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Arrestati tre operatori di Emergency a Lashkar-gah

In Afghanistan arrestano non chi spara ai bambini ma chi li soccorre

L'esercito italiano partecipa ad una "missione per la libertà" in Afghanistan e non sa garantire la libertà di movimento a Roberto Saviano in Italia
11 aprile 2010

Akter Mohammed è un bambino afghano. Si è avvicinato alla finestra per vedere i blindati in arrivo.
Un soldato ha intravisto la sagoma dietro il vetro e ha sparato. Il logo di Emergency

"Colpo singolo alla testa. Un proiettile, uno solo, gli ha passato la testa da parte a parte. Un bambino di nove anni. Nove. È ancora vivo e lo stanno operando. Il padre urlava e si dibatteva il petto, non solo per quello che hanno fatto a suo figlio, ma anche per il modo".

A dire queste cose a febbraio è Matteo, uno dei tre operatori di Emergency che è stato appena arrestato in Afghanistan, con l’accusa di avere complottato per uccidere il governatore della provincia di Helmand. "L’accusa ci sembra francamente ridicola", dichiara Emergency.

In guerra il mondo è capovolto: chi aiuta è un criminale, chi è un criminale va aiutato.

E in Afghanistan le cose vanno proprio così: arrestano non chi spara ai bambini ma chi li soccorre.

Non solo.

L'esercito italiano partecipa ad una "missione per la libertà" in Afghanistan.

Ma non sappiamo garantire una vita normale in Italia a Roberto Saviano, minacciato di morte della mafia e costretto a vivere nascosto con la scorta.

Note: L'arresto dei tre operatori di Emergency è avvenuta a pochi giorni dalla denuncia del fondatore di Emergency, Gino Strada il quale, intervenendo domenica alla trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fa" di domenica scorsa, aveva detto che nel cuore della zona dei bombardamenti in Afghanistan le forze dell'Isaf impediscono sistematicamente e intenzionalmente ai feriti di raggiungere gli ospedali attraverso il blocco di macchine e ambulanze, rifiutando di prendere in considerazione ogni proposta di apertura di un corridoio umanitario per l'evacuazione dei feriti. Una condotta che Strada ha bollato come "crimine di guerra da portare davanti alla Corte penale internazionale, in quanto contrario a tutte le convenzioni sull'assistenza dei feriti nei conflitti armati".

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