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Alfonso Navarra, attivista ecopacifista, si rivolge al Senato contro gli F35

Lettera di Alfonso Navarra alle Cittadine e ai Cittadini eletti al Senato della Repubblica

gli F35 non vanno bene nemmeno se ce li regalano: sono integrati nel sistema nucleare e quindi incostituzionali!
29 giugno 2013 - Laura Tussi

gli F35 non vanno bene nemmeno se ce li regalano: sono integrati nel sistema nucleare e quindi incostituzionali!

gli F35 non vanno bene nemmeno se ce li regalano: sono integrati nel sistema nucleare e quindi incostituzionali!

 

Cittadine e cittadini eletti al Senato della Repubblica,

state per votare, dopo i vostri colleghi della Camera (che, per la verità, ci pare abbiano deciso di non decidere), sugli F35 ed in particolare, per quello che abbiamo capito dalla stampa, vi pronunciate su una mozione, primo firmatario Felice Casson, che chiede di sospendere immediatamente il programma del loro onerosissimo acquisto.

Ma noi non vogliamo parlarvi di soldi, che pure è argomento che deve interessare (soprattutto quando la crisi li fa scarseggiare), bensì di più importanti questioni di principio.

Gli F35 - è l'invito che vi rivolgiamo - non dovremmo accettarli neanche se ce li regalassero e funzionassero senza problemi!

Il punto centrale è il seguente: vi sono sistemi d'arma che fanno irrimediabilmente a pugni con la nostra Carta costituzionale e gli F35 rientrano sicuramente tra questi.

Abbiamo tutti capito che questi cacciabombardieri, per i quali saranno aggiornate le atomiche B61 di Aviano e Ghedi (vedi quanto riportato nel file allegato), entreranno a fare parte della cosiddetta "condivisione nucleare" NATO e quindi - aggiungiamo noi - saranno preparati per il "first strike" ma soprattutto per il "first use".

Conoscete la differenza tra questi due concetti di tecnica militare attinenti alle dottrine ufficiali di impiego delle armi atomiche? Molti di voi, afflitti incolpevolmente dalla stessa disinformazione in cui viene tenuta la gente comune, probabilmente no.

Ma vi assicuriamo che la realtà a cui si riferiscono non è niente affatto rassicurante e meno che mai ragionevole.

Ragion di più per incamminarsi verso un modello di "difesa difensiva" separato da ogni organizzazione militare internazionale concepita, di fatto, in termini offensivi.

Ci sembra che la "mozione Casson" (chiamamola così per comodità) dia spazio a questa prospettiva quando propone, in alternativa agli F35, "una visione strategica della politica di difesa" a livello europeo, e di destinare, in Italia, "le somme risparmiate a investimenti pubblici riguardanti la tutela del territorio nazionale dal rischio idrogeologico, la tutela dei posti di lavoro e la sicurezza dei lavoratori".

L'"obbligo di difesa della Patria", a nostro avviso, può essere garantito da un "sistema" che:

- si limiti alla difesa dei confini nazionali (in attesa di una integrazione europea che adotti il "ripudio della guerra");

- comprenda una significativa componente non armata e nonviolenta;

- rifiuti le armi nucleari, ma anche tutti i sistemi di armi concepiti per attacchi in profondità "out of area" (come si dice nel gergo NATO);

- sia complementare con una politica estera non militarmente interventista ma ispirata alla sicurezza comune, al disarmo (a partire da quello euromediterraneo), alla cooperazione tra i popoli per il benessere ed i diritti umani.

Gli obiettori di coscienza alle spese nucleari e militari, insieme alle organizzazioni nonviolente "storiche" e a moltissimi gruppi pacifisti, lavorano e riflettono ormai da decenni su queste scelte di difesa alternativa: hanno contribuito a concretizzarle con le leggi e la pratica del servizio civile; e con le esperienze di gruppi di resistenza nonviolenti, ambasciate di pace e corpi civili di pace.

