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Siria: che ci sia una soluzione politica nonviolenta, a partire dal "cessate il fuoco"

Il dissidente, arabista e poeta siriano Gassan Azzam, appartenente al Coordinamento Siriano per il Cambiamento Democratico in Europa, espone il suo pensiero sulla situazione in Siria
30 giugno 2012 - Gassan Azzam
Fonte: Peacelink - 30 giugno 2012

Per sapere perché si è innescata la rivoluzione in Siria, occorre sapere cosa significa vivere sotto il regime degli Al-Asad. Io sono vissuto nella Siria di Al-Asad padre. Vivere in quella Siria, che è poi la stessa della Siria attuale sotto Al-Asad figlio, significa vivere in un paese dove la corruzione è la regola. Qualsiasi cosa tu abbia bisogno, qualsiasi pratica, documento, tu devi pagare il funzionario di turno. Il regime è mafioso e poliziesco. Ogni cosa che fai sei controllato dalla polizia, che non ammette nessuna forma di opposizione al regime. E la polizia può incarcerarti, torturarti, ucciderti in ogni momento. Quando un siriano va davanti allo specchio in bagno a casa sua, ha sempre la paura di vedere specchiato dietro di sé un  poliziotto che lo controlla. La gente in Siria si è ribellata a questo stato di cose.

Ciò che ha tenuto al potere il regime finora è la paura di Israele. Ora noi possiamo essere rivoluzionari contro il regime pur non sostenendo Israele. Israele è un corpo estraneo, occidentale, immesso nel mondo arabo, senza alcuna connessione con esso, e a danno dei palestinesi; l’unica soluzione laica e giusta per tutti al problema, alla patologia che costituisce Israele, è uno stato binazionale.

La Siria è un paese in cui sono sempre convissute in pace etnie e religioni diverse. Io quando ero ragazzo sono stato invitato ad andare a messa da un mio caro amico, che mi diceva: “vieni, così conosciamo molte ragazze”. Prima di allora, io non mi ero accorto che lui fosse cristiano e lui probabilmente non era interessato a sapere se io appartenessi a qualche religione. Si dice che ci sono molte minoranze etniche e religiose in Siria, dove la maggioranza è sunnita. Io sono un marxista, laico e internazionalista, nato in Libano, con un nonno palestinese. Per me non esistono “minoranze” perché non esistono appartenenze, esistono solo cittadini, tutti uguali davanti alla legge.

La rivoluzione siriana si è trasformata, in molte parti del paese, in una rivoluzione armata, dai connotati tribali, con molte forze estere infiltrate nel nostre paese, specie il Qatar e l’Arabia, che voi chiamate ancora “saudita”. Questi due stati vorrebbero imporre una linea alla rivoluzione siriana: figuriamoci, due stati che non sanno neanche lontanamente cos’è la democrazia vorrebbero guidare una rivolta contro un regime dittatoriale in nome della democrazia! Con le forze che sostengono l’intervento armato ci sono molti Fratelli musulmani: io li rispetto ma la mia idea di democrazia è laica, e loro invece cercano di portare la religione nello stato. Anche le forze occidentali si sono infiltrate in Siria, e sappiamo già da un po’ di tempo che i loro “tecnici” che vengono uccisi sono venduti sotto banco dalla Siria ai loro paesi di origine: in questo modo, comprando le salme dei loro caduti, i paesi occidentali nascondono all’opinione pubblica mondiale il loro coinvolgimento nella rivoluzione siriana.

