Il pacifismo: delegittimato e sotto assedio
Rispetto a sessanta anni fa va notato che l’assedio posto al pacifismo non proviene dalla destra militarista ma dalla sinistra con l’elmetto, quella governativa. Siamo stati delegittimati non dai nostri avversari ma dai nostri “amici”. È stata la sinistra – che un tempo marciava contro gli euromissili – ad abbandonare e poi a isolare il movimento che si opponeva alla guerra in Afghanistan. Il movimento pacifista è stato sabotato dall’interno. Ci chiedevano una legittimazione della guerra per i diritti umani. È stata usata una raffinata retorica (i partigiani che facevano la guerra contro Hitler e Mussolini) e sono stati resuscitati anche temi cari al colonialismo (ricordiamoci che Giolitti e Mussolini andavano in Africa per “liberare gli schiavi”). In nome dei diritti umani ci hanno chiesto di rinunciare alla bandiera della pace e ci hanno proposto un elmetto umanitario. Sembrava che il mondo dovesse essere rimesso a posto con missioni militari altruistiche e che chiunque si opponesse a questo altruismo con le stellette fosse insensibile ai valori della libertà.
Il tradimento della sinistra è durato più di vent’anni e ha scolpito coscienze nuove, ha sfigurato l’identità di quella che un tempo era l’Italia progressista e pacifica.
Pasolini direbbe che una parte dell’Italia è stata sfregiata e bruttata per sempre. Era l’Italia dei nostri padri e dei nostri nonni, quella che la guerra l’aveva patita e per questo condannata per sempre.
Ci è stata chiesta l’abiura. Un’abiura ai nostri valori giovanili, e tutto questo per la loro carriera politica. È avvenuta una cosa così vergognosa sotto il profilo etico che è difficile persino scriverne.
Il tradimento è passato dal terreno della pace a quello ambientale e qui la sinistra in carriera ha fatto il resto dei suoi disastri. Molti di noi si sono dovuti riconvertire da pacifisti a ecologisti per difendere i territori e la salute, io stesso l’ho fatto per il caso ILVA.
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