Il nostro Paese ha impegnato e continua ad impegnare soldati combattenti qua e là, in teatri di guerra, fingendo che stiano lì per accompagnare bambine e bambini a scuola. Riteniamo sia il caso di togliere le tende (specialmente dall’Afghanistan) per non gettare benzina sul fuoco dei conflitti. Cominciamo a costruirci, in collaborazione, se possibile, con la UE e con l’ONU, una funzione di Grande Arbitro: l’Italia dovrebbe essere vista in tutte le zone "calde" come un attore terzo, una "potenza di pace", considerata neutrale da tutti gli attori contendenti in modo da poter favorire mediazioni e riconciliazioni.

La nostra voce è bene che sia almeno ascoltata in audizioni parlamentari, così come normalmente fate con gli esponenti del complesso militare industriale.

Milano 28 giugno 2013

Alfonso Navarra – portavoce "Fermiamo chi scherza col fuoco atomico", della Campagna di obiezione di coscienza alle spese militari per la difesa popolare nonviolenta (www.osmdpn.it)

Il telefono dell'ufficio della Campagna OSM-DPN – sede in via Mario Pichi 1 – 20149 Milano -è lo 02-5810.1226 (chiamare i pomeriggi, escluso sabato e domenica, dalle 15.00 alle 19.00).

 

Le popolazioni lombarda e  friulana sono più da vicino coinvolte dalle armi atomiche B-61 in dotazione agli squadroni dell'aviazione americana ed impiegabili secondo il concetto NATO della condivisione nucleare. 

I pacifisti lombardi, a partire da Brescia e dintorni, con Ghedi, e friulani ,a partire da Pordenone con Aviano,  hanno più responsabilità dirette nella lotta per rispedire le armi atomiche al mittente americano. Ma il problema è, nella sua importanza, attualità ed urgenza, di tutti gli italiani ed europei, non possiamo fare i distratti su questo punto basilare.

 

Leggendo l'International Herald Tribune del 28 maggio 2013, sono stato colpito da un commento del direttore che, facendo i dovuti collegamenti e le dovute riflessioni che su essi possono essere innestate, mette in rapporto Aviano (e Ghedi) con il disarmo atomico mondiale.

L’editoriale si intitola “SPLURGING ON NUKES” (Sperperi sulle armi nucleari) e lo riporto nel file allegato  con una mia approssimativa traduzione (il mio inglese non è di alto livello!).

Va anche considerata, a completare il quadro,  una recente informativa del quotidiano inglese “The Guardian” (21 aprile 2013) sul riadattamento delle B61, per poterle utilizzare come armi teleguidate montate sui cacciabombardieri F-35, che riporto anche essa nel pezzo originale di Julian Borger –  tradotto alla meno peggio in italiano dall’inglese – e  nella sua citazione da un articolo di panorama.it.

 La vicenda può essere riassunta nel seguente modo (non la faccio tanto lunga!):

1- Si stanno ammodernando con oltre 10 miliardi di dollari le B-61 a Ghedi (20) e ad Aviano (50) con testate nucleari adatte al trasporto degli F-35.

2- I repubblicani del congresso USA ratificano il "New START" (Trattato per la riduzione delle armi strategiche) solo perché Obama ha stanziato 80 miliardi di dollari per l'ammodernamento dell'arsenale nucleare strategico e tattico.

3- Ma a questo punto sono i russi, già irritati per il sistema antimissile in Polonia e Romania (quello che i cechi hanno rifiutato grazie ad una potente mobilitazione popolare), prendendo spunto dall'ammodernamento delle "tattiche" in Europa, a fare problemi sulla entrata in vigore del Trattato in questione minacciando una possibile disdetta.

Ogni tanto infatti da Mosca, a varie riprese, ed anche il groviglio siriano e mediorientale è complice in questo,  giungono dichiarazioni sulla possibile uscita dall'accordo con gli USA  perché la Russia vede nelle mosse americane non dei comportamenti distensivi ma al contrario minacciosi (e questo aspetto  anche l'editoriale dell'IHT lo mette in rilievo).

