Le donne nell'economia siriana

Una revisione femminista dei progetti per l'emancipazione economica delle donne

Le donne siriane in generale sono ancora assunte per lavori che continuano a tramandare ruoli di genere tradizionali e patriarcali, come lavori d’ufficio o posizioni che richiedono esclusivamente donne.
14 dicembre 2022
Thuraya Hijazi
Tradotto da Lisa Elli per PeaceLink

Negli anni, dagli eventi della Primavera Araba, le donne siriane hanno persistito nella loro lotta per l'emancipazione economica. Eppure, nonostante i progressi fatti, i progetti per questa emancipazione, promossa e supportata dalle organizzazioni di società civile, troppo spesso falliscono nell'indirizzarsi all'intersezione di barriere strutturali che ostacolano le donne siriane nel raggiungimento del loro pieno potenziale. Questo articolo offre un quadro generale di queste problematiche e approcci per raggiungere un'effettiva emancipazione economica per le donne in Siria.

Thuraya Hijazi, 31 marzo 2022

Donne mentre assemblano laptop

Dopo più di una decade dalla Primavera Araba, la maggior parte delle speranze e aspirazioni ai cambiamenti che hanno portato la gente nelle strade rimangono incompiute.

Guardando la realtà dei fatti, diritti umani, crisi politiche e umanitarie hanno prevalso, insieme con l'aumento di varie forme di violenza, la dominanza delle autorità del patriarcato e la crescita degli armamenti e della militarizzazione.

In tutto ciò, le donne del Medio Oriente e Nord Africa (MENA) continuano la loro lotta contro una discriminazione sistematica e l'esclusione da ogni aspetto della politica e della vita economica, culturale e sociale.

In Siria, dove da tempo le donne sono state escluse dalla forza lavoro, la recente guerra ha solo contribuito alla loro esclusione e aumentato i loro disagi. Inoltre, la maggior parte dei tentativi per un'emancipazione economica si sono rivelati inefficaci.

Questo articolo esamina, da una prospettiva critica femminista, come le organizzazioni di società civile (CSO) hanno provato ad affrontare l'esclusione delle donne dall'economia formale attraverso progetti di emancipazione economica. Vedremo anche cosa sarebbe necessario accadesse perché questi progetti diano risultati, in modo da raggiungere l'effettiva emancipazione economica delle donne.

Cinque decadi di esclusione e marginalizzazione

Come la stragrande maggioranza dei siriani, le donne sono state sistematicamente marginalizzate e impoverite dal regime di stato, che le ha private dei loro diritti politici, sociali, economici e legali. Negli ultimi cinquant'anni, il regime ha lavorato per distorcere lo stato delle donne, perpetuare la loro esclusione, impoverirle e diffondere stereotipi di genere negativi su di loro, come il fatto che le donne siano vulnerabili o deboli per natura. Ciò è stato fatto attraverso costumi e tradizioni, politiche economiche e leggi discriminatorie.

Osservando i dati ufficiali del Distretto Centrale delle Statistiche della Siria, vediamo che il tasso di partecipazione delle donne come lavoratori nazionali non ha superato il 13% nel 2010. Nondimeno, l'accuratezza di queste statistiche ufficiali rimane problematica, in quanto non include donne che lavorano nell'economia della cura, ai lavori domestici o a supporto della comunità, sottovalutando così il valore economico del lavoro complessivo da loro svolto. Dunque, la loro partecipazione economica nella forza lavoro non è considerata.

Quando nel marzo 2011 sfociarono le proteste in favore della democrazia, le donne siriane videro un'opportunità per affermare i loro diritti. Parteciparono a dimostrazioni, lavori per i diritti umani, umanitari, lavoro mediatico, politico e sociale. Tuttavia, quando il movimento popolare del paese degenerò in un conflitto armato, le donne siriane pagarono un caro prezzo. Si ritrovarono minacciate da insicurezza alimentare, oppressione, sfruttamento, in aggiunta alle varie forme di violenza perpetrate contro di loro, in particolare violenza sessuale.

