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“Temptarunt etiam tauros in moenere belli
expertique sues saevos sunt mettere in hostis.
Et validos partim prae se misere leones.....”
Una voce lontana, un sussurrare remoto ed arcano.

La scena è vuota.

Sul fondo, immagini confuse di gente: le strade di una grande città; facce occhi mani corrono veloci. Le parole si moltiplicano; un’eco serrata, come un alto frinire, un convulso e violento frastuono, altre voci: “expertisque sues saevos...” in primo piano assolve la traduzione: “…e in battaglia sciolsero feroci cinghiali; per gettare terrore tra i nemici liberarono tori e istruttori armati tenevano al laccio possenti leoni...”.

Poi le torri gemelle, le strade di Kabul, gente: facce occhi mani corrono veloci. Così, con le parole di Lucrezio Caro che raccontano la storia di una battaglia, è il primo secolo della nostra era, in cui due eserciti in armi si fronteggiano accompagnati da fiere selvagge addestrate alla guerra, rimaste infine sole sul campo a vincere, e con le più recenti immagini di eventi che hanno dato il via ad un profondo mutamento nelle condotte e negli stili di vita dell’umanità intera, comincia un viaggio di conoscenza, un percorso di ricerca sulle ragioni della guerra e della pace.

Questo primo spettacolo sul tema, primo, speriamo, di una serie di esplorazioni tra le letterature del mondo, è stato ispirato da un incontro d’amicizia tra Fathi Abu Abed ed Erminio Biandolino, coordinatore dei lavori della missione dipolomatica della lega degli Stati arabi presso lo Stato italiano e la Santa Sede il primo, autore e regista il secondo.

Lo spettacolo, coordinato ad una contestuale conferenza in cui il diplomatico si rende disponibile ad un incontro di dibattito con le autorità e con le popolazioni locali, si muove lungo le coordinate del lavoro poetico. La scelta della poesia non è casuale. Né casuale è la scelta, per questo primo passo, della poesia araba, colta e raffinatissima in tutti i suoi esiti, quanto presso di noi poco nota, dalle origini ai nostri giorni.

Quale che sia il suo luogo di gestazione, la parola poetica sonda la sostanza delle umane relazioni e lascia in quelle lievitare la sua forza di liberazione, penetra nelle concrezioni oscure del pregiudizio a stemperarne le disforie e a illuminarne l’insostenibile inattendibilità , pone a confronto in spirito di solidarietà bisogni e desideri, ridefinisce con chiara consapevolezza orientamenti di pensiero e stili di vita, affronta con creativa flessibilità problemi condivisi, prova a prefigurare l'allestimento di originali forme di soluzione ai lacci che inceppano il progredire di forme di più alta evoluzione della pianta umana; infine, si intrica nelle profondità dell’animo come nei gangli dell’esperienza sociale per restituire respiro alla forza fondante dei tratti d 'identità e vigore al riconoscimento di valori e diritti: strumento di crescita, di progresso e di apertura cosmopolita, di dialogo e cooperazione, di emancipazione dai ceppi dell’ineguaglianza e dalle dinamiche devianti delle strategie del terrore, luogo di coltura di processi di distensione e di pace, di crescita sul piano dello sviluppo di una umanità più sicura e realizzata, di una democrazia finalmente adulta, di una sensibilità planetaria.

Lo spettacolo è in fase di allestimento e sarà disponibile per la stagione estiva, utile occasione di incontro ravvicinato per le nostre genti. Il viaggio poetico e fascinoso nelle civiltà arabe attraverso le parole di Qasim Zaid, Al Tamini, Mahamud Darwish, Kahlil Gibran, poeti di varia ispirazione civile e religiosa, sarà guidato dalla voce di rilevanti figure del nostro teatro.

Lo spettacolo richiede un normale spazio performativo secondo gli standards medi: palco, un proiettore digitale per filmati, uno schermo di medie dimensioni, tre leggìi, un elementare parco luci, un sistema di amplificazione del suono hi-fi, “pulci” (microfoni telematici) per la trasmissione della voce.

La conferenza-dibattito richiede particolare cura della security.
La strumentazione tecnica potrà essere fornita da service a noi collegato.

Cachet: 4.500 e.

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