Basta visitare il sito di "Russia Oggi" (www.russiaoggi.it) per trovare molti articoli preoccupati in questo senso, sottolineanti come la “buona volontà russa” venga sistematicamente frustrata da fattori che non favoriscono la partecipazione di Mosca alla lotta per l'azzeramento delle armi nucleari.“

 

Chiariamo brevemente, già che ci siamo, la situazione dei Trattati tra USA e Russia: il Trattato sulla limitazione dei sistemi balistici è del 1972; l'Accordo provvisorio sulla limitazione delle armi offensive strategiche (SALT 1) è dello stesso anno; il Trattato sui missili europei a medio raggio (INF) – ricordate i Cruise di Comiso? - è del 1987; il Trattato sulla riduzione e sulla  limitazione delle armi offensive strategiche e quello sulla ulteriore riduzione e limitazione di tali armi (START 1 stipulato nel 1991 e venuto a scadenza nel 2009, e START II, 1993 non entrato in vigore e di fatto superato dal trattato SORT del 2002) sono ora ricompresi nel New Start del 2010 di cui ci stiamo occupando, che avrebbe durata decennale.

 

Albert Einstein disse a suo tempo che "o avremmo eliminato le armi atomiche o queste avrebbero finito per eliminare l'umanità".

Il New Start non porta alla cancellazione totale degli ordigni perché fissa solo dei limiti (ad es. il tetto di 1.550 tra testate e bombe nucleari), ma è pur sempre un passo avanti da non disprezzare.

Stiamo giustamente protestando contro il programma di acquisto degli F35 perché, oltretutto, li consideriamo uno spreco inaccettabile in un momento di scarsità di risorse e di crescente ingiustizia sociale aggravate dalla crisi economica in atto.

A maggior ragione non dobbiamo permettere ordigni nucleari sul nostro territorio e ancor più non permettere che vengano sostituite le vecchie bombe atomiche con munizioni più moderne adattate alle missioni degli F35.

Dobbiamo, come Paese che "ripudia la guerra" e che quindi si impegna – questa è la corretta interpretazione della Costituzione -  per la difesa armata solo dei propri confini, rispettare il Trattato di non proliferazione nucleare, che prevede l'impegno a non ospitare ordigni nucleari sul proprio territorio.

 

Il sottoscritto, insieme ai miei compagni di studio, ma soprattutto di azione e resistenza nonviolenta, da via Pichi a Milano (la Campagna OSM-DPN in particolare con la sua articolazione “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico), con la collaborazione dell'Associazione Energia Felice (ARCI), siamo pronti ad aiutare e sostenere chiunque in ogni sede sollevi la questione ed intenda battersi per risolverla una volta per tutte.

 

Siamo a conoscenza che è stata presentata alla Camera dei Deputati una mozione, firmata da SEL, dal M5S e da 14 deputati del PD, che chiede l’uscita dell’Italia dal programma Joint Strike Fighter (JSF) e la destinazione della somma risparmiata ad investimenti pubblici indirizzati a bisogni sociali di vario tipo.

Ma abbiamo l’impressione che l’approccio sia troppo semplicistico, concentrato sullo sperpero economico, come se l’F35 sia solo una specie di Ponte sullo Stretto, una “grande opera” imposta dall’alto, troppo costosa e del tutto inutile da ogni punto di vista.

A nostro parere andrebbero invece sviluppati proprio i punti che nella mozione citata sono appena sfiorati: partire, appunto  da una “attenta ridefinizione del modello di difesa italiano”, che non può non tenere conto dei compiti rigorosamente difensivi ad esso assegnati dalla nostra Costituzione.

All’interno di questa cornice andrebbe inserita la cruciale questione delle bombe atomiche americane in Italia: lo sforzo del Parlamento si rivolgerebbe così, in modo più appropriato rispetto alle critiche tecniche di dettaglio, verso le tematiche di più ampio valore politico-strategico per una politica di disarmo e di pace.

 

 

Alfonso Navarra - vicepresidente Associazione Energia Felice (ARCI)

 

(Il mio cellulare personale è il 340-0878893

 

Il telefono dell'ufficio della Campagna OSM-DPN è lo 02-50101226 (chiamare i pomeriggi, escluso sabato e domenica, dalle 15.00 alle 19.00).

  

Documentazione nel file allegato (editoriale International Herald Tribune con traduzione, articolo di The Guardian con traduzione, articolo Panorama.it)

 

International Herald Tribune – Tuesday, May 28, 2013

 

 SPLURGING ON NUKES

 

The United States has about 180 B61 gravity nuclear bombs based in Europe. They are the detritus of the Cold War, tactical weapons deployed to protect NATO allies from the once feared Soviet advantage in conventional arms.