Ciononostante, le donne siriane hanno insistito nell’affrontare la società patriarcale e altri regimi di oppressione e marginalizzazione che limitano i loro diritti e libertà, negando loro accesso all'istruzione, limitando le loro azioni e abilità lavorative.

La guerra e il conseguente deterioramento delle condizioni economiche e sociali della Siria hanno presentato nuove e aggravanti sfide per le donne. In condizioni difficili, hanno dovuto salvaguardare delle necessità di vita e assumersi, in un modo del tutto nuovo alla società tradizionale siriana, responsabilità economiche al posto dell’uomo che le manteneva, in molti casi assente o sofferente di una disabilità fisica dovuta al conflitto. Questo accadeva soprattutto nelle regioni nord-occidentali fuori dal controllo del regime siriano. In risposta a questa nuova realtà in certe zone e in luce dell'assenza di istituzioni di stato, le CSO hanno provato a riempire il vuoto procurando servizi e opportunità di lavoro, sebbene con un basso grado di successo.

Programmi di emancipazione economica: la donna come un'estensione della famiglia, non come una cittadina con diritti

Nel 2018, quando gli scontri si sono risolti, le CSO hanno cominciato a dare priorità a piani di costruzione delle capacità e sostentamento, fornendo prestiti per istituire progetti che mirano ad individui, come formazione professionale, e creare opportunità di guadagno, “Cash for Work”, (ad esempio raccogliere le coltivazioni o tessere in cambio di contanti). Le organizzazioni che sponsorizzano questi programmi vedono tali progetti come un contributo per migliorare gli standard di vita e ridurre la povertà e la disoccupazione, dal momento che i prodotti delle donne vengono distribuiti ai gruppi più vulnerabili, come i bambini. Anche se questi sforzi non sono specificatamente rivolti alle donne, si fa comunque uno sforzo per includerle, ad esempio i criteri di selezione sono spesso pensati per dare alle donne buone opportunità.

Tuttavia, dal mio contatto diretto con le donne stesse, è chiaro che questi progetti non sono specificatamente disegnati per l’emancipazione economica delle donne siriane come collettivo, mirano piuttosto ad emancipare una categoria specifica, come quelle donne che hanno una famiglia da mantenere. Il meccanismo per la selezione dei “beneficiari” si affida a criteri di “debolezza e vulnerabilità”, i quali richiedono che la donna beneficiaria sia la fonte primaria di reddito per la sua famiglia, sia a causa della perdita dell’uomo che la manteneva o perché quest’ultimo soffre di una qualche disabilità fisica. I progetti danno anche priorità a donne vedove o divorziate con bambini a carico.

Questi programmi integrano donne povere, disoccupate e quelle che hanno perso l’uomo che le manteneva, in micro-progetti, con la prospettiva di assicurare loro un guadagno mensile commisurato al loro contesto sociale e alle loro capacità professionali, in particolare donne con un basso livello di istruzione. Questi criteri di selezione si concentrano sul supporto delle unità familiari piuttosto che sull’emancipazione delle donne per farle entrare nel mercato del lavoro e partecipare al processo di produzione, o supportare il loro diritto di vedersi riconosciuto nell’economia il lavoro che svolgono nei vari ruoli.

In questo modo tali programmi hanno consolidato i ruoli di genere tradizionali derivanti da una prospettiva chiusa e patriarcale che ancora vede le donne come un’estensione della famiglia e non come cittadine indipendenti con diritti e benefici che devono essere raggiunti e preservati all’interno e all’esterno di questi sistemi familiari.