Io non credo nella violenza, nelle rivolte armate. La violenza è un atto che si consuma contro un individuo, perché alla fine uccidi una persona; la nonviolenza è invece un atto di rivolta collettivo. Il nostro Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico (CNSCD) è una istituzione siriana, che fin da subito si è dichiarata contraria a ogni risposta violenta al regime e a ogni intervento esterno, anche a corridoi umanitari, perché sappiamo poi come l’Occidente sfrutti le risoluzioni ONU per imporre un governo etero diretto. Il Consiglio Nazionale Siriano (CNS), invece, e il Libero Esercito Siriano (LES), comandato da un colonnello siriano al soldo della Turchia, sono organismi eterodiretti favorevoli all’intervento esterno. Il CNS vorrebbe ripetere quel che è successo in Libia, armare le persone e sconfiggere l’esercito fedele al regime, ma non ha una base politica in Siria, ad eccezione dei Fratelli musulmani. Il suo direttivo è controllato da Qatar, Arabia e Turchia. Noi abbiamo cercato di convincere il CNS a sostenere il piano di Kofi Annan, con i suoi 6 punti, ma come sapete ora gli osservatori ONU sono impediti a fare il loro lavoro sia dal regime sia dagli insorti armati sostenuti dal CNS e dal LES. I 6 punti del piano di Kofi Annan, che noi sosteniamo pienamente, a partire da un immediato Cessate il fuoco, sono i seguenti:

-Primo: la fine delle violenze. D’accordo con Annan, la Siria aveva stabilito per le 3 del mattino del 10 aprile, ora di Londra – le 6 di Damasco – l’orario del cessate il fuoco. L’opposizione si era impegnata a deporre le armi esattamente 48 ore dopo. In un anno, secondo l’Onu, i morti sono stati più di novemila.

-Secondo: mettere in atto un processo politico aperto, orchestrato dai siriani, per fare fronte alle preoccupazioni legittime della popolazione; la scelta, inoltre, di un interlocutore designato quando richiesto da Annan. L’ex segretario delle Nazioni Unite non chiede più la deposizione di Assad, condizione prevista invece dal piano precedente della Lega Araba.

-Terzo: l’invio di aiuti in tutte le zone colpite dai combattimenti e una tregua umanitaria di due ore al giorno; un lasso di tempo, cioè, in cui ci sia la possibilità di portare soccorso ai feriti. Secondo l’Onu, i rifugiati siriani sono 39.000. 200.000 il numero dei profughi per la Mezzaluna Rossa.

-Quarto: il rilascio delle persone arrestate arbitrariamente, in particolare quelle delle categorie più vulnerabili e quelle coinvolte in attività politiche pacifiche; inoltre, la comunicazione della lista delle prigioni e il libero accesso a esse.

-Quinto: libertà di circolazione in tutto il paese per i giornalisti e messa in atto di una politica non discriminatoria per il rilascio dei visti.

-Infine, sesto e ultimo punto: l’impegno da parte delle autorità siriane a rispettare la libertà di associazione e il diritto di partecipare a manifestazioni pacifiche.

(da http://it.euronews.com/2012/04/10/i-sei-punti-del-piano-di-kofi-annan-per-la-siria/ )  

Oggi la situazione in Siria è degenerata e non è facile che questo piano venga attuato. A Hula c’è stata di recente una strage che non è ancora stata completamente ricostruita, ma che è avvenuta in un contesto di scontri tra famiglie; una cosa è certa, il responsabile ultimo di questa degenerazione nella violenza è il regime di Al-Asad. A Damasco sono in azione le forze terroristiche estere, e di recente è stata fatta una strage seguita da rapimenti nella televisione siriana. Il nostro Coordinamento condanna tutte queste azioni, specialmente quelle contro i civili. La Turchia ha compiuto una provocazione contro la Siria, mandando quel suo caccia nel territorio siriano, ma questo non significa che la Nato sia pronta a intervenire in Siria. Non c’è nessuna possibilità che la Nato o l’ONU intervengano militarmente in Siria, perché la Siria è legata alla Russia, che impedirà ogni intervento, a meno che si voglia la terza guerra mondiale. Oggi, 30 giugno, a Ginevra, vedremo se davanti a Kofi Annan le forze pro-regime come la Russia troveranno un accordo con le forze anti-regime come gli USA per proporre un piano non militare per la Siria, ma sarà difficile.

Note:

Intervista raccolta dal discorso di Gassan Azzam alla Conferenza: "Non c'è pace senza Siria", 11 maggio 2012, organizzata a Milano da Peacelink e Mondo senza guerre e senza violenze, e da colloqui individuali a cura di Lorenzo Galbiati

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