 

But the Cold War is long over, and no American military commander can conceive of their ever being used. Even so, President Obama has put $ 537 million in his 2014 budget proposal to upgrade these bombs. When all is said and done, experts say, the cost of the rebuilding program is expected to total around $ 10 billion - $ 4 billion more than earlier projection - and yield an estimated 400 weapons, fitted with new guided tail kits so that they are more reliable and accurate then the current ones.

 

This is a nonsensical decision, not least because it is at odds with Mr Obama's own vision. In a seminal speach in Prague 2009 and a strategy rewiew in 2010, Mr Obama advocated the long term goal of a world without nuclear arms and promised to reduce America's reliance on them. He also promised not to field a new and improved warhead.

 

But the B61 upgrade would sent the wrong signal while Mr Obama is trying to draw Russia into a new round of nuclear reduction talks. Even if there is a case to be made for keeping the bombs in Europe as a sign of America's committment to NATO, many experts doubt that the B61 warheads need to be rebuilt now, if at all. Governement financed nuclear labs have a rigorous program for testing them to make sure they still work.

 

Mr Obama's profligacy apparently has it roots in 2010. That is when the president made a Faustian bargain with Senate Republicans who demanded that he invest more than $ 80 billion in the nuclear labs as a condition of their allowing the New Start arms reduction traty with Russia to be approved.  It is a mystery why he would feel bound by this committment at the time when Republicans have obstructed him at every turn on those needs.

 

In addition to overspending on warheads, Mr Obama has cut the Global Threat Initiative Program, which reduces and protects from terrorism vulnerable nuclear material at sutes worldwide, by 15 percent from 2013 levels. His budget is being rewritten by Congress, but the nuclear area it is  a disappointing, and befuddling. measure of his priorities.

 

Sperperi su armi nucleari

 

Gli Stati Uniti hanno circa 180 bombe nucleari a gravità  B61 stanziate in Europa. Sono i detriti della guerra fredda, le armi tattiche impiegate per proteggere gli alleati della NATO dall'allora temuto vantaggio sovietico sulle armi convenzionali.

Ma la Guerra Fredda è finita da un pezzo, e nessun comandante militare americano può nemmeno concepire che queste bombe siano mai utilizzate. Anche così, il presidente Obama ha messo 537 milioni dollari  nella  sua proposta di bilancio del 2014 per aggiornare queste bombe. Quando tutto sarà portato a compimento, dicono gli esperti, il costo del programma di ricostruzione è stimato in complessivi circa $ 10 miliardi di dollari - 4000 milioni dollari più della proiezione effettuata in precedenza - e produrrà circa 400 armi, dotate di nuovi kit per la guida di coda in modo che siano più affidabili e precisi di quelle attuali.

Si tratta di una decisione assurda, anche perché è in contrasto con la stessa propria visione di Obama. In un determinante discorso a Praga nel 2009 e nella revisione strategica del 2010, Obama ha sostenuto l'obiettivo a lungo termine di un mondo senza armi nucleari e ha promesso di ridurre la dipendenza dell'America dalla loro detenzione. Ha anche promesso di non mettere in campo una nuova generazione di testate. Ma l'aggiornamento delle B61 invia un segnale sbagliato, mentre Obama sta cercando di attirare la Russia in un nuovo round di colloqui per la riduzione dell'armamento nucleare. Anche considerando che potrebbe essere utile mantenere le bombe in Europa come segno di impegno dell'America per la NATO, molti esperti dubitano che le testate B61  siano da ricostruire proprio in questo momento, se non proprio mai. I laboratori nucleari finanziati dal governo hanno un rigoroso programma per testarle allo scopo di assicurarsi che funzionino ancora.

La prodigalità scriteriata di Obama a quanto pare ha le sue radici nel 2010. Cioè quando il presidente ha fatto un "patto faustiano" con i repubblicani al Senato, che gli ha chiesto di investire più di $ 80 miliardi nei laboratori nucleari come condizione dell'assenso al New Start  con la Russia. E 'un mistero il perché il presidente si sarebbe sentito vincolato a tale impegno nel momento in cui i repubblicani lo hanno ostacolato ogni volta su tali esigenze.

