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Un abbozzo di raffronto fra due periodi storici

Anni 2000, anni 1940

Viene riportata un'intervista a un soldato italiano presente sul campo in Iraq e Afghanistan, nonché l'opinione di uno studioso Usa
13 gennaio 2007 - Leopoldo Bruno

Anni 2000, anni 1940

Emilio Quadrelli, in Alias n. 49/2006, introduce un’intervista che fa ad alcuni militari italiani reduci da missioni in Afghanistan e Iraq: “Lo spirito di conquista unito a una radicata convinzione di essere e rappresentare un grado umano superiore, che giustifica ampiamente fino a legalizzarla la dominazione, sembra il frame ‘culturale’ che informa il nuovo combattente. Un aspetto che diventa più che evidente attraverso le parole di un altro appartenente alle truppe combattenti, specializzato in operazioni di controguerriglia psicologica. Una strategia il cui scopo è annichilire sul nascere qualunque tentativo di resistenza da parte delle popolazioni prese in cura e creare un totale asservimento allo strapotere messo in campo dagli ‘operatori umanitari”. Domanda di Quadrelli al militare intervistato: In cosa consiste la controguerriglia psicologica della quale, per altro, ufficialmente nessuno ha mai sentito parlare? Risposta: Questo mi sembra abbastanza normale, semmai dovrebbe far scalpore il contrario. L’idea che i non addetti ai lavori hanno in genere della guerra è quella vista al cinema o alla tv, con i film della seconda guerra mondiale. Da tempo quel tipo di guerra non esiste più. E’ normale che almeno il 70% delle operazioni belliche siano oscurate o addirittura ufficialmente non compaiano da nessuna parte. Si tratta di operazioni coperte, così come tutta la conduzione della guerra è in qualche modo sotterranea. E’ vero per la guerriglia psicologica così come per tanti altri aspetti. Per esempio le operazioni di bonifica. Raramente se ne sente parlare e, quando capita, le si fanno passare per operazioni contro postazioni ribelli. In realtà le battaglie ufficiali, quelle contro insediamenti della guerriglia, sono solo una piccola parte di quanto avviene sul campo, anche se sono le uniche continuamente mostrate. Questo perché, essendo le più vicine alla dimensione classica della guerra, sono quelle più facilmente mostrabili all’opinione pubblica. E anche queste, in ogni caso, sono mostrate in modo un po’ ridicolo perché sono sempre preorganizzate. Le riprese non avvengono mai in diretta ma sempre dopo. Così si può preventivamente selezionare il materiale video e, se ci fai caso, non si vede mai il campo di battaglia a operazione conclusa ma sempre in una fase iniziale. Altre volte si tratta di riprese del tutto simulate dove qualcuno recita la parte dell’assaltatore e, senza essere inquadrato, qualcuno spara qualche colpo fingendo di essere delle guerriglia. Tanto è vero che non si vedono mai le armi che vengono usate negli assalti. Domanda: Ti riferisci al fosforo bianco? R.: A quello ma non solo. Il fosforo bianco è quello che ha fatto più scalpore semplicemente perché tutti ne sono venuti a conoscenza ma per arrostire i terroristi i modi sono tanti, ovviamente non possono essere mostrati. Anche questo, in realtà, è una parte del lavoro di controguerriglia psicologica. Un lavoro che consiste nel rendere impensabile, tra la popolazione, l’idea stessa di poter resistere o mostrarsi semplicemente ostili. La controguerriglia psicologica ha lo scopo di annientare la volontà del nemico. Non lasciargli speranze. Domanda: Al di là di tutto, quelle in cui siete impegnati sono missioni di guerra a tutti gli effetti che si potrebbero addirittura considerare come guerre totali? Risposta: Ma vedi, bisogna un po’ capire come funzionano le cose altrimenti si finisce con l’avere un’idea del tutto sballata delle guerre in cui siamo impegnati. Il primo problema che devi affrontare è far capire chi comanda. Devi togliere a quella popolazione ogni punto di riferimento e azzerare qualunque tipo di autorità, di qualunque tipo. Devi fargli capire che la loro vita e la loro morte dipendono solo da te che loro non sono niente. Che tu puoi tutto e loro niente. Questa è la prima fase, quella dove devi agire a tappeto. Non colpisci qualcuno perché è sospettato di qualcosa ma semplicemente perché sta lì davanti a te. Tu sei il suo padrone e lui il tuo servo. I modi sono tanti. La tecnica del gioco del bowling è uno di questi. Non devi esagerare però come impatto iniziale dà dei buoni effetti. Vai in giro con il blindato e ti scegli un obiettivo a caso e poi cominci a corrergli dietro. A volte, dopo averlo fatto correre per un bel po’ lo lasci andare, altre lo schiacci e lo lasci spiaccicato come una formica. Questo è l’obiettivo. Nei tuoi confronti devono sentirsi come degli insetti, capire che tutto dipende da te e che loro non hanno alcun diritto e possibilità di opporsi. Un altro sistema importante è la violenza verso le donne davanti agli uomini della famiglia. Fare fottere la moglie, la madre o la sorella da 5-6 militari davanti ai maschi della famiglia è un modo per fargli perdere completamente l’autostima e farli regredire in uno stato catatonico dal quale non si riprendono più. Un altro sistema è quello di mitragliare, mentre passi, senza alcun motivo i passanti. Cioè, senza farla troppo lunga, la prima fase è quella del terrore. Non è selettiva ma serve a far capire chi guida le danze. Poi ci sono quelle maggiormente mirate. Un lavoro importante è la continua ridicolarizzazione dei loro simboli che, a seconda dei casi, possono essere nazionali o religiosi.