Questi interventi erano anche limitati all’incremento del ruolo produttivo per certi gruppi di donne, senza guardare strutturalmente al valore economico della loro lavoro di cura, domestico o nelle comunità. Quindi la credenza comune “le donne non lavorano” è assai lontana dalla verità in quanto si occupano di diversi e complessi ruoli nell’economia di cura, domestica o nel lavoro sociale attraverso attività di comunità o assistenza sanitaria.

Di conseguenza, il vero problema risiede nel non valorizzare i ruoli sopracitati e la visione sociale delle donne come inferiori così che rimangano escluse dagli indicatori di crescita economica. D’altro canto, questi progetti non hanno preso atto dei molteplici ruoli e dell’incremento dei disagi che ricadono sulle donne, giacché non hanno considerato di cambiare le esistenti strutture sociali economiche, invece che includere le donne nel mercato di lavoro senza badare alle loro condizioni e alle sfide che devono affrontare.

I ruoli produttivi delle donne come un’estensione del loro ruolo di cura

Le donne siriane in generale sono ancora assunte per lavori che continuano a tramandare ruoli di genere tradizionali e patriarcali, come lavori d’ufficio o posizioni che richiedono esclusivamente donne. Anche se attraverso l’ottenimento di prestiti per fondare progetti individuali le donne sono riuscite a dare il via ad attività, una significante parte di donne siriane continuano a lavorare su progetti in casa e professioni tradizionali come cucito, parrucchiere, lavorare la lana, produzione di latticini e formaggi e lavori manuali. Che questo sia dovuto a un genuino desiderio delle donne, come risultato del loro adattamento alla società che crede che il posto di una donna sia in casa sua, o ad una sincera inabilità di eseguire lavori diversi, resta un mistero.

Inoltre la percentuale di donne che partecipa ai programmi di fondi è molto bassa. Questo a causa della riluttanza di alcune di loro ad avere certe responsabilità, la loro mancanza di conoscenze finanziarie o di consapevolezza dell’importanza di questi progetti e il potenziale impatto sulle loro vite. In generale le donne in Siria sono nuove al mercato del lavoro e hanno un’esperienza limitata. È difficile separarle dal loro contesto sociale e culturale, un contesto che celebra e promuove l’idea di una madre passiva che sacrifica la sua stessa sicurezza e felicità per proteggere il suo matrimonio e la famiglia.

L’emancipazione economica da una prospettiva femminista strutturale

Per rendere le donne siriane economicamente indipendenti, programmi di fondi devono essere accompagnati da politiche che sfidino le strutture discriminatorie, come le norme patriarcali, a livelli sociali, economici e familiari.

In assenza del concetto di partecipazione, le donne ancora portano il peso del lavoro domestico, in quanto non hanno ottenuto il cambiamento strutturale necessario nella comunità né nella famiglia e anche in assenza dell’obiettivo di farle entrare nel mercato del lavoro. E nonostante un leggero cambiamento nell’attitudine degli uomini siriani verso il lavoro delle donne, essi mantengono il controllo su cosa una donna dovrebbe fare, come farlo e quando. Come risultato, la maggior parte di loro ancora si sente instabile e insicura.

Ecco perché l’indipendenza delle donne siriane ancora non esiste. La vera emancipazione può avvenire solo facilitando il loro accesso e controllo alle risorse economiche, migliorando la loro abilità nel gestire e prendere decisioni economiche, aiutandole a raggiungere indipendenza economica e incrementando la loro partecipazione allo sviluppo e nelle questioni pubbliche.

Le donne siriane persistono nella loro resistenza

Nonostante queste sfide, le donne siriane continuano a investire nei cambiamenti portati dalla guerra. Sono più attente riguardo la loro marginalizzazione, sfruttamento e violenza, in particolare quella economica. Sono diventate più consapevoli dei loro diritti e delle loro circostanze e stanno cercando opportunità reali e significative.