Oltre alle spese eccessive per le testate, Obama ha tagliato del 15 per cento dai livelli

del 2013 il Global Program Threat Initiative, che riduce e protegge dal terrorismo il materiale nucleare vulnerabile collocato nei vari siti disseminati a livello mondiale. Il suo bilancio è stato riscritto dal Congresso, ma il capitolo nucleare è una delusione, perché offre una visione confusa delle sue priorità.

 

 

Series: Guardian Weekly 2010 in review

Obama accused of nuclear U-turn as guided weapons plan emerges

Plan to spend $10bn on updating nuclear bombs goes against 2010 pledge not to deploy new weapons, say critics

Nearly 200 B61 gravity bombs would be given new tail fins that would turn them into guided weapons delivered by stealth F35 fighter-bombers. Photograph: EPA

Barack Obama has been accused of reneging on his disarmament pledges after it emerged the administration was planning to spend billions on upgrading nuclear bombs stored in Europe to make the weapons more reliable and accurate.

Under the plan, nearly 200 B61 gravity bombs stockpiled in Belgium, the Netherlands, Germany, Italy and Turkey would be given new tail fins that would turn them into guided weapons that could be delivered by stealth F35 fighter-bombers.

"This will be a significant upgrade of the US nuclear capability in Europe," said Hans Kristensen, a nuclear weapons expert at the Federation of Nuclear Scientists. "It flies directly in the face of the pledges Obama made in 2010 that he would not deploy new weapons."

In its Nuclear Posture Review in 2010, the US undertook to do reduce the role and numbers of its nuclear weapons, in part by not developing new nuclear warheads, and pledging it would not "support new military missions or provide for new military capabilities".

According to newly published budget figures, the US will spend about $10bn (£6.5bn) on a life extension programme for the B61 bombs, and another $1bn on adding controllable tail fins. Kristensen said the tail kit would give the B61 new capabilities, once some of the upgraded weapons were deployed as scheduled in Europe in 2019 or 2020.

"What will be going back to Europe will be a guided nuclear bomb," he said. "Especially when you combine it with F35 with stealth characteristics, that expands the targets you can hold at risk from Europe, because by placing the explosion closer to the target you can choose a lower explosive yield. That is very important as there is less radioactive fallout. For many people this is a great concern because it means making nuclear weapons more 'usable'."

The new B61 Mk12 will be a 50 kilotonne weapon, like most of the "tactical" nuclear bombs currently in Europe. The bigger, strategic versions of the B61, stockpiled in the US, would be discontinued. Some European countries, led by Germany, have attempted to get the American B61 bombs withdrawn from Europe on the grounds they serve no military purpose following the end of the cold war and that they represent a security risk because of the possibility of their theft by terrorists. But some eastern European states have resisted their withdrawal, fearing it would show a weakening of US commitment to defend them against Russia.

US administration officials say the addition of tail fins to the bomb does not represent a significant change in its mission and therefore does not break the 2010 pledge. They insist that Obama remains committed to the disarmament agenda he outlined in a 2009 landmark speech in Prague, in which he promised to work towards a world free of nuclear weapons.

Since then, the US signed the new Start treaty with Russia, limiting both sides' strategic arsenals to 1,550 deployed warheads each. This spring, Obama was expected to make a speech outlining proposals to make further cuts to about 1,100 warheads. But US officials have said the crisis over North Korea and the time needed to install a second-term national security team have delayed the speech.

Obama's national security adviser, Tom Donilon, went to Moscow earlier this month to deliver a message from the president to his Russian counterpart, Vladimir Putin, which included proposals to cut the two countries' nuclear arsenals and finding a compromise in the long-running dispute over US plans for a missile defence system in Europe. Sources familiar with the talks described the Russian response as positive. Obama and Putin are to meet at the G8 meeting at Lough Erne in Northern Ireland in June, but it is unclear whether the new nuclear weapons cuts will be ready by then.

Joseph Cirincione, the president of the Ploughshares Fund, an arms control pressure group, said the B61 modernisation plans were largely driven by domestic political considerations but risked sending mixed messages to Russia at a time when Washington and Moscow needed to strike a deal.

"I'm convinced the president wants to the continue his efforts to reform US nuclear policy," Cirincione said. "But the administration had a schizoid approach on this issue. They believe they have to buy off legislators with billions of dollars in expenditure in their states in order to get votes for arms control measures later.

