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Un messaggio alle famiglie Agliana, Cupertino e Stefio

Per salvare gli ostaggi: chiedere per gli altri ciò che si chiede per se stessi

Questa è la presa di posizione firmata da alcuni tarantini dopo un ampio dibattito svoltosi il 28 aprile dopo la presentazione dell'Annuario della Pace.
29 aprile 2004 - Alessandro Marescotti

Più di mille morti, tra militari, civili e bambini. Pesante il tributo dei militari italiani. Tre connazionali in ostaggio. Uno assassinato freddamente. Il terrorismo che dilaga.

E continuano a parlare di mantenimento della pace.

Questa guerra non ci è mai piaciuta.

Noi, cittadini preoccupati dell'odio dilagante, chiediamo che prevalga una scelta per la pace e per la vita.

Siamo vicini alle famiglie degli ostaggi. Ne condividiamo le ansie e le speranze. Abbiamo visto attorno a loro unirsi gli italiani. Una commossa manifestazione si è raccolta a Roma al seguito di una lunghissima bandiera arcobaleno.

E' stata l'espressione solenne e spontanea di una volontà di pace che è nettamente prevalente nel popolo italiano. E' difficile trovare consenso attorno a scelte militari che hanno portato solo morte e distruzione, terrorismo e povertà, sofferenze e dolore. Viceversa il popolo italiano sta prendendo coscienza che questa guerra - avviata in violazione del diritto internazionale - è un'avventura senza ritorno, che il Papa ha denunciato e che una vasta maggioranza dell'opinione pubblica mondiale ha avversato.

Le nostre bandiere della pace in queste ore stanno mandando un messaggio forte in Iraq, dove la popolazione vive - dalla parte opposta e sotto i bombardamenti americani - le stesse angosce delle famiglie Agliana, Cupertino e Stefio.

Nutriamo dubbi su chi si arruola nei corpi paramilitari privati, ma la difesa della loro vita in questo momento ci sta più a cuore di qualunque altra considerazione.

Umilmente e lasciando alle famiglie degli ostaggi la responsabilità per le scelte che ritengono le più opportune, riteniamo di aggiungere una considerazione che valutiamo fondamentale: occorre fare forse ancora un passo in avanti chiedendo la fine degli attacchi militari sull'Iraq che tanti morti mietono fra la popolazione civile.
Per sperare nella liberazione degli ostaggi italiani occorre avere il coraggio di battersi per la salvezza di quegli irakeni che sono oggi "ostaggi della guerra". Questo diciamo alle famiglie Agliana, Cupertino e Stefio: un destino comune unisce i loro figli e tanti di irakeni a rischio di vita. Questo destino comune è la pace. La salvezza non possiamo chiederla solo per i nostri. La salvezza va chiesta per tutti, a partire dai nostri ma senza scordare gli altri. Questa è la pace, volere per il prossimo ciò che noi vogliamo per noi stessi. Pace come rispetto della vita: per tutti. Pace come cessazione delle violenze: da ogni parte. Pace come autodeterminazione del popolo iracheno: perché il colonialismo non ritorni mai più.
Pace!

Mimmo Battista
Giuseppe Caso
Rocco Castria
Cosimo Cazzato
Teresa D'Assisi
Loredana Flore
Alessandro Marescotti
Giovanni Matichecchia
Carla Motolese
Maria Zaccaria

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