Oggi le donne siriane stanno lentamente prendendo atto del loro posto nella società e riconoscono il valore delle loro esperienze. Stanno cominciando a scoprire loro stesse, le loro abilità e ciò che possono e vogliono fare. Confrontando la loro situazione attuale col passato e con quella di altre donne nelle loro famiglie e comunità, le donne siriane riconoscono il valore del loro progresso e guardano ad esso come un passo in avanti nella lotta per ottenere i loro diritti e mettere fine alla discriminazione contro di loro.

Le donne si impegnano anche a preservare questi diritti e conseguimenti negli anni a venire, visto che dalla fine della guerra o dei conflitti, spesso ci si aspetta che esse ritornino ai loro ruoli tradizionali e ritrattino ogni traguardo raggiunto durante tali scontri. Queste osservazioni derivano dal fatto che il cambiamento avvenuto nei ruoli delle donne è il risultato di una necessità e non di un comprensivo cambiamento strutturale, il che rende più facile che venga ritrattato o perduto.

Le donne siriane continuano la loro rivoluzione; persistono nella loro lotta per cambiare la realtà usando strumenti semplici. Vogliono mantenere i loro traguardi e costruire su di essi; vogliono anche creare nuovi ruoli, per opporsi davvero alla realtà della violenza economica e raggiungere un’equa partecipazione economica.

La domanda rimane: quale dovrebbe essere il ruolo della società civile e noi, come femministe e organizzazioni femministe, che parte dovremmo avere in tutto ciò?

Dovremmo lavorare su programmi di emancipazione economica da una prospettiva strutturale di diritti umani. Dovremmo anche considerare di espandere progetti collettivi o cooperative per le donne, così che il coinvolgimento in lavori produttivi o che generino introiti non diventi un mezzo per raddoppiare i disagi di casa e della famiglia e stress emozionale, mentre aumenta l’isolamento sociale e le donne perdono i contatti con i loro parenti e amici. Dobbiamo sviluppare strumenti di resistenza e confronto. Solo allora l’emancipazione economica diventerà lo strumento che spingerà le donne ad affrontare sistemi e strutture discriminanti e ad agire e costruire piani verso la realizzazione dei loro obiettivi.

Abbiamo cercato l’opinione di alcune attiviste femministe in Siria e raccolto i loro punti di vista sui programmi di emancipazione economica nella loro forma attuale e come possono essere migliorati. Ecco cosa hanno condiviso:

NdT: Purtroppo il video presenta sottotitoli solo in inglese, ma le testimonianze portate dicono fondamentalmente le stesse cose dell'articolo.

Nella foto in alto: nel tentativo di proteggere ragazze e donne dal cyber-hacking, frequente nei negozi di riparazione di telefoni, e per aiutarle ad avventurarsi in un campo prevalentemente maschile, Equity and Empowerment, un'organizzazione non governativa e non-profit femminista che opera in Siria e nelle regioni circostanti, ha lanciato un corso di formazione perché le donne possano imparare ad aggiustare strumenti elettronici e computer.

Thuraya Hijazi

Thuraya Hijazi
Thuraya Hijazi è una rinomata attivista per i diritti delle donne, membro del Segretariato Generale del Movimento Politico delle Donne Siriane e del Syrian Women's Network. Lavora anche come consulente economica in Siria e per diverse organizzazioni di società civile su programmi di sostentamento, è inoltre fondatrice del Centro Nazionale di Studi e Ricerche di Economia a Damasco. Essendo cofondatrice del National Call Movement a Damasco, Thuraya fu arrestata dal regime siriano nel 2014, come risultato delle sue attività rivoluzionarie a Damasco e Ghuta Est. Oggi è la direttrice di "Release me", che supporta la riabilitazione delle sopravvissute siriane alla detenzione attraverso programmi di emancipazione politica, economica e sociale.

Tradotto da Lisa Elli per PeaceLink. Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
N.d.T.: Titolo originale: "Women in Syria’s Economy: A Feminist Review of Women’s Economic Empowerment Projects"

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