"The billions of dollars we are lavishing on the B61 is criminal. This is billions of dollars spent on a weapon whose mission evaporated at the end of the cold war. It's clearly aimed at buying senators' votes."

• This article was amended on 23 April 2013 to clarify that Hans Kristensen said the B61 tail kit would give the weapon new capabilities, but not that it would give it a new mission.

The Guardian, Domenica 21 aprile 2013

Obama accusato di inversione ad U sul nucleare nel momento in cui emergono progetti di armi guidate

Il piano di spendere 10 miliardi di dollari per l'aggiornamento bombe nucleari va contro l'impegno preso nel 2010 di non schierare nuove armi, dicono i critici

Julian Borger, redattore diplomatico


Quasi 200 B61 bombe gravitazionali avrebbero ricevuto nuove alette di coda che li trasformano in armi guidate per cacciabombardieri Stealth F35 . Foto: EPA


Barack Obama è stato accusato di rinnegare i suoi impegni di disarmo dopo che è emerso l'amministrazione aveva intenzione di spendere miliardi per ammodernare le bombe nucleari immagazzinate in Europa al fine di rendere le armi più affidabili e precise.

Secondo il piano, quasi 200 bombe B61 a gravità stoccate in Belgio, Paesi Bassi, Germania, Italia e Turchia saranno dotate di nuovi alette di coda che li trasformano in armi guidate che possono essere trasportate da  cacciabombardieri Stealth F35.

"Questo sarà un importante aggiornamento della capacità nucleare degli Stati Uniti in Europa", ha dichiarato Hans Kristensen, un esperto di armi nucleari alla Federazione degli scienziati nucleari. "Obama smentisce clamorosamente le promesse che ha fatto nel 2010 che non avrebbe schierato nuove armi."

Nella loro Nuclear Posture Review del 2010, gli Stati Uniti si erano impegnati a fare ridurre il ruolo e il numero delle loro armi nucleari, in parte non sviluppando nuove testate nucleari, e promettendo che esse non  "sosterrebbero nuove missioni militari o prevederebbero nuove capacità militari".

Secondo i dati di bilancio appena pubblicati, gli Stati Uniti vanno a  spendere circa 10 miliardi di dollari (£ 6,5 miliardi) in un programma di estensione della vita per le bombe B61, e un altro 1 miliardo di dollari per l' aggiunta di alette di coda controllabili. Kristensen ha detto che il kit di coda darebbe alle B61 nuove funzionalità, una volta che alcune delle armi in più aggiornate saranno impiegate come previsto in Europa nel 2019 o 2020.

"Quello che ci troveremo in Europa sarà una bomba nucleare guidata," ha detto. "Soprattutto quando si combinano con F35 con caratteristiche stealth, che aumentano gli obiettivi che potete tenere a rischio dall'Europa, perché mettendo l'esplosione più vicino alla destinazione, è possibile scegliere un rendimento inferiore di esplosione. Questo è molto importante in quanto vi è meno  fallout radioattivo. Per molte persone questa è una grande preoccupazione perché significa rendere le armi nucleari più 'usabili' ".

Il nuovo B61 Mk12 sarà un'arma 50 kilotoni, come la maggior parte delle bombe nucleari "tattiche" attualmente in Europa. Le versioni più grandi, strategiche del B61, stoccate negli Stati Uniti, sarebbero interrotte. Alcuni paesi europei, guidati dalla Germania, hanno tentato di ottenere dall'America il ritiro delle B61 dall'Europa per il fatto che non hanno alcuna finalità militare dopo la fine della guerra fredda e che rappresentano un rischio per la sicurezza a causa della possibilità del loro furto da parte di terroristi . Ma alcuni stati dell'Europa orientale hanno resistito al loro ritiro, temendo che avrebbe mostrato un indebolimento dell'impegno degli Stati Uniti per difenderli contro la Russia.

Funziona
ri dell'amministrazione degli Stati Uniti dicono che l'aggiunta  delle pinne alla coda per la bomba non rappresenta un cambiamento significativo nella sua missione e quindi non rompe l'impegno del 2010. Essi insistono sul fatto che Obama resta impegnato per l'agenda del disarmo che ha delineato in un discorso del 2009 (il discorso di Praga), in cui ha promesso di lavorare per un mondo libero dalle armi nucleari.

