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Ridotte al minimo le attiità dei militari italiani

Iraq, allerta a Nassiriya: possibili attacchi a italiani

La polizia irachena ha rinvenuto vicino alle ambasciate italiana a Baghdad un carretto sospetto contenente 21 razzi. Intanto il Tavolo Iraq dice: "Basta con l'occupazione del Paese"
21 novembre 2003 - Alessandro Marescotti

ROMA (Reuters) - La segnalazione di possibili attacchi, oggi, contro gli italiani presenti in Iraq, ha spinto i nostri militari a Nassiriya a ridurre al minimo l'attività. Lo riferiscono fonti militari italiane a Nassiriya, mentre, al contrario, lo Stato Maggiore della Difesa esclude che siano state adottate ulteriori misure di sicurezza.

Il comando italiano a Nassiriya - dicono le fonti - ha deciso di ridurre per oggi le attività rivolte alla popolazione irachena, dopo che è stata segnalata una minaccia per gli italiani presenti nel Paese.

Ieri ha inoltre invitato alcuni giornalisti ospiti di un albergo di Nassiriya a passare la notte a White Horse, quartier generale della Brigata Sassari dove si trovavano già altri reporter italiani.

Lo Stato Maggiore della Difesa dice comunque di non essere al corrente di segnalazioni specifiche che avrebbero indotto il Comando a Nassiriya ad adottare particolari misure di sicurezza.

"Dopo l'attentato le segnalazioni sono continue, e non ci risulta che oggi siano state adottate misure particolari", ha detto a Reuters l'Ufficio pubblica informazione dello Stato Maggiore riferendosi all'attacco di mercoledì scorso a Nassiriya - nell'Iraq meridionale - costato la vita a 9 iracheni e 19 italiani, 17 militari e 2 civili.

"I rapporti con la popolazione sono ridotti perché oggi è venerdì, giorno festivo in Iraq", ha spiegato lo Stato Maggiore della Difesa.

"Per quanto riguarda l'invito ai giornalisti italiani a trasferirsi a White Horse, era una cosa programmata. Averli in albergo in città significa essere impegnati in un servizio di pattugliamento dell'area e comporta problemi di comunicazione durante la notte. E poi è più sicuro per loro dormire al campo".

Questa settimana Enzo Bianco, presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, ha detto che il rischio per gli italiani - non solo militari - in Iraq è altissimo.

Questa mattina, intanto, la polizia irachena ha rinvenuto vicino alle ambasciate italiana e turca a Baghdad due carretti sospetti contenenti uno 21 razzi e il secondo materiale esplosivo simile, dopo che alcuni razzi hanno colpito il ministero del Petrolio e due hotel nel centro provocando diversi feriti.

Reuters 21/11/03 ore 10.16

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Iraq: Armellini, razzi non necessariamente contro di noi

(ANSA) - BAGHDAD, 21 NOV - I razzi trovati oggi a Baghdad, non lontano dall'ambasciata italiana, 'non erano necessariamente diretti contro di noi'.Lo ha detto all'Ansa il capo della delegazione diplomatica speciale, Armellini. E' stato trovato inoltre un biglietto con minacce in uno dei due carri con i lanciarazzi. Diceva: "Vi chiediamo: non lavorate con gli invasori fino alla liberazione dell'Iraq". Secondo la polizia irachena uno dei 2 lanciarazzi era collegato con una batteria e un timer.
2003-11-21 - 13:39:00

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Tavolo Iraq: "Basta con l'occupazione del Paese"

di Stefano Arduini (s.arduini@vita.it)

http://www.vita.it 20/11/2003

Il cartello che riunisce 40 associazioni e organizzazioni non governative che si erano dichiarate contro la guerra in Iraq esprime "rispetto per le vittime di Nassiriya"


Oltre 40 associazioni e organizzazioni non governative si sono riunite,
nell'imminenza dell'attacco all'Iraq, nel "Tavolo di Solidarietà con le
popolazioni dell'Iraq" con l'intento di coordinare e organizzare le
iniziative italiane di soccorso alle vittime e di intervento umanitario.

Comune a tutte le organizzazioni era il riconoscimento nella manifestazione mondiale per la pace del 15 febbraio, la contrarietà alla guerra e la conseguente non disponibilità a collaborare con i Governi, compreso quello italiano, che hanno partecipato alla guerra e all'occupazione dell'Iraq o le hanno appoggiate.

