International Brigade contro il fascismo”.

L’eredità storica dell’International Brigade, come scrisse Martha Gellhorn, è nell’aver combattuto per tutti noi. Che per me vuol dire un’eredità di verità – un modo di vedere oltre le illusioni, le bugie e gli inganni, ovvero la propaganda dei nostri governi. Vuol dire opporsi al potere assassino, in qualunque forma si presenti.

Un’eredità di cui abbiamo bisogno oggi più che mai. Oggi che impeccabili gentiluomini invadono paesi senza difese nel nostro nome, catturano migliaia di persone, scrivono loro numeri sulla fronte e le braccia, li imprigionano e torturano. Parlano di libertà e democrazia, del nostro stile di vita e dei nostri valori, e deridono quelli che ragionano. Non hanno fasce al braccio e non sbraitano. Sono diversi dai fascisti. Ma I loro obiettivi sono gli stessi: conquista, dominazione, furto e controllo delle risorse vitali.

Quando i giudici di Norimberga hanno steso le regole di base del diritto internazionale dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno descritto un attacco senza provocazioni contro un paese privo di difesa come “il crimine primario contro l’umanità…da cui tutti gli altri discendono”. E facevano notare l’ovvio: che un’invasione violenta avrebbe provocato una reazione violenta, che aggrava il crimine originale.

Il mondo è cambiato molto da Sierra del Pandols, e della valle di Jarama del 1937, dove il meglio degli uomini riposano sotto le pietre, ma l’eredità di coloro che hanno compreso e combattuto il fascismo resta come ammonimento per tutti noi oggi.

E’ un avvertimento contro sinistre ambizioni nascoste da facciate democratiche; contro politici messianici, apparentemente toccata da Dio, e il loro negare le conseguenze della loro violenza, e contro quelli che zittiscono la ragione in nome di un falso patriottismo. E parla anche del coraggio morale: di parlare, di rompere il silenzio. Saluto i membri dell’International Brigade che sono con noi oggi, che hanno fatto più che parlare. Ringrazio loro e i loro compagni caduti per quello che avete fatto per noi, per la vostra testimonianza di verità e coraggio morale. La Lucha continua.”

Note:

Tradotto da Chiara Rancati per www.peacelink.it.
Il testo può essere liberamente riutilizzato a scopi non commerciali citando la fonte, l'autore e il traduttore.

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