Da allora, gli Stati Uniti hanno firmato il nuovo Trattato START con la Russia,  che limita gli arsenali strategici delle due parti al tetto di 1.550 testate nucleari dispiegate da ciascuna. Questa primavera, Obama avrebbe dovuto fare un discorso che delinea proposte per apportare ulteriori tagli onde raggiungere il tetto di circa 1.100 testate. Ma i funzionari degli Stati Uniti hanno detto che il discorso è stato ritardato per la crisi in Corea del Nord e il tempo necessario per installare un team di sicurezza nazionale.

Il Consigliere per la sicurezza  nazionale di Obama, Tom Donilon, è andato a Mosca all'inizio di questo mese per consegnare un messaggio del presidente al suo omologo russo, Vladimir Putin, che ha incluso le proposte per ridurre gli arsenali nucleari dei due paesi e trovare un compromesso nella lunga disputa relativa ai piani USA per un sistema di difesa missilistica in Europa. Fonti vicine alle trattative hanno descritto la risposta russa come positive. Obama e Putin si incontreranno in occasione della riunione del G8 a Lough Erne in Irlanda del Nord nel mese di giugno, ma non è chiaro se i nuovi tagli di armi nucleari saranno pronti per allora.

Joseph Cirincione, il presidente del Fondo Ploughshares, un gruppo di pressione per il controllo degli armamenti, ha detto che i piani di modernizzazione B61 sono stati in gran parte determinata da considerazioni di politica interna, ma hanno rischiato l'invio di messaggi ambigui in Russia in un momento in cui Washington e Mosca hanno bisogno di trovare un accordo.

"Sono convinto che il presidente vuole continuare i suoi sforzi per riformare la politica nucleare degli Stati Uniti", ha detto Cirincione. "Ma l'amministrazione ha avuto un approccio schizoide sulla questione. Essi credono di dovere prima comprare i legislatori con miliardi di dollari di spesa nei loro Stati, al fine di ottenere più tardi i voti permisure di controllo sugli  armamenti.

"E' un fatto criminale che stiamo profondendo miliardi di dollari sul B61 . Si tratta di miliardi di dollari spesi per un'arma la cui missione era già evaporata alla fine della guerra fredda. La scelta è chiaramente rivolta a comprare voti dei senatori".

• Questo articolo è stato modificato il 23 aprile 2013, per chiarire che Hans Kristensen ha detto che il kit di coda B61 avrebbe dato l'arma nuove capacità, ma non che avrebbe dato una nuova missione.

 

 

 

da panorama.it  - 23 aprile 2013 - 18:00

ARMI NUCLEARI ANCHE IN ITALIA. COME, DOVE E PERCHÉ

Il Pentagono sta per investire 11 miliardi di dollari per ammodernare gli ordigni nucleari presenti in Europa. Si tratterebbe della conferma della presenza di atomiche anche in Italia

La notizia lanciata dal quotidiano britannico Guardian secondo cui il Pentagono si appresterebbe ad ammodernare ben 200 ordigni nucleari B-61, è di quelle che devono far riflettere. Soprattutto se questi ordigni nucleari si trovano anche in Italia. Sì, in Italia. Il nostro Paese, infatti, all’interno di un accordo segreto con gli Stati Uniti che risale alla Guerra Fredda e che sarebbe stato rinnovato nel 2001, ospita un numero imprecisato di ordigni nucleari. Il nome in codice del progetto di difesa nucleare è “Stone Axe” (Ascia di Pietra).

Nel rapporto “Us nuclear weapons in Europe” redatto nel 2005 dall’analista statunitense Hans Kristensen del Natural Resources Defence Council di Washington, si parla di 90 testate allocate in Italia. Dato che contrasta con il numero totale di ordigni riferito dalle fonti britanniche: secondo l’analista, infatti, le bombe nucleari presenti in Europa non sarebbero 200 bensì 481, più del doppio.

