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Due storie parallele, due storie di vita

Raccontatori di utopie realizzate

Roberto e Valdo erano due "meninos de rua" (bambini di strada) brasiliani, che hanno avuto il coraggio e la forza di percorrere una via diversa da quella segnata dalla droga e dalla delinquenza.
20 ottobre 2009 - Gianfranco Zavalloni

Alla festa dei bambini del "bairro Alterosa" a Betim (Minas Gerais) il 10.10.2009

Roberto

É appena uscito, nelle sale cinematografiche, quello che io ritengo essere uno dei più bei film brasiliani “O contador de historias”. Tradotto in italiano “Il raccontatore di storie”. Ma la traduzione in italiano ne diminuisce la forza. Nel film viene raccontata la storia di Roberto Carlos Ramos, un bambino di Belo Horizonte, nato in favela. Il suo destino sembra preordinato. Mi rendo sempre più conto quanto un paese (che è un vero e proprio continente) così potenzialmente innovativo e pronto al cambiamento, ricco di risorse, con un’incredibile umanità, sia poi così profondamente “conservatore e immutabile!”. Se nasci nei quartieri alti sei destinato a governare e dirigere. Se nasci nelle periferia, nella favela, se il colore della tua pelle ricorda quella degli “schiavi africani”, sei potenzialmente destinato ai lavori più umili, faticosi e sottopagati. C’è un detto che ho sentito qui in Brasile che dice: “i figli dei ricchi diventano playboys, i figli dei poveri diventano moto-boys”. Motoboys sono ragazzi (spesso con pochissimi anni di “scuola pubblica”) che trasportano qualsiasi cosa - da una parte all’altra della città - in motocicletta. È un mestiere rischiosissimo. A San Paolo, un taxista di colore, con un alto livello di coscienza, diceva che in Brasile ogni giorno muoiono 17 moto-boys. Tre ogni due giorni nella sola San Paolo.
Ma torniamo a Roberto Carlos: uscito dalla favela, dall’età di 6 anni vive nella FEBEM (una sorta di istituto-riformatorio) da cui costantemente fugge. Adolescente, conosce una giornalista francese che, dopo tristi e travagliate vicende di incontro-scontro, lo adotta e lo porta con sé in Francia. Qui va a scuola e a 19 anni torna in Brasile per laurearsi poi in pedagogia e divenire uno dei più bravi “raccontatori di storie” al mondo. Il vero Roberto Carlos appare alla fine del film - mentre racconta una storia – in mezzo ai titoli di coda. Eccezionale!

Valdo

La storia di Roberto è incredibilmente simile a quello di Valdo, nato anche lui alla periferia di Belo Horizonte, nel 1972. Valdo ha 7 anni meno di Roberto e, solo per questione anagrafica, non si sono incontrati sulla “strada”. Valdo termina il suo itinerario (dagli 11 ai 19 anni) di “menino de rua” a Rio de Janeiro, dove la sua vita incrocia le diverse bande di narcotraffico giovanile in lotta fra di loro e con i battaglioni speciali della polizia. Racconta lo stesso Valdo: “Quando nel ’92 ci fu la conferenza dell’ONU sull’ambiente chiamata ECO92, a Manaus, fui invitato a parlare della mia storia come ragazzo della strada. Durante la conferenza ho incontrato e conosciuto molte persone che sorprese dall’esito della mia storia iniziarono ad aiutarmi. Infatti, ho incontrato due seminaristi italiani che stavano scrivendo una tesi sulla realtà dei bambini della strada del sudest del Brasile, ho portato loro in giro di notte per le strade delle metropoli di Rio e di Belo Horizonte. Nel 1994 mi diedero la possibilità di venire in Italia a studiare.” Diplomatosi maestro, Valdo si è poi laureato in Antropologia e Lettere alla Università per stranieri di Perugia. Nel 1998, volontario fra i terremotati dell’Umbria, incontra Silvia, mia giovane amica scout, con cui si sposa pochi anni dopo. Ora vivono a Cesena e insieme hanno messo al mondo Matteo: “menino italo-brasiliano”. Le difficoltà di Valdo non sono finite. Anche se a volte senza lavoro o con un lavoro precario, Valdo trova il coraggio delle sue “utopie” e insieme alla Associazione “Sem Fronteiras”, che ha contribuito a far nascere, si batte per rendere più umana la vita dei bimbi delle bimbe del quartiere di Betim, da cui proviene (alla periferia di Belo Horizonte). Anche Valdo è un affascinante raccontatore.
La strada e la scuola sono eccellenti maestre di questa arte. Valdo porta spesso una maglietta con una scritta in portoghese, che tradotta dice: “L'ignoranza deve essere combattuta”.
Due esempi concreti di utopie realizzate. Forse non è poi così strano pensare di “cambiare questa società così tremendamente ingessata”. Raccontiamo queste storie: seminiamo utopie.

Note:

Per contattare Valdo e ospitarlo nelle scuole italiane:

email: valdobonfim@yahoo.com
telefono 0547.480053
cellulare 347.6455207

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