Michael Ratner, dirigente del Centro americano per i diritti costituzionali, su il manifesto del 25/10/6, dichiara: “La nuova legislazione antiterrorismo rappresenta un colpo di stato a livello legale. Costituisce il sovvertimento dei diritti fondamentali fino a oggi esistenti a livello costituzionale, dell’habeas corpus, ovvero del diritto di far valere i propri diritti legali davanti a un tribunale. Principi alla base della costituzione americana e non solo che risalgono alla Magna Carta del 1215. Il sovvertimento istituzionale operato da questo governo americano avviene da parte di un individuo, il quale in virtù delle prerogative dell’autorità presidenziale, come avevano i re nell’era medievale, ha deciso che d’ora in poi si possa catturare in qualsiasi parte del mondo persone innocenti, arbitrariamente classificarle ‘combattenti nemici’ degli Stati uniti, continuare a torturarli dichiarando al monodo che questo è legittimo. Il Congresso americano nell’approvare questa legge presentata dalla Casa bianca ha praticamente avallato tutto il potere richiesto da un ‘dittatore’, senza esercitare quei limiti dei poteri del presidenzialismo previsti dal sistema dei Checks and Balance, alla base della nostra costituzione. Storicamente possiamo dire che il via libera a Bush per la ‘guerra preventiva in Iraq’ e per le approvazioni delle leggi antiterrorismo, ci riporta all’epoca in cui il parlamento tedesco diede via libera a Hitler. Il momento storico che viviamo in questo paese è tale che il concetto di ‘democrazia’ per come la intendiamo, in America è finito”.

Sì - a mio avviso - una volta venuti fuori dalla guerra, fra le altre cose, potremo e dovremo raffrontare le truppe del nostro impero a quelle delle dittature del XX secolo. I nostri politici, le alte cariche istituzionali, i potenti uomini economici d’oggi a quelli dell’epoca.
E noi siamo coloro i quali nella indispensabile routine del quotidiano fanno andare avanti le nazioni; così come allora.
Saremo anche come quei civili che vissero senza rendersi conto dei campi di concentramento e di tutte le atrocità che si conoscono ufficialmente soltanto a posteriori. E’ ovvio che non c’è esatta identità di eventi storici e che sono fatti atroci che si differenziano in qualche modo gli uni dagli altri. Nel contempo, in relazione e in discontinuità fra essi stessi.
Noi siamo ancora complici e sciocchi, con quella esperienza sulle spalle e sessant’anni dopo.
E’ ancora più grave!

5/1/7 - Leopoldo BRUNO

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