L’accordo segreto con l’Italia s’insinua tra le pieghe dei Trattati di non proliferazione nucleare (1968), nonostante questi prevedano di “non ricevere il trasferimento […] di armi o il controllo su tali armi nucleari, direttamente o indirettamente”. Più precisamente, si riferisce alla “condivisione nucleare”, concetto politico cui hanno aderito i Paesi membri dell’Alleanza Atlantica, che prevede la possibilità di impiegare armi nucleari per prevenire un attacco imminente o potenziale o per evitare che altri Paesi possano dotarsi di capacità nucleare militare. La “condivisione nucleare” è frutto delle riflessioni che seguirono alla riunificazione della Germania e che dovevano dare un nuovo ordine ai rapporti di forza tra le potenze nel dopo-Guerra Fredda. Scrive Kristensen nel febbraio 2005: “I piani d’attacco della NATO prevedono il lancio eventuale di B-61 contro obiettivi in Russia o in Paesi del Medio Oriente come Siria e Iran”.

Dove sono le bombe nucleari americane in Europa?

L’Europa, in seguito, decise di collaborare con gli USA nella rimozione delle testate nucleari, avendo il potere di richiederne la dismissione. Così fecero Danimarca, Islanda e Grecia. Ad oggi, però, le bombe statunitensi sono ancora conservate in Belgio, nei Paesi Bassi, in Italia, in Turchia e nella stessa Germania. Lo scopo? Mantenere un peso strategico rilevante negli equilibri internazionali.

Tutte le armi allocate in Europa sono bombe da caduta di fabbricazione statunitense, del tipo B61. Le 90 atomiche presenti in Italia si trovano nelle basi militari di Aviano, in provincia di Pordenone (50) e di Ghedi di Torre, in provincia di Brescia (40). Sono di tre modelli: B 61-3, B 61-4 e B61-10. Il primo modello ha una capacità di 107 kiloton, che significa una potenza dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima, mentre il secondo ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton. 

In Germania vi sarebbe il numero maggiore di ordigni, 150, ripartiti in tre basi aeree: Ramstein, Buchel e Norvenich. In Belgio ve ne sarebbero 20, a Kleine Broggle, e altre 20 nei Paesi Bassi, a Volkel. La Turchia ospita 90 bombe, lo stesso numero dell’Italia, pressoché tutte a Incirlik. Ma vi sarebbero altre due basi operative, ad Akinci e Balikesir.

Le armi nucleari adattate per i cacciabombardieri F-35

La notizia del Guardian, comunque, era un’altra. E cioè che questi ordigni oggi debbono essere manutenuti e riadattati, per poterle utilizzare come armi teleguidate montate sui cacciabombardieri F-35, proprio quei costosissimi aerei che il governo italiano ha recentemente acquistato dagli USA (Lockheed Martin) e che rientrano nell’imponente programma “Joint Strike Fighter” di rinnovamento del parco velivoli da guerra, per gli Stati Uniti e i suoi alleati. Per l’Italia, l’accordo prevedeva inizialmente l’acquisto di oltre un centinaio di F-35 per sostituire gli Amx e i Tornado dell’Aeronautica e gli Harrier della Marina. Numerose polemiche erano seguite alla notizia che i costi si aggiravano intorno ai 16 miliardi (quasi 200 milioni a pezzo) e che, soprattutto, sarebbero vulnerabili ai fulmini. Ma questa è un’altra storia.

L’investimento del Pentagono

Ciò detto, il Pentagono si appresterebbe ora a investire 11 miliardi di dollari per ammodernare queste testate nucleari europee B-61, con nuove alette di coda da comandare a distanza. Se la notizia fosse vera, sarebbe non solo la conferma implicita della presenza di tali armi nucleari in Europa ma smentirebbe quanto dichiarato da Obama nel 2010, all’epoca in cui ribadì che non avrebbe più sviluppato nuove armi.

Del resto, come si legge in un file classificato come “confidenziale” dell’ambasciata USA e diretto al Dipartimento di Stato a Berlino l’11 novembre 2009, “il ritiro delle armi nucleari dalla Germania e forse da Belgio e Olanda potrebbe rendere politicamente molto difficile per la Turchia mantenere il suo arsenale, essendo ancora convinta della sua necessità”. Dunque, pare di capire, la posizione NATO è la seguente: finché in Medio Oriente ci sarà la minaccia iraniana, le bombe in Europa per il momento restano. Se ne parlerà al prossimo G8 di giugno?

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