Per essere presente a fianco della popolazione irachena, il "Tavolo" ha
quindi lanciato una campagna di sottoscrizione popolare e ha avviato
rapporti con l'ufficio degli aiuti umanitari della Unione Europea e con le
agenzie delle Nazioni Unite.

A otto mesi dalla sua nascita il "Tavolo" fa un primo rapporto sui risultati
della propria attività.

Sette organizzazioni aderenti al Tavolo sono state attive in Iraq sin dai
primi giorni dopo la fine dei bombardamenti, mentre due organizzazioni
avevano mantenuto una presenza anche durante i conflitto contribuendo alla apertura di un campo per sfollati.

Due convogli umanitari contenenti medicinali di urgenza organizzati dal
Tavolo, giunti a Baghdad il 15 aprile, prima che gli Usa dichiarassero
terminati i combattimenti, sono stati tra i primi aiuti ad entrare in Iraq.
Sono seguiti altri tre convogli nei primi giorni di maggio organizzati da
singoli organismi.

Immediatamente dopo sono stati avviati interventi in tutte le zone del paese ed in particolare a Baghdad, Bassora, Kirkuk, Kerbala, Mosul, Ad Diwaniy nei settori della potabilizzazione delle acque, della assistenza sanitaria, della assistenza a fasce vulnerabili della popolazione (bambini ed anziani), del ritorno dei profughi, dello sminamento umanitario, dell' educazione per un valore totale di oltre 5 milioni di Euro, con finanziamenti ECHO, ONU, enti locali ed altri donatori privati italiani, che hanno raggiunto oltre 800.000 beneficiari.

Attualmente le organizzazioni del "Tavolo" sono presenti con circa 40
operatori italiani e oltre 100 iracheni in tutto il paese proseguendo il
lavoro negli stessi campi di emergenza prima individuati ed cominciando ad avviare iniziative di sostegno alla nascente società civile irachena
(apertura di un centro servizi per ONG locali, sostegno alla stampa
indipendente, realizzazione di partnership con soggetti locali, ecc.).

E' in questa direzione che il Tavolo di solidarietà convoglierà i fondi
raccolti con la sottoscrizione popolare in Italia finanziando progetti
presentati da organizzazioni locali.

La esperienza del Tavolo Iraq testimonia il valore aggregativi di scelte
politiche e umanitarie coerenti e di alto profilo e la possibilità di
contribuire ad alleviare le sofferenze della popolazione in Iraq e alla
ricostruzione materiale e sociale del paese senza bisogno di copertura e
tutela militare.

Avendo considerato illegittime la guerra e l'occupazione militare del
territorio, il Tavolo Iraq ha fin dall'inizio criticato la decisione
italiana di inviare militari e di partecipare al governo dell'Iraq che è
apparso agli occhi degli iracheni come un'imposizione di tipo coloniale. Ha chiesto invece che i fondi stanziati, quasi 40 milioni di euro al mese, venissero utilizzati per interventi a sostegno della popolazione irachena sia in forma diretta che attraverso le agenzie dell'Onu e le organizzazioni
non-governative.

A sostegno di questa richiesta il Tavolo ha lanciato una petizione popolare che sta ricevendo migliaia di adesioni e che, con le prime sottoscrizioni, è stata depositata questa mattina alla presidenza della Camera dei Deputati con richiesta, ai sensi del regolamento, di essere iscritta all'ordine del giorno della commissione Esteri. La raccolta delle firme continua con l'obiettivo di 50.000 sottoscrizioni.

Il Tavolo di solidarietà con le popolazioni dell'Iraq esprime il più
profondo cordoglio per le 31 vittime dell'attentato di Nassiriya. Un
attentato odioso ed esecrabile. Il momento del raccoglimento e del lutto va rispettato; al tempo stesso non va però dimenticata la realtà: la non
legittimità della guerra e dell'occupazione del paese. Riteniamo che solo la fine di questa situazione di illegalità potrà avviare una fase nuova che
potrà portare finalmente ad un periodo di pace per le popolazioni dell'Iraq.
Ci auguriamo che questo avvengo al più presto.

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